Storia e Paleopatologia del Cancro: un racconto biologico

Prof. Francesco Galassi
Archaeology, College of Humanities, Arts and Social Sciences, Flinders University, Adelaide, 5001 SA, Australia Casa di Cura Santa Lucia – Centro Polidiagnostico, Siracusa

 
Dott.ssa Elena Varotto
Centro di Archeologia Cretese, Dipartimento di Scienze Umanistiche (DISUM), Catania

 
blank

Abstract

Cancer is often regarded as a modern disease. It is in fact most ancient and its antiquity can be demonstrated by applying the methodologies of the archaeological branch of medicine, palaeopathology. By studying ancient skeletal remains and mummies, this discipline manages to reconstruct the past and evolution of disease, including cancer. This article shows how oncological conditions were present long before the appearance of Homo sapiens sapiens and endeavours to explain the transition from historical periods in which cancer was a rare entity to the current epidemiology. Finally, the article highlights the status of research on the identification of breast cancer in ancient times.

 

___

 

Molto è cambiato nella teoria, nella forma e nella sostanza degli studi sui resti umani antichi, dai tempi, immortalati nel bellissimo dipinto di Paul Dominique Philippoteaux (1845-1924), Examen d’une momie – Une prêtresse d’Ammon (ca. 1891), in cui un consesso di gentiluomini poteva permettersi di liberare una mummia dall’inviluppo di bendaggi in cui era racchiusa, sovente facendo seguire questa pratica da una autopsia con il fine di determinare le malattie da cui era affetto quel paziente deceduto da millenni. La paleopatologia (da paleo- = antico, -pat(h)o- = sofferenza, malattia, -logia = studio, ricerca), elevata al grado di disciplina scientifica di diritto e di natura autonoma rispetto ad altre branche della ricerca medica, archeologica ed antropologica, permette di investigare il passato e l’evoluzione delle malattie avvalendosi – in particolare quando si tratta di reperti estremamente importanti – di metodologie e tecniche non invasive (quali la paleoradiologia), restituendoci il quadro completo della presentazione clinica di patologie nelle antiche popolazioni spesso ancora presenti ai giorni nostri. Con particolare riferimento alla patologia oncologica, l’approccio diagnostico retrospettivo (i.e. paleopatologico) ha permesso di dipanare quella percezione spesso frammentaria e superficiale del percorso storico di questa importanta manifestazione morbosa cronica, troppo sommariamente liquidata nell’opinione comune (alle volte anche medica!) come malattia relativamente recente e, quasi esclusivamente, legata agli stili di vita ed all’inquinamento contemporanei.
Prima di analizzare la questione, occorre, nondimeno, richiamare alcuni aspetti linguistici nella loro prospettiva storica, al fine di porre rimedio a quell’utilizzo superficiale ed inconsapevole dei termini “neoplasia”, “tumore” e “cancro”. Neoplasia (dal greco νέος+ πλάσις) indica una nuova crescita anomala incontrollata di tessuto; tumore (da latino tumor) indicava originariamente qualsivoglia tipo di tumefazione cagionata da processo tumorale o anche solamente infiammatorio, nella prima accezione usato oggidì in maniera interscambiabile con “neoplasia”);cancro (in latino cancer, in greco καρκίνος= “granchio”) indica tumori maligni, caratterizzati da elevata aggressività2 .Nel mito greco Καρκίνος, il granchio, venne inviato da Hera in aiuto all’Idra di Lerna, mostro rappresentante la seconda fatica cui era stato sottoposto Eracle, inviso alla sposa di Zeus. Pur sconfitto nella lotta, il crostaceo per la sua fedeltà venne ricompensato dalla dea che lo elevò al cielo facendone una costellazione, il quarto segno zodiacale3 . Il termine venne già utilizzato dagli antichi medici Ippocrate (ca. 460-377 a.C.), Galeno (129-201d.C.) e Paolo di Egina (VII sec. d.C.), i quali si interrogavano sul motivo di questa identificazione tra la parola granchio e la patologia, arrivando a speculare o la somiglianza tra il turgore vascolare in una mammella affetta da tumore e le zampe del granchio o il modo in cui la malattia attanaglia vigorosamente e senza scampo il corpo, così come un granchio fa quando afferra la propria preda4 .
 
Storia e Paleopatologia del Cancro 1 - Articolo
 
Nel mondo occidentale contemporaneo, secondo le statistiche dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS, WHO), la patologia cardiovascolare occupa la prima posizione tra le cause di morte da malattia ed è seguita dalla patologia tumorale, essendo grandemente diminuito il numero di decessi causato da malattie infettive (soprattutto polmonari), oggi in buona parte controllabili attraverso la somministrazione di antibiotici o financo prevenibili tramite vaccinazione. In passato, almeno fino al termine del secolo decimonono, la morte cagionata da patologia oncologica occupava la terza posizione. La scalata nella speciale classifica può, pertanto, essere interpretata alla luce di una selezione darwiniana positiva nei confronti di questa classe
 
Storia e Paleopatologia del Cancro 2 - Ispezione ingrandita
 
nosologica, per di più, tipicamente associata alle età più mature della vita umana5.
L’aumentata prevalenza della patologia tumorale contemporanea non deve, tuttavia, portare a crederla malattia della modernità. Il cancro è, infatti, malattia antichissima, presente non solo nelle epoche più antiche della storia dell’uomo anatomicamente moderno, bensì anche nella forme più ancestrali di vita. Prima ancora dei dinosauri, nel Dinichthys (un placoderma, vertebrato estinto simile ai pesci moderni vissuto 340 mln di anni fa) è stata identificata una cavitazione sulla superficie interna della mandibola, probabile esito di lesione tumorale. Un altro antico vertebrato, il pesce fossile Phanerosteon mirabile (ca. 300 mln di anni fa) era caratterizzato dalla presenza di un osteoma, mentre nel rettile marino Mosasaurus (ca. 75-65 mln di anni fa) è stato identificato il primo caso di tumore in una vertebra6. Come rispondere, pertanto, alla ormai annosa (ed ampiamente ingiustificata) domanda: “Esisteva il cancro nell’antichità?”. The answer is an emphatic yes – dichiarava Bishoy Faltas, affermazione sui cui una imponente mole di evidenze induce senza esitazione a concordare7. Sin dalle civiltà più antiche, il cancro è estremamente ben rappresentato, per esempio nell’Antico Egitto e nella Nubia dove all’evidenza delle fonti letterarie tra cui il Papiro Chirugico Ebers e il papiro Ebers, a partire dagli anni ’70 del secolo scorso, si è affiancato un robusto corpus di dati ricavati dallo studio antropologico dei resti mortali di quella antica popolazione. La precedente discrepanza tra dato storico e riscontro “sul campo” può essere spiegata seguendo il ragionamento del celebre antropologo ceco Eugen Strouhal (1931-2016), articolato in quattro punti: i. insufficiente analisi e descrizione dei casi di tumore riportati in letteratura; ii. prevalenza della descrizione di lesioni tumorali craniche legata alla preferenza degli antropologi della vecchia scuola per lo studio privilegiato del cranio umano; iii. rarità, nelle passate generazioni di studiosi, della formazione paleopatologica che permette di individuare i tumori sull’osso; iv. necessità di iniziare la ricerca dei tumori già al momento dello scavo archeologico nelle necropoli8. Tra le tipologie tumorali riscontrate nell’Antico Egitto si annoverano numerose condizioni maligne: osteosarcoma, mieloma multiplo, carcinoma metastatico osteolitico, carcinoma metastatico misto,mieloma multiplo, carcinoma nasofaringeo, tumori osteolitici primari del seno mascellare, cistoadenocarcinoma ovarico9. Tra quelle benigne, a livello cranico è stato possibile solo di recente dimostrare l’effettiva esistenza dell’osteoma del seno frontale nell’Antico Egitto, condizione precedentemente solo ipotizzata sulla base di una osservazione non meglio argomentata del già menzionato Strouhal, in una mummia conservato presso il Musée d’Éthnographie de Neuchâtel (Svizzera) appartenente ad un invididuo vissuto in un’epoca compresa tra il 664 e il 332 a.C10. Nello stesso distretto anatomico, è altresì recentissima la scoperta di un’altra forma di osteoma, quello osteoide, considerato ad oggi, non solo assai raro ai giorni nostri, bensì ritenuto non esistente nell’antichità, nel cranio di un individuo rivenuto nella necropoli romana di Pianotta di Calatabiano (Fiumefreddo, Catania) datato al radiocarbonio come risalente al 418-536 d.C. In questo caso, a motivo del cattivo stato di conservazione del reperto scheletrico, si è optato per una verifica del dato radiologico tramite l’impiego dell’istologia che ha chiaramente dimostrato la tipica struttura tissutale consistente in un nido centrale circondato da un’area di sclerosi ossea11.
Certamente la cancerogenesi, tanto nell’antichità quanto oggi, è legata ad un insieme di fattori ambientali, climatici, sociali ed ereditari. In particolare in passato i fattori di rischio più importanti erano dati da: inalazione di idrocarburi policiclici derivati dai fumi prodotti dall’affumicatura degli alimenti, pratica molto utilizzata per la cottura e la conservazione dei cibi; radon gas (gas radioattivo naturale), tipico delle grotte e del sottosuolo; tossine prodotte da piante e microrganismi che contaminano i raccolti; radiazioni ultraviolette; virus (ad es. papillomavirus), predisposizione ereditaria, ecc12.
Infine, per quanto riguarda la patologia tumorale mammaria, purtroppo ad oggi non è stato possibile rinvenire dati definitivi sulle mummie, a motivo della scarsa conservazione della mamella in resti umani antichi. Le speculazioni sulla ginecomastia del faraone egiziano Tutankhamon (ca. 1341-1323 a.C.), basate solo sulla morfologia delle raffigurazioni artistiche e non sul dato biologico, possono essere liquidate con le parole dell’anatomico R.G. Harrison, che potè studiare la celebre mummia:
 
“The distortionate expressionism of Egyptian art in the XVIIIth Dynasty which was introduced by Akhenaten, and displayed in his own monuments to the most marked degree, rubbed off on some, but not all, representations of his descendants and the pharaohs Smenkhkare and Tutankhamun.13
 
La ginecomastia, in verità, è stata solo di recente dimostrata in una mummia grazie allo studio multidisciplinare del corpo del vicario finlandese Rungius (ca. 1560-1629 d.C.)15. Un ulteriore esempio di patologia mammaria è la proposta diagnostica di fibroadenoma ialino nella mummia di Maria d’Aragona (1503-1568 d.C.)15. Per quanto concerne, invece, il tumore mammario si trovano descrizioni suggestive nel Papiro Edwin Smith (3000-2500 a.C., Antico Egitto), mentre in Grecia Ippocrate e Galeno teorizzarono che l’eziologia della malattia risiedesse in un eccesso di atrabile (“bile nera”), secondo la teoria umorale dell’epoca16. Inoltre, in alcuni recenti studi basati sull’approccio iconodiagnostico è stata ipotizzata la presenza di tumore mammario in opere d’arte rinascimentali, tra cui “La Notte” di Michelangelo nella Sacrestia Nuova della Chiesa di San Lorenzo in Firenze17 e “La Notte” di Michele di Rodolfo del Ghirlandaio18. In ogni modo, al di là di occasionali osservazioni su fonti indirette, ad oggi manca ancora la piena dimostrazione paleopatologica in resti biologici, che lo studio sistematico delle mummie potrebbe un giorno fornire.
 
In conclusione, le sfide dell’oncologia e, più in generale della medicina moderna, per poter essere affrontate con piena consapevolezza e servendosi dell’approccio metodologico corretto necessitano di una riflessione arricchita dai contributi della branche archeologiche della medicina, al fine di conseguire una comprensione globale ed approfondita della storia e dei meccanismi evoluzionistici alla base delle malattie.
 

___

 

1 Il presente articolo rappresenta la versione in extenso, riveduta ed integrata, della relazione tenuta dal prof. Galassi al congresso scientifico “Tumore Mammario Metastatico. Prospettive di ricerca e applicazione clinica” (Auditorium Santuario della Madonnina delle Lacrime, Siracusa, 9-10.11.2018).
 
2 Fornaciari G, Giuffra V. Lezioni di paleopatologia. Genova, ECIG, 2009, pp. 300-301.
 
3 Andrews T. Dictionary of Nature Myths: Legends of the Earth, Sea, and Sky. Oxford University Press, Oxford, 2000, p. 30.
 
4 Wegener DJTh. The History of Oncology. Springer, 2009, p. 14.
 
5 WHO – The top 10 causes of death. Online: https://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/the-top-10-causes-of-death (ultimo accesso 20.01.2018).
 
6 Capasso LL. Antiquity of Cancer. International Journal of Cancer. 2005; 113:2-13.
 
7 Faltas B. Cancer is an ancient disease: the case for better palaeoepidemiological and molecular studies. Nature Reviews Cancer. 2011;11: 76.
 
8 Strouhal E. Tumors in the remains of Ancient Egyptians. American Journal of physical Anthropology. 1976;45(3 pt. 2):613-620.
 
9 Giuffra V, Ciranni R, Fornaciari G. I tumori maligni nell’Antico Egitto e in Nubia. Egitto e Vicino Oriente. 2004; 27:81-93.
 
10 Seiler R, Öhrström LM, Eppenberger P, Gascho D, Rühli FJ, Galassi FM. The earliest known case of frontal sinus osteoma in man. Clinical Anatomy. 2019;32(1):105-109.
 
11 Varotto E, Brancato R, Memeo L, Magro MT. A unique case of multiple frontal sinus osteoma from late Roman Sicily (Catania, 5th-6th century AD): morphological, radiological and histological assessment. [Poster] 22nd European Meeting of the Paleopathology Association, Zagreb, Croatia, 28th August-1st September, 2018 &Varotto E, Magro MT, Brancato R, Lubritto C, Memeo L, Galassi FM. Unique osteoid osteoma of the frontal sinus from the Late Roman Empire. Journal of Craniofacial Surgery, in press, 2019.
 
12 Fornaciari G, Giuffra V. Lezioni di paleopatologia. Genova, ECIG, 2009, pp. 302-305.
 
13 Harrison RG. Tutankhamun postmortem Lancet. 1973;1(7797):259.
 
14 Väre T, Galassi FM, Niinimäki J, Junno JA. Potential case of gynecomastia in mummified remains of an early modern period Northern Finnish Vicar. Clin Anat. 2018;31(5):641-644.
 
15 Ventura L, Gaeta R, Giuffra V, Mercurio C, Pistoia ML, Ciccozzi A, Castagna M, Fornaciari G. 2014. Breast pathology in ancienthuman remains. An approach to mummified mammary gland bymodern investigation methods. Pathologica 106:216–218.
 
16 Retief FP, Cilliers L. Breast cancer in antiquity. S Afr Med J. 2011;101(8):513-515.
 
17 Stark JJ, Nelson JK. The breasts of “Night”: Michelangelo as oncologist. N Engl J Med. 2000;343(21):1577-1578.
 
18 Bianucci R, Perciaccante A, Charlier P, Appenzeller O, Lippi D. Earliest evidence of malignant breast cancer in Renaissance paintings. Lancet Oncol. 2018;19(2):166-167.