La Scienza dei Telomeri e il modello integrato di salute psicofisica

Dr. Massimo Agnoletti
Psicologo
Dottore di ricerca

Esperto di stress e
Psicologia positiva
Dott. Paolo Galimberti
Fisioterapista. Libero professionista, Lentate sul Seveso (MB)

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La recente Scienza dei Telomeri indica che i modelli di supporto psicofisico efficaci sono di natura sistemica integrata e non seguono l’approccio settoriale e decontestualizzato caratteristico di molte discipline mediche e psicologiche.

Abstract

ENGLISH VERSION

Telomeres literature accumulated over the past fifteen years has demonstrated the systemic and pluralistic nature of the causal pathways that impact on our cellular longevity. This heterogeneous, partially indipendent and convergent causal dynamic that influence telomere’sepigenetic clearly indicates which are the effective models that promote psychophysical wellbeing and those that are, also from a theoretically point of view, not very effective if not counterproductive. Although, for historical reasons, at academic and professional training level currently models are, in general, very sectoral and decontextualized domains, the telomeresscience demonstrates the need for transdisciplinary approaches in order to guarantee effectiveness of clinical treatments and to promote psycho-physical wellbeing.

VERSIONE ITALIANA

La letteratura relativa i telomeri, raccolta negli ultimi quindici anni, ha dimostrato la natura sistemica e pluralistica dei percorsi che impattano sulla nostra longevità cellulare. Questa visione eterogenea, parzialmente indipendente e convergente dinamica causale che influenza l’epigenetica dei telomeri, indica con chiarezza quali sono i modelli efficaci che promuovono il benessere psicofisico e quelli che invece risultano, anche già dal punto di vista teorico, poco efficaci se non controproducenti. Anche se, per ragioni storiche, a livello di formazione accademica e professionale spesso i modelli attualmente presenti tendono a presentarsi in maniera particellare e decontestualizzata rispetto gli altri domini conoscitivi, la scienza dei telomeri dimostra la necessità di approcci transdisciplinari per garantire l’efficacia dei trattamenti clinici e di promozione del benessere psicofisico.

Testo

In biologia molecolare la scienza dei telomeri ha cambiato radicalmente il concetto di invecchiamento cellulare e di fitness cellulare associando alla lunghezza di queste strutture, che si trovano alle estremità dei cromosomi, la funzione di un “orologio” biologico capace di definire la nostra longevità e qualità di vita.
Come già espresso in precedenza (si veda Agnoletti 2018a, 2018b, 2018c) queste strutture sono filamenti di DNA, mai espressi in fenotipo (RNA, aminoacidi, proteine, etc.) che progressivamente si accorciano per effetto stesso del processo di duplicazione cellulare, arrivando a un limite (circa 5000 basi che compongono il DNA) determinante l’inizio della senescenza la quale conduce a sua volta alla morte cellulare.
Come qualsiasi altro organismo pluricellulare nasciamo con una determinata lunghezza relativa, il telomero, ma la velocità con la quale “consumiamo” queste strutture è estremamente variabile in base a fattori che la scienza ha identificato solo recentemente.
Grazie al lavoro pionieristico condotto in particolar modo dalla psicologa Elissa Epel e dalla biologa molecolare premio Nobel Elisabeth Blackburn oggi sappiamo che, oltre ai più intuibili e assodati fattori quali alimentazione, esercizio motorio, qualità del sonno, anche alcuni specifici fattori psicologici e sociali influenzano pesantemente la dinamica della telomerasi, di quegli enzimi cioè che contrastano l’accorciamento dei telomeri ricostruendone in parte il contenuto genetico.
I fattori psicologici che la scienza dei telomeri ha dimostrato essere molto significativi nell’accelerare o rallentare il processo di “consumo” telomerico sono l’atteggiamento pessimistico, lo stile psicologico depressivo, la frequenza delle ruminazioni e degli attacchi di rabbia, l’efficacia della modalità di gestione dello stress (O’Donovan et al., 2009; Epel et al., 2004; Epel et al., 2009; Jacobs et al. 2011); mentre per quanto riguarda l’aspetto sociale, il sentirsi isolati o rifiutati è stato visto essere molto importante anche nel lungo termine per quanto riguarda la lunghezza dei telomeri (Aydinonat et al., 2014; Mitchell et al., 2014; Shalev et al., 2013).
La letteratura sembra evidenziare alcuni fattori contestuali che rendono molto probabile un’alta vulnerabilità nell’invecchiamento cellulare (si veda, ad esempio, la depressione, l’esposizione in tenera età ad ambienti e/o eventi molto dis-stressanti, lo stress cronico, etc.) come altri fattori che migliorano l’attività della telomerasi rallentando l’invecchiamento cellulare (si veda, ad esempio, gli studi sulla meditazione o l’atteggiamento generale positivo).
Altri studi non relativi gli aspetti psicosociali hanno identificato il positivo ruolo dell’attività motoria aerobica (vedi sport di endurance), nutrizionale (con una dieta ricca di omega 3, di vitamina D, etc.) oltre a riconoscere il ruolo negativo di altri come l’essere obesi, il fumare, il dormire meno del dovuto e/o con una bassa qualità del sonno.

Se si guarda con una prospettiva globale queste importanti scoperte, si comprende che la magnitudine dell’impatto che i vari fattori hanno sulla dinamica che influenza la lunghezza dei telomeri, non presenta rilevanti variazioni tra i differenti fattori.
La stessa Dott.ssa Epel durante un colloquio privato mi ha espresso questo concetto: “Attualmente la letteratura scientifica non evidenzia la dominanza di una fattore sorgente più importante rispetto gli altri, ma descrive un effetto quantitativo dose dipendente per ciascuno di essi”.
L’effetto “dose dipendente” di questo impatto è dovuto alla consistenza quantitativa di questa dinamica che va a incidere sul funzionamento della telomerasi e, naturalmente, della sua capacità di ricostruire, almeno parzialmente, le basi “consumante” dei telomeri.
Il fatto che non ci sia una dominanza di un fattore sorgente sugli altri, significa che la letteratura attuale relativa la scienza dei telomeri coincide nel definire la natura in parte “indipendente” e “convergente” dei fattori che influenzano la telomerasi e quindi, in ultima analisi, la lunghezza dei telomeri.
La natura “indipendente” deriva dal fatto che i percorsi causali sono almeno in parte autonomi (si pensi, ad esempio, a quanto diverso sia il percorso che influenza la telomerasi caratterizzante l’atteggiamento psicologico pessimistico rispetto quello relativo l’assunzione dell’acido grasso omega 3) mentre la natura “convergente” descrive il fatto che, malgrado le sorgenti causali siano almeno in parte diverse, comunque ad un certo punto della traiettoria causale impattano a livello di attività enzimatica della telomerasi.
In altri termini, che sia un percorso sorgente o un altro, l’effetto finale a livello di telomeri può essere il medesimo. Che si tratti, ad esempio, di stress cronico o di carenza di vitamina D o omega3 o di sedentarietà o depressione o obesità, a livello di lunghezza telomerica e quindi di longevità e qualità di vita conseguente, non fa alcuna differenza.
Questa affermazione piuttosto forte ha molteplici implicazioni che dovranno essere approfondite in altra sede ma, già fin d’ora, possiamo coglierne alcuni aspetti che condizioneranno la pratica clinica legata al benessere psicofisico in termini di terapia, di prevenzione e promozione di salubri stili di vita.
La scienza dei telomeri ci dimostra in maniera molto solida e chiara che qualsiasi disciplina che limita il proprio ambito di intervento a un aspetto specifico e settoriale e/o tende a polarizzare tutti i problemi di salute ad un’unica prospettiva, è destinata a essere poco efficace se non rischiosa per il fatto che accentrando l’attenzione in maniera esclusiva su di un aspetto specifico lo rimuove da altri ugualmente importanti.
Gli esempi attuali di questa pericolosa miopia epistemologica possono essere tanti; da professionisti (medici, nutrizionisti, etc.) che propongono la nutrizione come unica panacea che risolve quasi qualsiasi problema psicofisico, a un certo filone della psicologia dinamica non scientifica che suggerisce che alcuni aspetti fisiologici siano “solo” la conseguenza di conflitti psicologici non risolti (si veda ad esempio l’obesità, la sterilità, etc.) o ancora a coloro che propongono l’attività fisico motoria come soluzione unica a molte problematiche.
Il modello indicato dalla scienza dei telomeri è sì più articolato e complesso da declinare in termini clinici o comunque applicativi, ma rispecchia l’estrema diversità espressa quasi paradossalmente dalla vita reale di alcune persone che nei modelli alternativi non troverebbero spazio epistemologico (si veda, ad esempio, la signora Calment che pur fumando con regolarità da decine di anni e mangiando abbondantemente oltre a fare uso di superalcolici arrivò a superare l’età di 122 anni; così come, all’opposto, giovani sportivi professionisti stroncati prematuramente da problemi cardiovascolari dovuti allo stress cronico).
La scienza dei telomeri sottolinea la stupefacente complessità del nostro essere che non è “sezionabile” e riconducibile in via esclusiva a pochi fattori (adottare una dieta particolare, cercare di essere ottimisti, fare regolare attività motoria, etc.).
Di conseguenza, anche se la formazione attuale dei professionisti continua a presentarsi con un vestito iperspecialistico e ultra settoriale, la pratica clinica e un’efficace piano per migliorare la salute psicofisica deve prevedere competenze trasversali e multidisciplinari che rispecchiano la natura, in parte indipendente e convergente, dei fattori che influenzano i nostri telomeri strettamente connessi con la nostra longevità ed il nostro benessere.
Questa constatazione è maggiormente vera nel caso gli obiettivi salutistici e/o terapeutici hanno un orizzonte temporale sul medio lungo termine.

BIBLIOGRAFIA

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