Teatroterapia: La riabilitazione psichiatrica incontra il teatro

Dott.ssa Angela Trojani

Dirigente Psichiatra

CSM Area 5 DSM

ASL Bari

Collaboratori:


Madia Carparelli

Dirigente Psicologo, CSM Area 5 DSM ASL BA

Angelita Moschetti

Educatore professionale, Regista teatrale, Consulente

Alfredo Sgaramella

Direttore, CSM Area 5 DSM ASL BA

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Abstract

Il teatro con i suoi molteplici linguaggi apre canali comunicativi fra psichiatria – individuo e sociale. In questo scambio, la psichiatria considera la “persona” prima ancora della sua malattia, con i suoi valori e diritto di cittadinanza e la comunità accoglie le fragilità interne ad essa, riconoscendo il disagio psichico. La consapevolezza delle fragilità delle persone porta a un’esigenza di riconoscimento sociale. Attraverso il laboratorio teatrale si sviluppa un percorso che mette in gioco attori e autori in grado di scegliere quale ruolo recitare, in quale azione, personaggio e testo sperimentarsi. Il teatro raccontando la fragilità, la porta sulla scena in mezzo alla comunità, costringendo quest’ultima ad interrogarsi sulle parti sociali che la compongono, sulle loro identità e modalità di esistere all’interno di essa. Nel corso degli ultimi 5 anni, il Centro di Salute Mentale Area 5 DSM ASL BA, con l’ausilio di un consulente regista teatrale, nonché educatore professionale, ha realizzato percorsi riabilitativi strutturando laboratori di teatroterapia. Per la realizzazione di tali progetti, annualmente sono stati individuati gruppi di 6/10 utenti in carico al Servizio, con età media compresa fra 25/35 anni, affetti da patologie psichiatriche di grado moderato e grave. Con gli stessi si sono tenuti inizialmente incontri finalizzati ad una definizione condivisa del progetto, riunioni di gruppo preliminari aperte anche ai familiari; quindi una precisa formulazione di percorsi individualizzati all’interno del progetto, d’intesa con i tecnici del laboratorio. In due tempi, all’inizio (T°) e alla fine dell’attività progettuale (Tˡ), sono stati somministrati test di personalità e rating scales: MMPI-2; scale di valutazione della depressione (test di ZUNG), test sulla valutazione dei ritmi neurovegetativi, test della qualità di vita (Q les Q), GAF e costante attività di supervisione da parte degli operatori del CSM. Il laboratorio si è concluso con la presentazione di un lavoro teatrale rivolto al pubblico e gli stessi utenti attualmente continuano il percorso di laboratorio teatrale in una dimensione di teatro sperimentale avanzato. I risultati ad oggi ottenuti hanno dato indicazioni sugli effetti terapeutici riabilitativi ed evidenziato miglioramenti della qualità della vita degli utenti. L’esperienza teatrale favorisce il benessere psicofisico e sociale; sviluppa potenzialità creative e di socializzazione; valorizza la fantasia e l’espressività mimica; una maggiore coscienza di sé attraverso la consapevolezza del gesto, del movimento, della voce, del suono e della narrazione.

Introduzione

Una definizione dell’OMS recita:
“La riabilitazione è un processo che deve facilitare, agli individui con disabilità, l’accesso a tutte le opportunità per raggiungere il livello ottimale di funzionamento autonomo nelle comunità di appartenenza. Questo sia orientandosi a migliorare le competenze individuali, sia ad introdurre modificazioni ambientali che creino le condizioni per la migliore qualità di vita possibili”.
In questa dimensione si inserisce il Laboratorio Teatrale, attivo da sei anni presso il Presidio Territoriale di Monopoli del Centro di Salute Mentale Area 5 del Dipartimento di Salute Mentale della ASL di Bari. Il laboratorio si sviluppa in progettualità annuali che coinvolgono gruppi di 6-10 pazienti in carico al servizio, affetti da patologie psichiatriche di grado moderato e grave in trattamento terapeutico-riabilitativo integrato: trattamento farmacologico, supporto psicologico e psicoterapeutico, riabilitazione psico-sociale . Il teatro racconta la fragilità e la porta in scena in mezzo alla comunità, costringendo quest’ultima a interrogarsi sulle parti sociali che la compongono, sulle loro identità e modalità di esistere all’interno di essa.
Il laboratorio teatrale opera in due direzioni convergenti: dall’esterno, intervenendo sul corpo, sulla postura, sul movimento, sul linguaggio; e dall’interno, attraverso l’analisi del personaggio e la comprensione dei suoi movimenti emotivi. Così inteso, il laboratorio assume le caratteristiche proprie di un approccio riabilitativo interdisciplinare le cui basi teoriche sono rintracciabili in diversi ambiti: Antropologia, Sociologia, Psicologia, Psicoterapia, Teatro, Teatro sociale, inserendosi a pieno titolo nel vasto campo delle “Artiterapie espressive” oggi molto utilizzate come strumenti di prevenzione in contesti sociali, pedagogici e sanitari.
Per i nostri pazienti essere in grado di gestire le emozioni di un personaggio rappresentandolo nella funzione scenica, può convincere che sia possibile interpretare, possedendolo e gestendolo, il copione della propria esistenza, uscendo dal ruolo passivo e impotente che spesso la malattia impone a chi ne è portatore.

Metodologia

Nell’ambito dell’ordinaria attività riabilitativa dal 2013, si sono svolti presso il CSM laboratori teatrali affidati ad un Tecnico esterno strettamente monitorato e supervisionato dagli operatori del Servizio. Annualmente sono stati condotti progetti su gruppi di 6-10 utenti. Nel 2016 il gruppo che ha partecipato al laboratorio teatrale era costituito da 7 utenti: 4 maschi e 3 femmine, età media 28 anni, affetti da disturbi dell’umore e disturbi di personalità.Durante la fase preliminare si sono tenuti incontri tra operatori, con e senza utenti, finalizzati ad una elaborazione condivisa del progetto ed alla definizione di percorsi individualizzati. In due tempi, all’inizio T° e alla fine dell’attività progettuale Tˡ, sono stati somministrati test di personalità e rating scales: MMPI-2; scale di valutazione della depressione (test di ZUNG), test della qualità di vita (Q les Q) e GAF. Nel corso del progetto costante è stata la supervisione da parte degli operatori del CSM.
Il laboratorio ha avuto una durata complessiva di sei mesi, articolato in incontri bisettimanali della durata di due ore. Il consulente tecnico ha strutturato il laboratorio in tre fasi:
1° FASE: esercizi propedeutici finalizzati a prendere confidenza con il teatro e con lo spazio scenico; lavoro sulle capacità espressive del corpo e della voce; percezione dello spazio; linguaggi non verbali: musica, danza, maschere. Introduzione alle tecniche dell’improvvisazione: improvvisazioni personali e di gruppo partendo dalle tematiche individuate.
2°FASE: incentrata sull’assemblaggio delle varie esperienze; individuazione dei ruoli rispetto alle attitudini personali di ognuno; definizione dei ruoli lavorando sul personaggio; ripetizione e memorizzazione; assemblaggio delle scene.
3°FASE: allestimento e messa in scena dello spettacolo.

Obiettivi

– Aiutare i partecipanti a esprimersi utilizzando molteplici linguaggi: espressione verbale, mimica, corporea, facilitando lo scambio tra il proprio mondo interno e la corazza corporea che lo contiene.
– Togliere le etichette e ridurre lo stigma, restituire individualità al paziente, creare quel tessuto di empatia, culturale e poetica, che permette di sentire il rapporto con chi riteniamo diverso da noi come momento di incontro e di riconoscimento.
– Crescere insieme al gruppo, imparare a conoscere meglio se stessi e le proprie risorse, acquisire consapevolezza delle proprie potenzialità espressive e comunicative, verbali e mimico-gestuali.


Risultati

L’esperienza teatrale ha evidenziato miglioramenti della qualità di vita degli utenti, favorendo il benessere psicofisico e sociale. In particolare, migliori risultati sono stati osservati nella sfera della gravità degli indici depressivi ma il laboratorio ha anche manifestamente favorito lo sviluppo di potenzialità cognitive, creative e di socializzazione, e ha valorizzato la fantasia e l’espressività mimica. Evidente è stato il superamento della paura dello stigma: i partecipanti, non più preoccupati dal timore della connotazione sociale di fronte al contesto di appartenenza hanno deciso di inserire sulla locandina dello spettacolo, realizzato e messo in scena, il loro nome e cognome e non più le sole iniziali, come nel passato. Lo stesso gruppo di utenti, a tutt’oggi, continua il percorso del laboratorio teatrale con l’auspicio di strutturare una vera compagnia teatrale impegnata nella dimensione di un teatro sociale avanzato/integrato. Il 70% degli utenti che negli anni hanno partecipato ai laboratori teatrali, attualmente è impegnato in attività lavorative, e continua a frequentare il CSM per controlli periodici in una dimensione di monitoraggio e sostegno.

Discussione



Il laboratorio teatrale, anche se ampiamente utilizzato nelle attività riabilitative, continua a mantenere una condizione di “aspecificità”, ancora poco validata sperimentalmente. Le artiterapie, infatti, in quanto tali si collocano al confine tra scienza ed arte e si trovano a dover affrontare un urgente problema comune a tutte le pratiche terapeutiche: quello di elaborare e rendere condivisibili gli strumenti di osservazione e di valutazione del processo di cambiamento. Per cui sono necessari ulteriori studi e approfondimenti per saggiarne la effettiva efficacia terapeutica nella riduzione sintomatologica e nella cura dei disturbi mentali. Esso però si mostra come un potente fattore di riabilitazione psico-sociale con evidente capacità di catalizzare processi di miglioramento espressivo e di consapevolezza di sé, propedeutici rispetto alla autonomia ed alla socializzazione ed all’inserimento lavorativo dei pazienti psichiatrici. Uno strumento in grado di determinare un cambiamento non solo rispetto ai comportamenti ma soprattutto in relazione al “modus operandi/vivendi”.
Da una profonda riflessione sulle possibili dinamiche verificatesi all’interno dei laboratori è emerso come il lavoro con gli utenti non si sia mai configurato come “uno stare a guardare ma come un “vivere con”, condizione questa verificatasi grazie ad una implicazione emotiva ed essenziale del tecnico che non si è mai fermato alla descrizione del comportamento dell’utente, ma ha sempre voluto comprenderne l’intenzionalità, la motivazione del mondo sottesa. Questo approccio, che trova riscontro in tecniche pedagogiche, ha visto gli operatori del CSM ed il tecnico assumere una posizione “entropatica” tale cioè da comprendere la visione del mondo dell’altro pur mantenendo ruolo ed asimmetria relazionale, con conseguente comprensione della situazione degli utenti andando oltre le diagnosi e le categorizzazioni sociali.
Assumendo questa particolare posizione il tecnico, sostenuto dall’equipe curante, ha svolto un ruolo chiave nel processo riabilitativo e rieducativo: “è stato un perturbatore strategicamente orientato”, creatore di esperienze vissute anche in prima persona. In questa dimensione il tecnico/educatore è stato sia regista che attore: è stato dentro e fuori dal processo e oscillando costantemente tra queste due posizioni, ha determinato un effetto riabilitativo attraverso l’esperienza che ha fatto vivere, di cui lui stesso ne è stato parte, in cui l’utente però non è più stato un soggetto passivo, destinatario cioè di un intervento le cui coordinate erano relegate nella sola testa dello psichiatra.
Il tecnico diventa quindi strumento educativo e luogo di esperienza: utilizzando le proprie esperienze esistenziali e professionali mette a disposizione sentimenti, pensieri, e azioni utili da un lato a comprendere la visione del mondo degli utenti, dall’altro ad aprire quei campi di esperienza che possono rappresentare per i pazienti occasioni preziose per ripensare non solo il rapporto con i propri cari, con l’autorità, ma più in generale il rapporto con gli altri. Il laboratorio teatrale contribuisce a creare “un” modello, e non “il” modello, stimolando così gli utenti alla pluralità delle modalità di “essere-nel-mondo” e di “dare significato” al mondo, a sé e agli altri. Nasce quindi l’esigenza di verificare la qualità della “presenza” del tecnico/educatore nelle esperienze riabilitative. Il processo ri-abilitativo infatti, se vuole essere tale richiede una presenza autentica di chi opera e, nel rapporto con l’utente questo aspetto rappresenta un elemento cardine per governare quelle dinamiche affettive attraverso cui si riesce a suscitare/alimentare quell’eros pedagogico che può accendere nell’altro il desiderio di implicarsi a sua volta nelle situazioni preposte.

Conclusioni

Si conferma sul piano empirico la validità del laboratorio teatrale nel migliorare la capacità di espressione, nel definire una maggiore coscienza di sè, attraverso la consapevolezza del gesto, del movimento, del suono, della voce e della narrazione. Palese è stata l’efficacia nella riduzione dello stigma. E’ necessario colmare il gap tuttora esistente tra evidenza empirica dei risultati e dei benefici riportati dai pazienti e validazione delle tecniche di intervento sia nella dimensione osservazionale quanto nella valutazione degli esiti.

Un ringraziamento particolare al Direttore del DSM ASL Bari Dott. Domenico Semisa, per la grande sensibilità e attenzione mostrata nel promuovere, sostenere e incoraggiare i percorsi riabilitativi all’interno del Dipartimento di Salute Mentale.