Gli effetti placebo/nocebo derivanti dalla conoscenza epigenetica

Dr. Massimo Agnoletti

Psicologo

Dottore di ricerca

Esperto di stress e
Psicologia positiva

Titolare del Centro di Benessere Psicologico

Favaro Veneto (VE)

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Abstract

Epigenetics Biology and Epigenetic Psychology study the impacts on selective expression of genetic information and therefore on our longevity and quality of life.
Scientific findings concerning epigenetic impact of various activities and experiences, in particular their psychological aspects, when they are spread culturally on the population inevitably produce Placebo/Nocebo effects that must be studied to optimize media communication and therapies proposed by health professionals
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La Biologia Epigenetica e la Psicologia Epigenetica studiano gli impatti sulla selettiva espressione delle informazioni genetiche e quindi sulla nostra longevità e qualità di vita. Le scoperte scientifiche relative l’impatto epigenetico di varie attività ed esperienze, in particolare dei loro aspetti psicologici nel momento in cui vengono diffuse culturalmente all’interno della popolazione producono inevitabilmente degli effetti Placebo/Nocebo che devono essere studiati per ottimizzare la comunicazione e le terapie proposte dai media generalisti e dei professionisti del benessere e della salute psicofisica.

Introduzione

Lo studio dei cambiamenti epigenetici, che consistono cioè nella selettiva espressione di alcune specifiche porzioni di informazioni genetiche, ha determinato negli ultimi due decenni una sempre maggiore consapevolezza sull’impatto che alcuni fattori hanno nel definire la nostra longevità, la qualità del nostro invecchiamento, della nostra qualità di vita in termini di arco temporale nel quale possiamo beneficiare di molte delle nostre facoltà psicofisiche e della nostra autonomia.
Il fondamentale concetto di invecchiamento ad esempio è stato radicalmente cambiato sia in termini generali che relativi le dinamiche squisitamente biomolecolari da quando lo studio epigenetico dei telomeri ha fatto emergere lo specifico meccanismo attraverso il quale avviene questo processo. Da un concetto di invecchiamento principalmente derivante da fattori esterni all’organismo e legato sostanzialmente alla dinamica termodinamica, si è passati alla consapevolezza che è in realtà dettato da fattori intrinseci cellulari modulati dalle attività ed esperienze di vita che conduciamo (Agnoletti, 2018a).
In estrema sintesi attualmente sappiamo che fattori quali, ad esempio, la nostra attitudine mentale ad essere ottimisti, depressi, a ripetere più o meno frequentemente pensieri che ci inducono stati emotivi negativi, gestire efficacemente lo stress così come la nostra qualità del sonno, l’alimentazione, l’attività motoria che conduciamo e la rete sociale che percepiamo, si traducono in una diversa velocità di invecchiamento delle nostre cellule, e quindi il nostro organismo, influenzando la lunghezza dei nostri telomeri attraverso il processo di “ricostruzione” di queste strutture cromosomiche per opera della telomerasi (Agnoletti, 2018b; Agnoletti, 2018c).
Sarà sempre più diffusa nella popolazione la consapevolezza che, ad esempio, gli eventi di vita traumatici vissuti durante i primi anni della nostra vita hanno, probabilisticamente parlando, un impatto epigenetico negativo sulle nostre strutture telomeriche da adulti limitando potenzialmente anche molto la nostra longevità e qualità di vita residua.
Gli studi relativi l’epigenetica intergenerazionale relativi, ad esempio, la probabilità di un padre obeso di trasferire il pattern epigenetico acquisito con l’obesità ai suoi figli o sull’impatto dei recettori dei glucocorticoidi connessi con il sistema di risposta dello stress che i sopravvissuti all’olocausto trasmettono alla successiva generazione, saranno un tipo di informazioni scientifiche sempre più presenti all’interno della cultura anche non specialistica della popolazione.
Senza dubbio sarà quindi sempre più diffuso e presente nella cultura generale del prossimo futuro anche il concetto che le esperienze e i nostri stili di vita positivi influenzano così profondamente ed in una maniera “plastica” le nostre dinamiche cellulari ed epigenetiche che sarà più facilmente accettato includere nelle nostre vite abitudini positive comprendenti esercizi e pratiche psicologiche finalizzate a rallentare l’invecchiamento cellulare ed allungare il nostro arco temporale caratterizzato da una buona autonomia funzionale ed un benessere psicofisico.
Dalla consapevolezza che il nostro benessere psicologico, nutrizionale, motorio, sociale, etc. influenzano (sia impattando positivamente che negativamente) la nostra futura longevità ed aspettativa di vita, intesa anche nei termini di qualità di vita, deriva anche una nuova responsabilità in relazione non solo della conoscenza oggettiva di quanto potenzialmente possiamo determinare nella nostra programmazione epigenetica ma anche dei potenziali effetti placebo/nocebo connessi a questa conoscenza (Agnoletti, 2017d).
Dalla letteratura scientifica è già emerso lo stretto rapporto esistente tra la nostra soggettiva percezione di ciò che consideriamo stressante nei nostri confronti o, ad esempio, il nostro personale concetto di longevità ed il loro impatto a livello di indici di salute (Jeong et al., 2016; Keller et al. 2012; Levy et al. 2002).
Non si tratta solo di considerare gli oggettivi eventi di vita che la scienza ci conferma essere significativi per la nostra salute nel breve e lungo periodo (Kananen et al. 2010; ) ma anche e soprattutto, visto le evidenze scientifiche attualmente disponibili, della loro elaborazione cognitiva, emotiva e motivazionale (Epel et al. 2004).
Ci troviamo di fronte ad uno scenario epistemologico dove le dinamiche fisico/chimiche più oggettive provenienti dall’esterno dell’organismo (pensiamo all’alimentazione o all’inquinamento ambientale per esempio) si mescolano ed interagiscono con dinamiche più interne, soggettive legate all’elaborazione di informazioni cognitive/emotive e motivazionali che comunque determinano cambiamenti sulle strutture neuroplastiche individuali e che inducono modifiche anche nel lungo termine relative la nostra longevità e qualità di vita.
Dalla letteratura scientifica sappiamo che le dinamiche soggettive non sono per niente meno impattanti di quelle oggettive anzi, la scienza dei telomeri, dello stress e dell’effetto placebo/nocebo sottolineano l’importanza della soggettività nell’elaborazione delle informazioni significative per il nostro benessere.
Per questo motivo tutte le nuove recenti acquisizioni della scienza epigenetica (si pensi allo studio di tutte le influenze sui telomeri oltre che della psicologia epigenetica) dovrebbero essere considerate nella loro complessità che include anche il loro aspetto comunicativo vista l’importanza delle loro potenziali implicazioni psicofisiche (effetti placebo e nocebo).
I media generalisti e qualsiasi comunicazione proveniente da un professionista sanitario o comunque legato al benessere psicofisico avranno quindi un impatto, diretto o indiretto, sul benessere e la salute individuale e sociale e quindi una responsabilità relativa la qualità dell’informazione offerta.
Se è vero che occorrerà studiare l’effetto nocebo di una persona che, a titolo d’esempio, si sente “stressata” (distress) e quindi accelera ulteriormente il suo invecchiamento cellulare, è altrettanto vero che occorrerà (anche per correttezza deontologica) formare il personale professionale non solo per acquisire, per esempio, le conoscenze sull’epigenetica dei telomeri ma anche per
saperla offrire ai propri utenti/pazienti in maniera corretta e funzionale al miglioramento del benessere psicofisico.
Risulterà strategico nel prossimo futuro proporre alla cittadinanza una buona cultura divulgativa scientifica insieme a una altrettanto buona formazione specifica per i professionisti (medici, psicologi, etc.) finalizzata a sfruttare l’effetto placebo limitando contemporaneamente gli effetti di quello nocebo.
Questa buona qualità comunicativa presuppone di approfondire lo studio scientifico degli effetti placebo e nocebo soprattutto relativi le dinamiche “esperienza dipendenti” più plastiche tra quelle identificate dalla letteratura attualmente esistente del settore dell’epigenetica.
Prioritario sarà dunque approfondire la Psicologia Epigenetica per la sua importanza nel determinare significativi impatti fisiologici e cellulari a breve e lungo periodo anche in assenza di fattori o contesti chimico/fisici provenienti o presenti all’esterno dell’organismo.