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Anziani: la presenza di parenti e amici riduce la perdita di neuroni

Avere una vita costellata da tante persone, familiari, amici e un solido sostegno sociale protegge il cervello dell’anziano dai segni tipici dell’invecchiamento, atrofia cerebrale, perdita di neuroni e alterazioni della materia grigia e delle connessioni nervose (materia bianca)
Lo dimostra uno studio pubblicato sul Journal of American Geriatrics Society e coordinato dall’italiana Caterina Rosano che lavora all’università di Pittsburgh e diretto da Jason Flatt dell’Università di San Francisco.
Questo lavoro, spiegano Rosano e Flatt in un’intervista all’ANSA, è uno dei primi in cui si è andato a valutare l’impatto delle reti sociali sul cervello degli anziani, osservandolo in maniera oggettiva con una risonanza magnetica.
Gli esperti hanno coinvolto 1580 soggetti di età media 79 anni e tutti sani (senza segni di demenza). Confrontando le immagini del cervello di ciascun anziano con le informazioni acquisite sulle dimensioni della rete sociale dell’anziano stesso, è emerso che più persone ci sono nella vita di un anziano, minori segni di anomalie cerebrali e di atrofia e perdita di neuroni si riscontrano nel suo cervello. Quindi a parità di età e altri fattori un anziano che gode di vicinanza e supporto di molti parenti e amici ha un cervello più giovane.
“Le associazioni trovate tra reti sociali e salute cerebrale – commenta Rosano – indicano che il cervello dell’anziano potrebbe essere ancora “influenzabile” e modificabile, perfino a 70 e 80 anni. Questo è molto importante, perché godere di una fitta rete sociale potrebbe essere un strumento di intervento per promuovere la salute cerebrale negli anziani. Nonostante sia noto a tutti noi che ci sono effetti benefici nel passare del tempo in compagnia di amici e familiari – precisa – questo studio è uno dei primi a dimostrare che ci sono anche degli aspetti positivi misurabili obbiettivamente con una risonanza magnetica. Il lavoro prosegue: “adesso stiamo studiando il cervello dell’anziano usando uno scanner molto più potente di quello utilizzato in questo studio”, conclude, che permetterà di vedere più da vicino anche il più piccolo e precoce segnale di malattia cerebrale.