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Correre è uno sballo. La corsa attiva la stessa area del cervello della cannabis

Che correre facesse bene era già risaputo, ma che facesse gli stessi effetti della cannabis, causando benessere e dipendenza è la scoperta di un team di ricercatori di Oxford.

Il gruppo di ricerca guidato da Johannes Fuss, ha scoperto che, inducendo una corsa forsennata in alcuni topi, questi ultimi reagivano meglio allo stress e davano segni di benessere rispetto ai topi “pigri”.

Il tutto, secondo gli scienziati, è legato ad un effetto sul cervello simile a quello successivo al consumo di marijuana. La corsa attiverebbe gli stessi recettori dei cannabinoidi, alleviando il dolore e facendo sentire meglio la persona, esito che ha ripreso i risultati di precedenti ricerche per le quali l’effetto ‘anti-stress’ della corsa era causato dagli alti livelli di beta-endorfine e ad un meccanismo simile a quello della morfina.

Tuttavia, stando al nuovo studio, le endorfine sono troppo grandi per passare attraverso la barriera emato-encefalica e gli scienziati hanno sottolineato come sia più probabile che ad essere coinvolti siano i recettori dei cannabinoidi, cosa che, tra l’altro, già avviene per l’appetito o la sensazione del dolore.

Lo studio, pubblicato sulla rivista PNAS, concentra la sua attenzione su un’altra molecola presente nel sangue dei corridori, l’anandamide, una delle principali molecole prodotte dall’organismo che si legano agli stessi recettori dei neuroni e anche il principale principio attivo della cannabis. Sarebbe quest’ultima a dare quella sensazione di benessere e di euforia tipica dell’ebbrezza da cannabis.

La scoperta potrebbe avere delle implicazioni importanti nell’ambito della lotta all’ansia e allo stress. Sostanze simili alla cannabis, come l’anandamide, sono presenti in numerosi alimenti e sono facilmente sintetizzabili.