fbpx

E anche nello spazio la prima mappa del Dna

In vista dei viaggi su Marte e per cercare vita su altri pianeti

Per la prima volta è stata ottenuta una mappa del Dna nello spazio. L’esperimento, condotto sulla Stazione Spaziale dall’astronauta americana Kate Rubins, è già considerato un rivoluzionario giro di boa per la biologia e la medicina.

Oggi sequenziare un campione genetico in un laboratorio a Terra è un’operazione quasi di routine, ma fare lo stesso nello spazio è ancora molto difficile. Fornire agli astronauti uno strumento del genere potrebbe avere molte applicazioni sia per le missioni attuali che per i futuri viaggi nel Sistema Solare.

Si potrebbero, ad esempio, fare diagnosi per eventuali malattie dell’equipaggio, identificare microrganismi indesiderati all’interno della base oppure fare analisi per cercare forme di vita su altri pianeti. I principali problemi sono dovuti proprio alla quasi totale assenza di gravità (microgravità), che rischia di compromettere il funzionamento degli strumenti. Per questo i ricercatori della Oxford Nanopore Technologies hanno messo a punto un dispositivo chiamato MinION, che riesce a scomporre filamenti di Dna e a leggerli sfruttando impulsi elettrici fatti passare lunghi i filamenti genetici.

Lo strumento è stato testato per la prima volta a bordo della Stazione Spaziale, analizzando il Dna di campioni portati appositamente dalla Terra. Per verificarne la correttezza, lo stesso lavoro è stato fatto in contemporanea, su campioni analoghi, da biologi in laboratori terrestri. Il prossimo passo della missione sarà preparare i campioni direttamente nello spazio ed eseguire analisi anche sull’attività dei geni degli astronauti per verificare se questa viene in qualche modo alterata dalla vita a gravità zero.