La formazione delle competenze nella disabilità

Dott. Giulio Godano,

Sociologo, Pedagogista,

Educatore presso Cooperativa Sociale “Quadrifoglio”

Bologna

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Penso che la disabilità sia un grande contenitore nel quale troviamo una moltitudine di disturbi, disfunzioni e patologie, psichiatriche, psichiche, sociali, fisiche.
L’ICD 10 e il DSM V – attualmente i manuali più aggiornati in campo medico, psichiatrico e statistico – descrivono i disturbi e le patologie in maniera analitica. A volte tali disturbi appaiono scarsamente collegati alla realtà, soprattutto nell’integrazione e relazione con la storia di vita e con gli eventi esterni ed eterodiretti e con le possibilità di cambiamento personale (proattività ed empowerment). Diciamo questo perché notiamo una certa tendenza a certificare bambini anche quando non ce ne sarebbe bisogno. Al di là di questa considerazione, che potrebbe apparire come una banale generalizzazione, è doveroso sottolineare altresì la responsabilità correlata alla decisione di prendere in carico un bambino da parte della neuropsichiatria infantile. Questa decisione è una processualità che coinvolge molti attori.
Le famiglie, le quali si trovano impegnate e coinvolte affettivamente e razionalmente nell’aiutare il loro bambino; i pedagogisti, le insegnanti e gli educatori scolastici i quali hanno una visione privilegiata del bambino e col quale possono osservare cambiamenti e pratiche; l’istituzione scolastica e pubblica che accoglie la famiglia e il bambino e li supporta nel percorso di certificazione e progettazione educativa conseguente; i neuropsichiatri, i quali detengono forse la responsabilità più grande in quanto la diagnosi, la certificazione e l’eventuale rinnovo sono processi da attraversare e da compiere in maniera delicata e rispettosa di tutti, prima di tutto verso il bambino e le sue potenzialità/possibilità. Possibilità che tendono, in alcuni casi, all’abbandono della certificazione quindi ad una migliore consapevolezza e gestione del disturbo da parte del bambino, della famiglia e della società.
Il primo comma dell’articolo 3 della “Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza” (ONU 1989) dice che «in tutte le decisioni relative ai fanciulli, di competenza sia delle istituzioni pubbliche o private di assistenza sociale, dei tribunali, delle autorità amministrative o degli organi legislativi, l’interesse superiore del fanciullo deve essere una considerazione preminente».
La formazione di specifiche capacità nel superamento o nella gestione della disabilità rappresenta un’attività fondamentale ideata, progettata, costruita e valutata a scuola e nei luoghi di riflessione e programmazione ad essa adibiti.
É un’attività complessa e delicata che deve partire dalla conoscenza del bambino con il quale si lavora insieme.
Tale considerazione muove dall’assunto per il quale non esistono – se non in forma di linee guida parziali, flessibili e abbastanza modificabili – regole che ci fanno pensare quali azioni un bambino deve o non deve fare. Ogni bambino cercherà nel mondo lo spazio per poter agire, possibilmente generando senso e significato esistenziale e sociale, in accordo con le regole del vivere civile. Chiarito questo passaggio non affatto scontato, continuiamo dicendo che il bambino, a seconda del suo disturbo e del grado di questo, potrà seguire e affrontare una serie di attività che sono concordate in seno al gruppo di lavoro, compresa la famiglia, e attraverso queste sviluppare o potenziare una capacità prima assente o parzialmente assente.
La relazione con l’educatore, gli insegnanti e tutte le figure adulte, come altri terapisti o esperti, è olisticamente l’aspetto che porta il bambino a crescere, a cambiare e a stare meglio. Gli strumenti utilizzati sono importanti ma sono associati ai metodi con i quali le figure adulte si pongono nei riguardi del bambino.
L’integrazione sociale e scolastica di un bambino disabile non significa far arrivare il bambino allo stesso livello degli altri compagni di classe o ad un livello medio. Seguendo l’approccio di A. Canevaro integrazione significa scambio continuo di elementi e informazioni vitali tra i bambini e gli adulti. Continui scambi culturali e bio psico sociali tra persone che condividono uno spazio e un tempo, desiderando crescere in autonomia e libertà rispettando la diversità e la differenza di ognuno. Le differenze possono così essere valorizzate in un’ottica di sostegno alla persona e alla sua specificità umana e valoriale. L’unico limite al superamento dell’uguaglianza è rappresentato dalla delinquenza o aderenza agli schemi di comportamento criminali. La valorizzazione delle differenze aumenta e arricchisce culturalmente l’uguaglianza e l’equità, innovando il sapere e l’essere anche in maniera creativa, elementi dei quali dobbiamo tenere conto e dei quali non possiamo fare a meno nella società.

La mancanza di competenze sociali nella persona deviante e delinquente

Ciò che manca alla persona delinquente è la capacità di essere compassionevole nei confronti di un’altra persona. La giustificazione per i comportamenti che non rispettano la relazionalità dell’esistenza – quindi che non rispettano l’altro – è spesso legata all’esperienza diretta che ha fatto la persona delinquente. Se la persona ha subito gravi ingiustizie nella vita, è probabile si comporterà senza rimorsi e senza piètas, giustificando le sue azioni attraverso la sofferenza che tante persone devono subire come sacrificio in un mondo ingiusto e crudele.
La persona delinquente, che è stata privata della propria libertà, fa fatica o non riesce a conoscere la relazione, a conoscere e riconoscere un’ecologia dei gruppi e delle persone.
Promuovere la salute mentale del giovane delinquente e degli operatori che lavorano negli istituti penali per i minorenni è una delle grandi mete da raggiungere per il proseguimento del percorso di rieducazione.
Si ritiene giusto promuovere un equilibrato ritorno al lavoro come mezzo per accrescere la responsabilità sociale e la progettualità, quindi recuperare l’identità sociale. L’identità sociale ti permette di pensare, connettere, agire, relazionarti con gli altri, costruire sistemi e pratiche efficaci, ecc…
Abbracciatevi e riammettetevi. L’accoglienza di un atto e di un’attitudine. Questo è il fondamento da cui partire per riammettere l’altro come potenziale persona in relazione e come costruttore di società. Due concetti sono basilari per il discorso che stiamo tentando di costruire.
Gli insegnanti e gli educatori sono chiamati a far emergere personalità e progettualità individuali, sostenere il percorso di vita dei bambini. Questo è il loro limite. Non possono discostarsi da questo e non possono anteporre i propri interessi o le proprie concezioni sul mondo alla personale capacità di avere un’idea propria e differente sul mondo. Quello che con pazienza bisogna poter sviluppare è un pensiero sistemico, un pensiero che sappia cioè avere un’ideologia, un corpus di conoscenze, valori e pratiche ma che possa contenere gli anticorpi psicosociali dell’ideologia, imparando a dubitare degli eccessi e delle rigidità del pensiero, della fissità degli schemi mentali di azione e reazione, continuando a tenere viva la comprensione e la ricorsività vitale, evitando l’autoreferenzialità.
Vorrei per motivi di semplicità di scrittura accomunare sotto il nome “operatori dell’educazione” insegnanti, educatori, pedagogisti, psicologi, pur notando delle differenze che andranno in seguito enunciate.

Linee guida ecosistemiche

Non sono legato a degli obiettivi necessari ma prediligo nel mio lavoro la ricerca continua di mete più o meno realizzabili che cerchino un ancoraggio consapevole e rappresentativo sui fenomeni oggetto di studio. Tali mete possono essere guardate, avvicinate e raggiunte prima come tentativo e, dopo adeguate conferme, come risultato scientificamente accettabile e soddisfacente. Seguendo questa cornice di riferimento, l’intento del presente elaborato è di costruire delle ipotetiche linee guida capaci di descrivere i fenomeni educativi e proporne alcune situazioni nel rapporto tra genitori e figli, tra educatori ed educandi, tra insegnanti e allievi. Al tempo stesso sono approfonditi i fenomeni sociali in relazione sistemica con l’economia, l’antropologia, la medicina, la psicologia. Penso che i fenomeni siano in relazione continua tra loro e la vita è il risultato di questa relazione. Ho sempre chiamato “fusione continua” questa relazione continua tra le persone, la natura e le specie viventi, gli enti (oggetti), le organizzazioni, la cultura con i suoi simboli.
Esistono fenomeni patologici che accomunano tutti gli abitanti della Terra.
Le guerre, le carestie, l’inquinamento, la violenza, lo sfruttamento e tutte le criminalità. Le malattie, i movimenti della crosta terrestre, lo sfruttamento degli animali. Da questi fenomeni dobbiamo partire per sviluppare il pensiero critico e sistemico, un pensiero riflessivo capace di comprendere e realizzare educazione.

Concezioni generali e sociali dell’educazione

Tra i progetti degli educatori c’è sicuramente quello di prendersi cura dei bambini, degli educatori stessi e dei genitori, delle collaboratrici scolastiche. L’approccio che orienta la ricerca e il lavoro pratico di educatore è fenomenologico e sistemico.
È importante aiutare le persone che hanno compreso i loro errori a produrre strumenti utili per continuare a vivere serenamente, senza delinquere, realizzando i propri onesti progetti esistenziali e sociali. L’aiuto è garantito anche a coloro che non vogliono comprendere i loro errori ma che invece reiterano i loro reati perché in difficoltà a riprendere le redini della propria vita. Dalle difficoltà delle persone si passa alle difficoltà delle società umane di funzionare oltre un livello accettabile di soddisfazione
Le persone che attraversano profonde difficoltà esperienziali e relazionali faticano a trovare un loro percorso di autonomia e di crescita espressiva, ad emergere come cittadini.
A partire dalla Rivoluzione americana, punto di snodo della democrazia e della rivoluzione sociale in lotta contro il sistema capitalistico, è cominciato quel lungo percorso che ha portato gli Stati occidentali ad aver conquistato una condizione di civiltà accettabile, anche se in continua ridefinizione.
Con la Rivoluzione francese si è giunti alla conquista della consapevolezza dei diritti umani e sociali.
La ricerca scientifica sta percorrendo strade di grande innovazione che hanno effetti sulla vita. Tali strade sono tuttavia irte di ostacoli, non ancora pronte per essere sperimentate. É in corso una ricerca sorprendente in campo genetico e medico, che potrebbe evolvere la conoscenza e la pratica medica, migliorando il benessere delle persone.
La conoscenza scientifica, se supportata politicamente e socialmente, può giungere agli obiettivi prefissati applicando l’art. 9 della Costituzione italiana.
Preambolo per l’ipotesi relativa alla fiducia sociale per il riscatto delle persone in difficoltà, in particolare delinquenti.
Gli orizzonti che dobbiamo immaginare raccontano di persone che riescono a interrompere la loro carriera deviante e a reimpostare la loro vita, con un senso più sostenibile ed equilibrato.