Medicina: esperti, curare cecità per ridurre costi previdenza

Ogni anno erogate dall’Inps prestazioni per un milione di euro

ROMA – Ogni anno l’Inps eroga prestazioni per pazienti ciechi per un ammontare di circa un milione di euro, spesa che potrebbe essere sensibilmente contenuta grazie ai farmaci di ultima generazione, in grado di trattare patologie oftalmiche come le maculopatie, praticamente incurabili fino a qualche anno fa. È quanto emerge dai risultati preliminari di uno studio sulla cecità promosso da Novartis.
Obiettivo dello ‘Osservatorio sui costi della cecità legale’, curato dal ‘Centre for economic and international study (Ceis) della facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata, è quello di analizzare l’impatto previdenziale e assistenziale della cecità evitabile per supportare gli esperti a migliorare prevenzione, diagnosi e cura delle patologie oculari. “Abbiamo analizzato le prestazioni fornite – spiega Francesco Saverio Mennini, coordinatore dello studio e direttore del Centre for economic evalutation and Hta del Ceis – e dall’analisi dei numeri fin qui elaborati, si evince che l’Inps eroga per le pensioni un numero di prestazioni pari a 100.000 ogni anno con un importo per paziente di circa 3.300 euro all’anno, mentre per le indennità si registra un totale di 125.000 prestazioni, con un importo annuo per singolo paziente pari a circa 6.000 euro”. Le prestazioni previdenziali sono in costante crescita negli anni. L’incremento più significativo (+ 20%) è a carico delle degenerazione maculare senile.
Si tratta della principale causa di cecità legale e di ipovisione tra gli ultrasessantenni nei paesi industrializzati, per la quale tuttavia negli ultimi anni, a differenza che in passato, esistono valide soluzioni terapeutiche con inibitori del Vascular endothelial growt factor (Vegf), in grado di evitare livelli di ipovisione tali da richiedere indennizzi. L’impatto socio-economico delle patologie oculari, spiegano gli esperti, potrebbe essere contenuto se si agisse sulla tempestività di diagnosi, presa in carico del paziente e aderenza alla terapia. Tuttavia, secondo uno studio curato da Stethos e promosso da Novartis, in Italia molto deve essere ancora fatto proprio su questi tre aspetti: “Dall’analisi effettuata su 227 centri specializzati sull’intero territorio nazionale – afferma Giovanni Staurenghi, direttore della Clinica oculistica dell’ospedale Luigi Sacco di Milano – emerge un’attesa media pari a quasi 2 mesi tra la prenotazione e la prima visita, quando il tempo massimo non dovrebbe superare una settimana”. Dallo studio emerge inoltre che solo il 6,2% dei centri effettua gli esami diagnostici di base in occasione della prima visita. Infine, ai costi previdenziali si sommano quelli legati ai costi sanitari diretti (circa 400 milioni di euro annui) e alla perdita di produttività (300 milioni di euro all’anno). “Politiche sanitarie indirizzate all’appropriatezza terapeutica – conclude il professor Francesco Saverio Mennini – possono portare a un miglioramento dello stato di salute dei pazienti coinvolti e conseguentemente a una riduzione della spesa pubblica a un triplice livello: sanitario, previdenziale e sociale”. L’Osservatorio curato dall’Università di Tor Vergata e lo studio condotto da Stethos sono stati promossi da Novartis nell’ambito del programma ‘Stand for sight’, con l’obiettivo di eradicare entro il 2020 la cecità evitabile, quella per cui oggi esistono cure.