Sesso virtuale, dipendenza reale

Dott.ssa Valeria Randone

Psicologo

Sessuologo clinico

Catania

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Sesso e rete, sembra essere un connubio frequente, ma ad alto rischio di dipendenza.
L’avvento della rete ha cambiato le nostre vite, le ha rese più performanti, più dinamiche, ma ha dato vita ad un processo confusivo tra vita reale e vita virtuale, con un riverbero negativo sull’intimità e sulla sessualità.
La fruizione della rete ha svariati gradi di gravità e di pericolosità: chi la frequenta con modalità ludiche, chi ricreative, chi ancora con scopi relazionali o sessuali, sino ad arrivare alle forme patologiche, caratterizzate da dipendenza psicologica e da assuefazione al mondo virtuale, fino ad obbligare l’utente fruitore ad avere bisogno una dose quotidiana di maggiore entità.
L’avvento di internet  ha modificato e totalmente stravolto le relazioni.
Talvoltale ha rese più semplici ed immediate, altre volte le ha fatte diventare dei veri e propri “surrogati affettivi”, relazionali e sessuali.
Le modalità di approccio alla rete, in situazioni di solitudine affettiva-relazionale e sessuale, seguono più o meno, lo stesso modus operandi, per i giovani e per gli adulti.

Il primo movens è sempre la solitudine, l’impaccio relazionale e sessuale, segue la timidezza e la curiosità, ed il gioco e fatto: catturati dalla rete!
I giovani si approcciano alla rete senza grande controllo da parte degli adulti, spesso ignari delle loro audaci navigazioni e frequentazioni.
Così, mossi da tempeste ormonali tipiche dell’età, iniziano a girovagare sui siti pornografici per sanare le loro curiosità: la rete si sostituisce ai genitori, agli insegnanti, ai clinici ed ai  compagni più navigati.
L’utilizzo massiccio della pornografia cui oggi stiamo assistendo, crea non poche problematiche, che investono svariati ambiti della vita psichica e relazionale; eccone alcune:
1 – autoerotismo assistito

2 – isolamento

3 – scollamento dalla realtà

4 – prevalenza del piacere solitario

5 – difficoltà nel passaggio dal piacere solitario a quello condiviso

6 – deflessione del tono dell’umore

7 – somatizzazioni d’ansia
8 – disturbi del sonno

9 – copre l’eventuale presenza di disfunzioni sessuali, ritardando la diagnosi e la terapia

10 – problematiche di dipendenza psicologica.


Il “sesso virtuale” può sfuggire di mano.
Da ludico, occasionale e scaccia pensieri, il sesso virtuale può transitare ad una dimensione di obbligatorietà e di dipendenza psicologica, soprattutto quando chi ne fruisce ha una “personalità dipendente”.
Diventa così un vero chiodo fisso, una vera e propria ossessione, occupa tutti i pensieri dell’utilizzatore, e scandisce i tempi della giornata.
Tra gli effetti collaterali, abbiamo le crisi d’astinenza.
Quando, per un motivo o per un altro, il web non può essere visitato, il paziente dipendente svilupperà delle crisi di astinenza, vere e proprie che si manifesteranno con ansia, nervosismo, irascibilità ed attacchi di rabbia, insonnia e disturbi dell’umore e del comportamento, che placheranno a “rituale masturbatorio online” ripristinato.

Il sesso virtuale crea una forma di “craving”, cioè una forma di dipendenza pari a quella sperimentata con le droghe.
I “cyber dipendenti da sesso”, sono in crescente aumento, così come le nuove forme di dipendenza dette appunto “senza sostanza”.
Da studiosa di coppie e di sessualità, credo che le possibili cause siano da ricercare non solo nella facilità di accesso ad internet, ma nel cambiamento storico, culturale e degli usi e costumi sessuali, di quest’ultimo decennio. Il sesso online appartiene alle nuove dipendenze, dette “senza sostanza”.
Questa nuova malattia dell’anima, coinvolge parecchie persone: dai più giovani agli adulti, fino ad arrivare agli anziani.
Uomini e donne, con stili di vita differenti e status sociali differenti, single o chi vive in coppia.
I primi dati italiani li abbiamo grazie ai lavori del Prof. Tonino Cantelmi, il quale con il suo libro “La mente in internet”, edizioni Piccin 1999, delinea chiaramente le varie forme di  dipendenza dalla rete ed i danni successivi  e conseguenti.
I dati ripostati dai lavori dimostrano come sia uomini che donne, frequentano siti pornografici, chat erotiche  e consumano sesso virtuale, magari mentre il coniuge dorme  comodamente ed ignaro, davanti la tv o sul divano di casa.
Gli aspetti sociologici correlati alla dipendenza da sesso online, non possono e non devono essere trascurati.
La tecnologia appartiene ormai alla comunicazione, al corteggiamento, alla dimensione dell’intimità e delle relazioni.
Dalla lettera sigillata con la cera lacca, siamo passati alla email, al blog, luogo di dominio pubblico dove la comunicazione è circolare e simmetrica; dalle chiacchierate in salotto alle chat, dalle feste per facilitare incontri ai siti per incontri ed ai social network, contenitori di informazioni personali, immagini, pensieri, solitudini e, forse, surrogati di affettività.
Alla luce di queste modifiche epocali, anche la sessualità cambia veste, imbattendosi in questa nuova realtà virtuale.
L’analisi psicologica della sessualità, inclusa la variabile virtuale, non può solo essere psicologica, intrapsichica, relazionale, interpersonale, ma deve obbligatoriamente tenere presenti il sociale e la matrice culturale in cui ci muoviamo, ambiti che condizionano fortemente i nostri comportamenti amorosi.
Sono cambiati i tempi e sono cambiati i ruoli. La sovraesposizione a stimoli sessuali, ha creato il proliferare di derive della sessualità. Gli uomini sono sempre più impauriti e sessualmente vulnerabili, le donne richiedenti ed aggressive, le disfunzioni sessuali maschili sempre in crescente aumento – come il deficit erettivo , l’eiaculazione precoce e l’anorgasmia -, l’utilizzo delle pillole pro-erettive sempre in maggiore aumento, spesso frutto di un pericoloso “fai da te”, senza supervisione medica, ed il pc viene preferito al corpo ed alla psiche di donna, con i conseguenti rischi emotivi da relazione vera e propria.
Spesso dietro un computer si incontrano ragazzini che mossi da curiosità e furore testosteronico – e facilitati da uno scarso controllo genitoriale -, possono anche incontrare anziani parafilici, o con “non si sa chi” nel mare magnum della rete.
La rete inoltre, facilita e promuove un’eroticità facile, dal facile utilizzo e consumo, rende gli assidui frequentatori, bravi e navigati “amanti virtuali”, capaci di esperienze erotiche simultanee e plurime, senza il minimo rischio, né di coinvolgimento, né il manifestarsi di una possibile ansia da prestazione maschile o di anorgasmia femminile.
Il rapporto con il web, e con il sesso online, dipende da un’infinità di variabili: sociali, relazionali, psichici e psichiatrici, e dalla struttura di personalità chi è protagonista della trappola della dipendenza. Fanno parte delle macro categorie:
1 – Gli utilizzatori ricreativi
Gli “utilizzatori ricreativi” (Cooper 1999, Cantelmi 2005 , Lambiase 2010), cioè coloro che adoperano internet per il proprio piacere sessuale, ma il suo utilizzo non interferisce con la loro vita di relazione, infatti mantengono le loro relazioni invariate sia per qualità che per quantità di rapporti sessuali.

2 – I compulsivi sessuali o utilizzatori a rischio
Una seconda categoria di utilizzatori del sesso online, sono i “compulsivi sessuali”, soggetti con una propensione spiccata, quasi patologica, per la sessualità e tutte le tematiche derivate.
Questi utenti, per delle pregresse fragilità psichiche ed una buona dose di solitudine, instaurano una dipendenza compulsiva dal sesso online, che nel tempo diventa del tutto sostitutivo di una relazione vera e propria.
In questi casi regna la compulsione.
Le pratiche amorose che questi soggetti instaurano online, sono caratterizzate da uno scambio intenso, frequente e con una carica erotica sempre maggiore, di email, chat erotiche e messaggi a chiaro contenuto sessuale, che sfociano sempre e comunque in attività masturbatoria, mediante webcam.
Questi frequentatori della rete, vengono chiamati “utilizzatori a rischio”, perché finiscono per sviluppare e mantenere nel tempo, comportamenti sessuali online di tipo complulsivo.
(Cooper, Cantelmi; Lambiase).
Rischi e complicanze
Molti studi di psicologia (Cooper 1999, Cantelmi 2005) dimostrano che il cybersesso diventa patologico, quando transita alla dimensione di compulsività, cioè quando chi lo pratica non riesce più a farne a meno.
Spesso il cybersesso diventa poi la forma esclusiva di relazione sessuale per la persona, l’unico approccio alla sessualità mediante la rete, da cui poi è veramente difficile tornare indietro.
Sempre Cantelmi e Lambiase, dimostrano come nel tempo, il sesso online, influenza oltre il comportamento sessuale del soggetto, anche il funzionamento mentale di chi lo pratica.
Il ricorso alle rete come “supplenza affettiva e sessuale”, così come amo chiamarla,
è già segnale che nel singolo e nella coppia, qualcosa non va più bene.
Un singolo che preferisce il sesso online alla relazione vera e propria, forse, avrà problematiche relazionali o di scarsa autostima.
Un coniuge che naviga ad oltranza, preferendo sempre più spesso lo schermo al proprio partner, probabilmente, non sta più bene all’interno della coppia.
Talvolta il sesso online, tende a sopperire ed a surrogare alcune disfunzioni sessuali.
Online, non ci sarà un’eiaculazione precoce o ritardata, né l’ansia da prestazione o da dimensione.
Viviamo in un momento storico, dove esiste la dittatura del momento, dove la sessualità diventa orfana di sentimento, di trasporto, di progetto e, anche, dell’altro.
Una consulenza psico-sessuologica rappresenta la  prima tappa per poter far luce all’interno di questo utilizzo non proprio sano della rete.