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Alzheimer, programma di assistenza potenzia gli effetti della memantina

Con cura personalizzata aumenta efficacia di 7,5 volte

Un programma specifico di assistenza ai malati riesce a potenziare gli effetti della memantina, uno dei pochi farmaci contro l’Alzheimer approvati per l’uso in fase avanzata. Lo ha dimostrato uno studio della New York University presentato alla Alzheimer’s Association International Conference 2017 di Londra.
I ricercatori hanno arruolato 20 coppie paziente-caregiver, ovvero il familiare che si prende cura del malato, assegnandole a caso al programma personalizzato o alle cure standard. Il primo, chiamato Comprehensive, Individualized, Person-Centered Management program (CI-PCM), prevede un training specifico del caregiver, una valutazione del luogo dove risiede il paziente, visite periodiche a casa da parte di uno specialista e anche un gruppo di supporto per chi assiste il malato. Dopo 28 settimane i due gruppi di malati sono stati giudicati con un questionario che misura la perdita di abilità nell’eseguire attività i tutti i giorni, dal lavarsi al vestirsi. Il gruppo che aveva il farmaco e l’assistenza ha ottenuto punteggi 7,5 volte migliori rispetto a quello con il solo farmaco. “Chi studia Alzheimer e demenza sa già che i farmaci da soli non sono abbastanza per fermare la progressione della malattia – scrivono gli autori -. Noi abbiamo dimostrato che un programma incentrato sul paziente può portare benefici significativi nelle attività di tutti i giorni, che sono importanti per gli individui con l’Alzheimer e per chi se ne prende cura”.