30 anni fa il mondo scopriva l’AIDS

Il 2 ottobre 1985, 30 anni fa, moriva di Aids, l’attore Rock Hudson, simbolo di mascolinità made in USA. E’ stata la prima celebrità internazionale ad ammettere di aver contratto la malattia e a morire per colpa del virus dell’HIV.

La notizia della malattia, insieme alla rivelazione sulla omosessualità dell’attore, divenne ufficiale il 25 luglio dell’85, dieci giorni dopo una conferenza stampa in cui Hudson si era presentato già molto debilitato. Due mesi più tardi la morte a Parigi, dove era andato con la speranza di ricevere una cura allora sperimentale per la quale, secondo alcune indiscrezioni pubblicate proprio quest’anno, avrebbe chiesto aiuto addirittura all’allora presidente Ronald Reagan, suo grande amico, che però si sarebbe rifiutato di fare pressioni.

La sua morte fece conoscere al mondo la gravità e i pericoli dell’epidemia di Aids che, negli anni 80, stava iniziando a dilagare senza controllo. Una sindrome che, fino a quel momento, si riteneva limitata agli emarginati della società, ai drogati e agli omosessuali. La morte di Hudson fece aprire gli occhi al grande pubblico e alla comunità scientifica.

“Effettivamente l’evento ha dato l’inizio alla parte “mediatica” dell’Aids – conferma Stefano Vella, direttore del dipartimento del Farmaco dell’Iss – che è continuata poi sulla spinta di molti altri personaggi famosi. Fortunatamente ora è sparita quest’enfasi, perchè non si muore più per la malattia, ma si è arrivati all’eccesso opposto, si crede che non ci sia più e invece ci sono 2 milioni di nuove infezioni ogni anno in tutto il mondo”.

 La storia dell’Aids in questi 30 anni, sottolinea Vella, non ha eguali nella medicina. “I farmaci sono arrivati nel ’96, ci sono stati dieci anni di tragedia in cui le persone morivano come mosche – ricorda l’esperto, uno degli estensori delle linee guida dell’Oms sulla malattia -. Quando Rock Hudson si è infettato il virus non era stato neanche ancora descritto.

Quello che fa pensare è quanto sia cambiata la storia della malattia, è una cosa che mette un po’ i brividi, in pochissimo tempo si è passati da una malattia sempre mortale alla situazione di oggi. Oltre al successo della medicina c’è anche il tema dell’accesso alle cure, questa è stata l’altra grande epopea dell’Aids, che ha fatto capire che non basta trovare la cura nel nord del mondo ma anche trovare il modo di distribuirla a tutti quelli che ne hanno bisogno. Tutti noi medici siamo diventati anche un po’ attivisti in questo campo, e anche questo non si era mai visto prima”.