Le stragi del sabato sera: una possibile interpretazione sociologica

Dott.ssa Annamaria Venere

Sociologa Sanitaria

Amministratore Unico AV Eventi e Formazione

Direttore Editoriale MEDICALIVE MAGAZINE

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É ormai diventata una consuetudine dolorosa leggere sulle prime pagine dei quotidiani, specialmente quelli a diffusione locale, la notizia di qualche giovane vita stroncata in un sinistro automobilistico.
La notte del sabato sera rappresenta, infatti, il momento in cui più spesso avvengono gli incidenti. Si tratta della serata tradizionalmente consacrata dai giovani, liberi da impegni di lavoro e di studio, al divertimento.
Quando le vittime di queste disgrazie sopravvivono, può succedere che i postumi consistano in deficit cognitivi e motori talmente gravi da impedire loro di condurre una vita tranquilla e normale.
Ne consegue un’escalation di famiglie messe seriamente a dura prova, progetti esistenziali in fumo, sofferenze fisiche e psicologiche indicibili, bisogni assistenziali che richiedono la presenza costante di una persona 24 ore su 24 per il resto della vita.
La nostra epoca infatti vive nel segno della velocità, dell’efficienza, della competizione e del consumo, dove l’apparire, l’immagine, la ricchezza, il potere e il possesso, sono gli elementi essenziali. Le industrie automobilistiche costruiscono vetture sempre più rapide, che tentano d’imporre sul mercato con pubblicità al contempo seducenti e aggressive.
La macchina potente e veloce è sinonimo di affermazione, integrazione, conquista sessuale.
Come asserisce la Dott.ssa Raffaella Buzzi a capo dell’Associazione “Psicologi per i popoli”: «La prima cosa che posso dire è che non ci si abitua mai a questo tipo di intervento, ed anche i soccorritori più esperti, pur portando a termine in modo perfetto la tecnica dell’intervento, si portano a casa una cicatrice, l’ennesima che segna la nostra attività lavorativa. Cosa sono queste cicatrici? Sono i segni dei pensieri e delle emozioni che ci passano per la testa prima e dopo qualsiasi intervento in caso di incidenti mortali. Sono il pensiero di un’altra vita spezzata ancora giovane, e in modo così stupido; il pensiero della famiglia che di lì a poco incontreremo e del dolore che inevitabilmente condivideremo; le lacrime che vedremo scorrere sul volto di una mamma o di un papà; le lacrime spesso ricacciate indietro negli occhi dei fratelli, soprattutto se più piccoli».
La condivisione delle esperienze è la forma più efficace di prevenzione, il raccontare ai ragazzi come si svolgono esattamente i soccorsi in circostanze d’incidenti così gravi e come sia complesso rapportarsi con le famiglie colpite dal lutto e dal dolore costituisce una delle poche risorse per sviluppare in loro quella forma di autodifesa che può salvare vite. Può sembrare duro talvolta porre i ragazzi dinanzi a immagini crude o racconti o anche riferire loro il dolore immenso di genitori che hanno perso i propri figli, ma in realtà è un modo per costringerli a riflettere sul fatto che quelle immagini, quei racconti e quei genitori potrebbero essere i loro un giorno.
Alta velocità, droga ma soprattutto un elevato livello di tasso alcolico nel sangue, sono le cause principali delle stragi del sabato sera. Ed è per questo che il preoccupante fenomeno è strettamente legato a quello della guida sotto l’influenza di alcol e sostanze stupefacenti, il cui abuso oltre ad incidere sulla salute personale dell’individuo, determina una particolare condizione di pericolosità del soggetto per l’incolumità degli altri, quando si pone alla guida.
Non deve inoltre trascurarsi il ruolo delle reali condizioni fisiche dei conducenti, il sonno e la stanchezza in particolare. Ciò soprattutto considerando che chi guida dopo aver bevuto, aumenta di circa quattro volte il suo rischio di incorrere in incidenti stradali. Chi guida in condizioni di sonnolenza aumenta di due volte il suo rischio di incorrere in incidenti stradali. Chi guida dopo aver bevuto e in condizione di sonnolenza aumenta di circa sette volte il suo rischio di incorrere in incidenti stradali. L’obiettivo è evitare che l’incidente abbia luogo. Le maggiori iniziative per il contrasto di tale fenomeno hanno mirato sia alla trasmissione fra la popolazione giovanile di messaggi positivi sulla vita, sui pericoli della perdita dei riflessi durante la guida, sulla tutela dell’incolumità propria e altrui, sulla cultura della sicurezza, sia al coordinamento delle attività di controllo lungo la rete viaria da e per i luoghi di ritrovo giovanile. La Polizia di Stato, soprattutto attraverso la sua componente specialistica, la Polizia Stradale, ha prestato un contributo rilevante all’obiettivo del contenimento del numero e della gravità degli incidenti stradali.
La tendenza al rischio è insita nella gioventù. Il rischio suscita nei ragazzi la sfida che rimanda alla trasgressione, all’eccitazione e al coraggio.
I termini sfida e pericolo sono quelli che più ricorrono nei discorsi degli adolescenti sul rischio: “rischiare è sfidare se stessi”, “mettersi in gioco”, “scommettere per ottenere”, “capacità e voglia di mettersi in discussione”. Il rischio appare, dunque, non fine a se stesso ma determinato da motivazioni sottostanti quali il bisogno di essere notati, sentirsi parte del gruppo e sentirsi all’altezza.
L’atteggiamento dominante è quello di spingersi a rischiare per ottenere visibilità, legittimazione, conferma da parte degli altri.
Il desiderio di successo nelle relazioni interpersonali è talmente importante che tutti i comportamenti sono subordinati in funzione di questo obiettivo.
Per i ragazzi l’incidente è prevalentemente un evento subìto, non il frutto di un’azione del soggetto, determinato da fattori esterni quali il fondo stradale, la nebbia ma interessante è che anche alcool e droghe sono spesso ritenuti dagli adolescenti un fattore esterno che si introduce nel soggetto e modifica capacità e riflessi.
Occorre inoltre evidenziare che nei giovani l’azione che l’alcool esercita sull’organismo è sottovalutata (pensano generalmente che per perdere il controllo ottimale di guida occorrano molti bicchieri di birra, vino o super-alcolici), ed è accompagnata dalla convinzione che chi è abituato, regge meglio l’alcool e rischia di meno. L’incidente è dunque frutto del caso e della fatalità mentre l’alcool è l’irrinunciabile mezzo di socializzazione.
Sembra mancare nei giovani la dimensione del dopo.
Prevale un’eccessiva sicurezza e fiducia nelle proprie capacità nell’illusione di poter sventare qualsiasi pericolo. Ferite, fratture che provocano danni fisici permanenti che possono limitare la socialità possono essere l’unico deterrente contro le condotte pericolose. Il rischio per l’integrità fisica dev’essere percepito come più immediato rispetto al guadagno in termini di socializzazione, non un’eventuale perdita futura ma come conseguenza negativa che può essere determinata da un agire superficiale e senza tentennamenti solo perché condiviso dal gruppo. Su tali premesse si basa il progetto Icaro della Polizia stradale che attraverso il metodo dell’educazione emozionale intende raggiungere i giovani sensibilizzandoli al valore della vita attraverso il racconto delle esperienze di coloro che sono rimasti paralizzati a seguito di incidenti stradali.
In questo scenario sempre più drammatico e destabilizzante l’ecstasy rappresenta la droga più diffusa tra le nuove droghe; si trasforma in sostanza da prestazione e l’atmosfera collegata a essa diventa la vera padrona della situazione. Tale fenomeno non si verifica in tutti i locali da ballo, perché si calcola che su oltre cinquemila discoteche in Italia, la droga circoli in percentuale del 7-8 %, dove quasi la metà dei giovani consuma sostanze stupefacenti.
Secondo la psicologa e psicoterapeuta Maria Marcella Cingolani del portale web “ascolto-ansia.it”, le stragi del sabato sera sembrano rappresentare la voce di tanti giovani che attraverso la metafora del ballo esprimono il loro disagio rispetto a un’impossibilità d’interrogarsi sulla propria esistenza, sull’opportunità d’interrogarsi sul proprio desiderio represso e annullato da un bisogno di consumo immediato, generalizzato, imposto come irrinunciabile.
Attualmente il tempo necessario per ognuno di riflettere sulle possibili scelte, sulle possibili opportunità, sulla ricerca di un desiderio particolare, pare aver perso la sfida per soccombere al consumo di tutto, in una frenesia che non concede tregua, pena lo spettro dell’emarginazione.
Dunque non sembra che i provvedimenti attuati sinora, come la chiusura anticipata dei locali o ancora il divieto di vendita degli alcolici, seppure utili, siano la risposta adeguata all’aspetto metaforico del ballo.
Sarebbe opportuno adottare la strategia dell’ascolto, ridare al tempo la sua collocazione di strumento indispensabile per consentire a ogni giovane di non sentirsi ghettizzato in una categoria, ma soggetto in grado di esprimersi, d’interrogarsi sulle proprie questioni, le proprie difficoltà di elaborare e costruire la propria identità.
La gente della notte sta diventando più responsabile al volante: nel 2016 sono calati gli incidenti e le morti sulle strade del “sabato sera”. Erano l’incubo dei genitori negli anni Ottanta e Novanta ma, secondo i dati della Polizia stradale e dell’Arma dei Carabinieri, ci sono stati 35 morti in meno. Le vittime rilevate dalle due forze di polizia sono state in tutto 119, mentre sono diminuiti anche gli scontri 2.730 (-224). «I primi segnali del 2016 sono positivi — spiega Roberto Sgalla, direttore centrale di tutte le specialità della Polizia — ed esprimo un cauto ottimismo perché i nostri dati tengono conto solo degli incidenti rilevati fuori dai centri abitati ma se anche all’interno delle città sono in calo possiamo ipotizzare che si iniziano a vedere i risultati congiunti dei controlli sempre più stringenti contro l’abuso di alcol e droghe per i guidatori unite alle tantissime campagne di prevenzione svolte in Italia».
Vale la pena sottolineare che l’età sempre più bassa dei frequentatori aggiunge un ulteriore livello di complessità. In Italia e non solo, la cultura del clubbing è diventata una pura impresa economica che resiste cercando di favorire l’evoluzione di un pubblico sempre più giovane.
Le grandi discoteche-marchio, quelle che ospitano dj-popstar attirano masse di giovanissimi.
Da sempre si è cercato di affrontare i due approcci del proibizionismo e della riduzione del danno: la differenza principale è che il primo, largamente sperimentato, si è rivelato fallimentare.
Il secondo, in Italia, non è mai stato adottato.
Lʼeffettiva mancanza riguarda l’elaborazione di una visione più ampia e radicale che non si concentri soltanto sul sintomo, ma individui anche le ragioni profonde per cui i ragazzini delle discoteche odierne appaiano sovente in cerca non più di una qualche forma di percezione alternativa del mondo, ma di un mero stato di non percezione ovvero di un blackout senza progetto.
In positivo o in negativo, la pista da ballo svela sempre qualcosa del mondo. I ragazzini sono una spia dei tempi, sono «i canarini della miniera».
Tuttavia, a cambiare negli anni, è stato il clima sociale in cui si svolgeva questo dibattito.
La concezione di alcuni, secondo cui le generazioni di un tempo manifestassero un rapporto più sano, o meno nichilista con le sostanze, rivela chiaramente un mutamento delle dinamiche sociali.
Chi assumeva sostanze nei decenni passati, lo faceva spesso nell’ambito di una sottocultura, come quella hippy o raver degli anni novanta, che creava un senso di comunità e conferiva all’assunzione di quelle sostanze significati culturali, legati a una visione del mondo, discutibile o meno che fosse.
Oggi gli adolescenti che frequentano la discoteca di Riccione Cocoricò, per citare un non lontano e tragico caso di cronaca, ci sembrano danzare nel vuoto.
In ultima analisi occorre modificare l’approccio psicologico alla guida da parte delle nuove generazioni affinché queste stragi siano contenute. È necessario iniziare a educare alla sicurezza stradale sin dalla più tenera età oltre che intervenire con attività di formazione specifiche per le due ruote, che rappresentano la tipologia di veicolo con il maggior numero di decessi tra i ragazzi, ed è necessario parlare sempre di più di responsabilità nel bere in senso generale e in correlazione alla guida. Una sfida per l’intera comunità è di sviluppare strategie efficaci per modificare il comportamento alla guida delle persone, ritenuto causa dell’80% circa di tutti gli incidenti stradali, affinché siano scoraggiate quelle attività ritenute inappropriate per una guida sicura e corretta. Purtroppo, l’elemento umano, soprattutto con riferimento al mondo giovanile, è, ed è sempre stato, il più difficile da influenzare e correggere, anche se il campo in cui operare e la direzione da seguire è quella che consente a un “guidatore” di non morire sulla strada.

Sitografia

http://www.interruzioni.com/stragisabato.htm

http://www.polizialocalepadova.it/index.php/chi-siamo/2013-11-11-12-13-23/reparti/reparto-radiomobile/13-comunicati/147-riflessioni-psicologa

https://www.ars.toscana.it/files/eventi/eventi_2012/incidenti_strad_27_09_2012/2012_9_27_presentazione_oss_incidenti_palladino_1.pdf

http://www.corriere.it/cronache/17_gennaio_03/calo-stragi-sabato-sera-7d39c45c-d19b-11e6-a55b-632cc5cf8e9f.shtml

http://www.fondazioneania.it/export/sites/fondazione/it/pubblicazioni/Statistiche/Incidentalita_stradale_dei_giovani_sotto_i_30_anni.pdf