Autismo, secondo IDO nasce da disorganizzazione affettivo corporea

“L’autismo è evidenziabile nei primi mesi di vita e nasce da una disorganizzazione affettivo corporea. È dimostrato dalle Neuroscienze e da tutte le teorie evolutive che l’approccio terapeutico al disturbo debba, infatti, partire da lì”. È questa la premessa contenuta nell’ultimo articolo dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), dal titolo ‘I principi teorici della terapia centrata sul corpo per promuovere la sintonizzazione affettiva nei bambini con disturbo dello spettro autistico’, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Journal of Behavioral and Brain Science (testo tradotto). “Le difficoltà che il bambino con autismo incontra nell’imitare, nell’adattare il suo movimento all’esterno, nel comprendere le intenzioni altrui e nell’entrare empaticamente nel vissuto degli altri dipendono proprio dalla dimensione affettivo corporea- sottolinea Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie-, da cui scaturiscono successivamente tutte le altre atipie”

All’interno di questo articolo la psicoterapeuta dell’età evolutiva ha raccolto gli studi che consentono di offrire un quadro della complessità dello sviluppo. “Il nostro approccio terapeutico è scientificamente dimostrato da tutte le recentissime teorie- sottolinea Di Renzo- anche i cognitivisti di seconda generazione hanno superato il paradigma teorico di prima generazione basato esclusivamente sull’assetto cognitivo. Le attuali teorie cognitive tendono, infatti, a ridare centralità alla complessità dello sviluppo, e quindi alla dimensione affettiva- rileva la psicoterapeuta- purtroppo però c’è sempre un grande gap tra la teoria e la pratica perché, nonostante i nuovi paradigmi cognitivi siano andati oltre, si fatica a fare entrare i nuovi concetti nella pratica”.
IL PROGETTO TARTARUGA – Nell’approccio evolutivo italiano Tartaruga dell’IdO il fulcro dell’intervento è costituito dalla relazione corporea con il bambino che coinvolge anche i genitori in setting individuali e\o di gruppo. “Questo tipo di trattamento richiede una competenza del terapeuta sia nell’ambito delle teorie dello sviluppo, per poter tarare l’intervento in base al livello evolutivo del bambino, che nell’ambito della sfera relazionale, per poter contenere le angosce, le frustrazioni, gli attacchi al legame, le bizzarrie comportamentali che costellano l’intervento anche con i genitori. Il genitore- chiarisce la psicoterapeuta dell’età evolutiva- deve essere aiutato a sintonizzarsi con un bambino che è atipico, che non attiva la responsività. La capacità di sintonizzazione della madre può essere riattivata se il terapeuta riesce a rendere interpretabili per lei i comportamenti del bambino”. L’obiettivo fondamentale, continua Di Renzo, è “aiutare i genitori a interpretare le atipie del bambino per crea re un’attenzione condivisa che possa costituire la base per una prima forma di comunicazione. Perché ciò accada è necessario che l’adulto di riferimento non rifiuti i comportamenti disfunzionali del bambino, come avviene con l’uso delle tecniche comportamentali, ma li accolga e li trasformi per dare il via alla sintonizzazione”. Nel modello Tartaruga viene privilegiata la terapia diadica proprio per consentire “una nuova forma di relazionalità che aiuti il bambino a vivere la dipendenza in una nuova forma e lo motivi ad apprendere nuovi schemi di comunicazione. A differenza di quanto accade in altri approcci di terapia diadica, il terapeuta dell’IdO è attivo nell’interazione, è un compagno vivo che si pone come un facilitatore della comunicazione aiutando ciascuna coppia madre-bambino a tollerare le inevitabili frustrazioni che vengono a crearsi per la difficoltà a trovare una sintonia”.
LE RICERCHE DELL’IDO – L’IdO ha condotto alcune ricerche per dimostrare quanto sia determinante la dimensione affettivo-corporea nella strutturazione del disturbo autistico e quanto sia prioritaria rispetto al deficit cognitivo. In un campione di 49 bambini autistici è stato isolato attraverso la nuova batteria di test TULIP – che misura con il gold test Ados la gravità della sintomatologia, con la scala Leiter-R il Quoziente Intellettivo (QI), con il Test di Meltzoff sulla Understanding of intention (Uoi) la capacita di comprendere le altrui intenzioni, e infine con il Test del contagio emotivo (Tce) la presenza dei precursori dell’empatia – un gruppo di bambini che, a prescindere dal punteggio Ados, presentavano una migliore capacità di comprendere le intenzioni e le emozioni dell’altro. “Monitorando questo gruppo in 4 anni di terapia con l’approccio evolutivo Tartaruga, si è evidenziato che i risultati sono stati significativamente migliori già a partire dalla fine del secondo anno- afferma Di Renzo- ris petto a quei bambini che avevano dato esito peggiore ai test del nuovo protocollo dell’IdO. TULIP mette in evidenza che il principale ostacolo all’evoluzione è determinato dalla mancanza o carenza dei meccanismi elementari di sintonizzazione evidenziati attraverso i test Uoi e Tce”.
Per valutare l’efficacia dell’approccio evolutivo Tartaruga, l’IdO ha condotto una ricerca su un campione di 80 bambini autistici dai 3 ai 15 anni monitorati durante 4 anni di terapia. Alla fine dei 4 anni il 39% e’ uscito dai criteri Ados di autismo. In un’altra ricerca, in via di pubblicazione, condotta su un campione di 32 bambini piccoli sotto i 5 anni i risultati hanno evidenziato dopo 2 anni di terapia un’uscita dall’autismo, secondo il punteggio Ados, per il 45% del campione: 14 bambini su 32”. Il dato significativo è, inoltre, “nell’aumento del punteggio QI nella maggior parte dei bambini- conclude Di Renzo- a dimostrazione del fatto che l’abbassamento delle difese e una maggiore apertura al mondo, realizzate attraverso la relazione corporea, hanno reso possibile un miglior uso del potenziale cognitivo”.