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Artrodesi e protesi di caviglia, intervista al dott. Luigi Milano

Mentre per anca e ginocchio l’intervento di sostituzione protesica è una pratica piuttosto diffusa, per la caviglia l’esperienza è ancora relativamente recente.
Il trattamento, in caso di grave artropatia degenerativa o infiammatoria con importante compromissione articolare, consiste, sostanzialmente, nella sostituzione protesica (soluzione scontata per anca e ginocchio) o nell’intervento di artrodesi, cioè il bloccaggio chirurgico definitivo dell’articolazione.
Ne abbiamo parlato con il dott. Luigi Milano, specialista in ortopedia e traumatologia e chirurgia del piede e della caviglia.
La scarsa diffusione della protesi di caviglia dipende da due motivi principali ha spiegato. Intanto dalla efficacia dell’intervento di artrodesi se eseguito con buona tecnica e con corretto posizionamento dei segmenti ossei (80% di buoni risultati a 20 anni dall’intervento), poi per la scarsa sopravvivenza degli impianti protesici con i modelli utilizzati fino a circa 20 anni fa (40% di fallimenti a 5 anni).
Tutto ciò ha determinato scarso interesse da parte dei chirurghi, scarso interesse da parte delle ditte costruttrici delle protesi e scarsa ricerca sull’argomento.
Tuttavia negli ultimi 20 anni si è verificata una inversione di tendenza con comparsa di modelli protesici più affidabili nonostante la grande difficoltà tecnica nella protesizzazione di una articolazione molto complessa dal punto di vista biomeccanico qual è la tibiotarsica.
Per contro l’intervento di artrodesi, pur essendo una valida alternativa, determina sovraccarico sulle articolazioni vicine che a lungo andare possono deteriorarsi, comporta una inevitabile alterazione della marcia e non è scevro da complicanze (fino al 10% di reinterventi per mancata fusione).
Le protesi di caviglia attualmente utilizzate sono tutte costituite da tre componenti; due componenti in metallo (leghe in cromo-cobalto con rivestimento in titanio-idrossiapatite) rispettivamente per la tibia e per l’astragalo ed un menisco mobile interposto in polietilene. L’intervista è stata realizzata nell’ambito del Convegno “Il piede piatto dell’età evolutiva, diagnosi e trattamento”, presidente dott. Alessandro Prestianni, presidente onorario dott. Gianfranco Longo.