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Addio vecchi raggi X, ora più precisi e sicuri con il grafene Per apparecchiature low-cost

La tecnica usata da oltre un secolo per produrre i raggi X potrebbe presto andare in pensione: questo grazie al materiale delle meraviglie, il grafene, che opportunamente stimolato da un laser è in grado di generare raggi X più precisi, potenti e sicuri. Lo dimostrano le simulazioni elaborate dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Photonics, potrebbe aprire la strada ad una nuova generazione di macchinari portatili low-cost per la produzione di raggi X, utili in medicina così come nello studio dei materiali. I ricercatori stanno provando a realizzare un prototipo in grado di produrre radiazioni nell’infrarosso: l’obiettivo è quello di riuscire a produrre i primi raggi X entro i prossimi tre anni.
Per ottenere raggi X molto potenti e precisi, solitamente si sfrutta l’oscillazione di particelle ad alta energia che vengono prodotte all’interno di complessi e costosi acceleratori. ”’La nostra tecnica in questo senso è unica – spiega il ricercatore Ido Kaminer – perché è la prima non basata sull’accelerazione degli elettroni”.
Nelle simulazioni in laboratorio, i ricercatori hanno dimostrato che colpendo con un raggio laser un foglio di grafene (formato da un sottilissimo strato di atomi di carbonio), è possibile generare sulla sua superficie delle onde (chiamate ‘plasmoni’) che possono essere stimolate a produrre radiazioni di qualunque lunghezza d’onda, dall’infrarosso al visibile fino ai raggi X. 
La radiazione può assumere una lunghezza d’onda uniforme, ben allineata e facilmente modulabile, proprio come quella di un laser. Sfruttando questa tecnologia si potrebbero dunque fabbricare nuovi macchinari per produrre raggi X più precisi (utili per studiare i materiali a livello atomico) e a basse dosi (dunque più sicuri per i pazienti che devono sottoporsi ad una radiografia).