DISIDRATAZIONE DEI NEONATI. SINTOMI, RIMEDI E RISCHI

I neonati, specialmente nei primi mesi, sono i più esposti alla disidratazione per via della pelle più sottile, di una maggiore superficie della testa in proporzione al resto del corpo (da cui si disperde maggiormente sudore) e perché non è in grado di esprimere la sete se non con una generale irrequietudine.

La SIN, Società Italiana di Neonatologia, ha individuato una triade di sintomi che ci possono aiutare le mamme e i papà a capire quando il loro figlioletto ha bisogno di idratazione.

Eccessiva sonnolenza, mucose secche e pannolino troppo frequentemente asciutto, sono questi i campanelli dall’allarme che tutti i genitori dovrebbero ascoltare per prevenire problemi ben più gravi.

“Con il caldo bisogna stare attenti a possibili sintomi – spiega Marcello Lanari, consigliere della Società Italiana di Neonatologia – e ricordare che il neonato va attaccato più frequentemente al seno per un adeguato apporto idrico. Se prende latte in formula, ma in giusta quantità, non c’è bisogno di aggiungere acqua”.

“Nei casi gravi vediamo sintomi come avvallamento della fontanella anteriore, sonnolenza o un leggero aumento di temperatura corporeo che nel bambino più grande può diventare anche febbre”, specifica Lanari. Ma quando si arriva a questo punto la situazione può già essere grave. “La prevenzione è tutto. Non deve essere esposto a temperature elevate, mai al sole diretto e se si esce il capo va coperto. Verificare poi se fa pipi regolarmente. Ma niente acqua in più”. Che sia in formula o della mamma, il latte, se ingerito nella giusta quantità, basta al neonato.

“Se prende il latte materno, va bene proporgli il seno più frequentemente. La mamma però deve bere più del solito, non perché così cambierà la composizione del latte, ma perché così non rischia di disidratarsi lei”. Se invece il bimbo prende latte in formula non bisogna modificare numero di poppate né la composizione, magari aggiungendo acqua. “In questo caso l’unica cosa è essere certi che termini i pasti. Se il bambino è in stato di disidratazione, infatti, tende a essere soporoso, richiede meno spesso il pasto e fa fatica. Infatti un mancato incremento di peso può sottolineare scarso apporto di latte e quindi di liquidi”. A partire dai cinque mesi, invece, specie se già si è iniziato a introdurre alimenti solidi, “va bene proporre spesso acqua, che però deve essere a temperatura ambiente, non di frigo e non scaldata”.