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Di gran moda test del Dna, ma ininfluente sulle abitudini dannose

Contrariamente alle aspettative dei medici infatti, una volta che si e’ saputo di essere piu’ a rischio di ammalarsi di cancro, una patologia cardiaca o l’Alzheimer, quasi nessuno abbandona le abitudini dannose per la salute a favore di altre piu’ sane. Lo hanno verificato gli esperti di tre universita’ inglesi (Cambridge, Manchester e Imperial college di Londra), che hanno passato in rassegna 18 diversi studi sull’efficacia di informare le persone sul loro rischio genetico di avere malattie cardiache, Alzheimer e cancro. La conclusione e’ che i test genetici, che rivelano il rischio di sviluppare una malattia, in realta’ incidono molto poco sullo stile di vita della persona.

Quasi nessuno ad esempio smette di fumare, riduce il consumo di alcol o fa piu’ esercizio fisico. Pubblicata sul British medical journal, la ricerca ha riscontrato infatti che venire a conoscenza del proprio rischio personale attraverso il Dna non spinge le persone a cambiare stile di vita, proteggendosi la pelle dal sole, cambiando dieta, sottoponendosi a screening o ricorrendo a programmi di supporto.

”Comunicare il rischio di malattia sulla base del Dna – scrivono i ricercatori nello studio – ha un impatto poco o nullo nel ridurre i comportamenti dannosi per la salute”.

Nonostante questo continuano a moltiplicarsi le offerte dei test del Dna. E’ di qualche giorno fa ad esempio l’annuncio di un’azienda americana, Veritas Genomics, start up della Harvard university, che da aprile sara’ offrira’ la mappatura dell’intero genoma al costo di 999 dollari. Per questa cifra sara’ possibile avere anche una consulenza con un genetista sui risultati e consigli personalizzati in base al proprio Dna, tutto tramite app. Il servizio promette di fornire valutazioni su una serie di aspetti della vita dai piu’ futili al rischio delle peggiori malattie, comprese 150 mutazioni del Dna legate al rischio di tumori. Il test andra’ ordinato da un medico, e prima di ottenerlo chi lo acquista dovra’ sottoporsi a un counseling con un genetista in video o tramite app. E’ invece partito lo scorso anno il progetto BabySeq negli Usa per sequenziare quasi tutto il Dna dei bambini a caccia delle possibili future malattie. L’obiettivo e’ stabilire se la procedura salverebbe effettivamente delle vite o sarebbe solo uno spreco di soldi. I risultati saranno pronti tra un anno.