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Dalle staminali, ipofisi di “riserva”

Apre la porta a nuove cure

Funziona, come una vera e propria fabbrica di ormoni, l’ipofisi ‘di riserva’ ottenuta in laboratorio a partire da cellule staminali umane: impiantata sotto cute nei topi, ha dimostrato di poter rimpiazzare la ghiandola regina del sistema endocrino che alla base del cervello secerne tutti gli ormoni necessari a dirigere la crescita dell’organismo, la risposta allo stress e le funzioni riproduttive.
Il risultato è pubblicato sulla rivista Stem Cell Reports dallo Sloan Kettering Institute for Cancer Research di New York.


Pur essendo ancora agli inizi, la ricerca getta le basi per future terapie cellulari che potrebbero curare definitivamente l’insufficienza ipofisaria e le alterazioni ad essa collegate, come il nanismo e l’invecchiamento precoce. 

Il deficit di attività dell’ipofisi può essere dovuto a diverse cause, come tumori, difetti genetici, traumi cranici, malattie infettive o immunitarie, ma anche radioterapia dei tumori cerebrali. Le conseguenze sono molteplici e particolarmente severe nei bambini, che possono manifestare alterazioni nella crescita, nell’apprendimento e nella maturazione sessuale. Chi soffre di insufficienza ipofisaria è costretto ad assumere a vita una costosa terapia ormonale sostitutiva, che però non riesce a mimare perfettamente la complessa regia dell’ipofisi in sintonia con gli altri organi.


Per superare questo problema, i ricercatori hanno coltivato in laboratorio delle cellule staminali umane pluripotenti, che sono state indotte a differenziarsi nei diversi tipi cellulari che compongono l’ipofisi, esponendole con una precisa tempistica a particolari molecole-segnale cruciali nello sviluppo embrionale. 

Le cellule organizzate in tessuto sono state impiantate nei topi privati dell’ipofisi e dopo poco sono entrate in funzione, producendo prolattina, ormone adrenocorticotropo (Acth), ormone follicolo-stimolante (Fsh) e riuscendo a scatenare la giusta risposta ormonale nelle ghiandole surrenali. In futuro, spiegano i ricercatori, questo tessuto ipofisario di riserva potrebbe essere prodotto ‘su misura’ per ciascun paziente.