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Epidemie rumorose ed epidemie silenziose: regoliamo il volume. Contributo degli Ortopedici alla riduzione delle infezioni globali

La pressione mediatica sulla SARS-COV-2 sembra oscurare la costante presenza di precedenti epidemie virali e di patologie infettive “storiche”.

Abstract

L

a pressione mediatica sull’attuale pandemia da SARS-COV-2 sembra oscurare la costante presenza di precedenti epidemie virali e di patologie infettive “storiche” come ad esempio la TBC.

I volumi epidemiologici in termini di nuovi infetti e decessi infatti non sono infatti paragonabili in termini di gravità. In particolare si rimarca la costante ed antica presenza di nuovi infetti e decessi che ogni anno sono provocati dalle infezioni nosocomiali il cui costo economico e sociale pesa sempre di piu’ sul bilancio sanitario.

Il maggior numero di di interventi chirurgici in cui si prevede l’impianto di materiale estraneo viene eseguito nell’ambito della chirurgia Ortopedica con mezzi di sintesi e protesi articolari.E’ in questo settore che diventa decisiva l’azione preventiva sulle infezioni nosocomiali e l’auspicio della formazione di medici e presidi per il controllo di queste infezioni e di chirurghi specialisti nel trattamento ricostruttivo.

 

Autori

Dott. Carlo Luca Romanò – Gruppo Policlinico di Monza, Clinica San Gaudenzio, Novara, Studio Medico Cecca-Romanò, Milano.

Dott. Maurilio Bruno – Gruppo Policlinico di Monza, Clinica San Gaudenzio, Novara.


I mass-media hanno suonato un’unica sveglia nel mondo negli ultimi mesi. Nel terzo millennio, nella nostra epoca così tecnologicamente avanzata e nonostante i sorprendenti progressi nel campo dell’igiene e della medicina, i microrganismi osano ancora minacciare la vita umana … Ma è davvero una novità così grande?

Come si confronta la pandemia di COVID-19 che stiamo vivendo con altre infezioni, che non ottengono la prima pagina sui giornali, non si presentano in televisione nelle “breaking news” e non provocano contromisure e allarmi eccezionali, tali da cambiare totalmente la vita delle popolazioni e consentire ai governi di sopprimere le più elementari libertà delle persone?

Soffermiamoci per un momento a esaminare l’impatto della pandemia attuale da COVID-19 (o secondo la nuova denominazione da SARS-COV-2), mettendola a confronto con altre malattie infettive, che colpiscono l’umanità da più di un decennio (influenza suina) a più di un secolo (tubercolosi) (v. Tabella 1).

Considerando il bilancio delle vittime, il virus SARS-COV-2 appare, al momento in cui scriviamo, ugualmente o addirittura meno associato a esiti fatali, rispetto ad altre malattie infettive di larghissima diffusione. Inoltre, il suo tasso di mortalità, secondo alcune analisi, potrebbe essere anche sopravvalutato, a seguito dei criteri utilizzati per testare le persone e delle modalità di registrazione delle cause (o concause) di morte.

I mass media hanno il potere di alzare o abbassare il volume…

I media svolgono un ruolo chiave nella promozione della salute pubblica e nell’influenzare il dibattito sulle questioni sanitarie; tuttavia, alcuni argomenti sembrano generare una risposta più forte da parte del pubblico e ciò potrebbe essere correlato al modo in cui i media costruiscono e recapitano i loro messaggi.

In “SARS Wars: An Examination of the Quantity and Construction of Health Information in the News Media”, gli autori scrivevano, già nel 2007, a proposito della sindrome respiratoria acuta che si era diffusa a quell’epoca: “I media hanno il potere di influenzare la percezione pubblica dei problemi di salute, scegliendo cosa pubblicare e il contesto in cui presentare le informazioni.

I media possono influenzare la tendenza di un individuo a sopravvalutare il rischio di alcuni problemi di salute, sottostimando il rischio di altri, influenzando in definitiva le scelte di salute“.

La copertura mediatica dell’epidemia di COVID-19 è stata, ed è tuttora, eccezionale con oltre 180.000 articoli pubblicati ogni giorno in settanta lingue dall’8 marzo all’8 aprile 2020.

Ci si potrebbe chiedere se questa enorme attenzione mediatica sia mai avvenuta in passato e, in tal caso, se questo si sia alla fine dimostrato benefico o addirittura semplicemente appropriato.

In effetti, possiamo guardare, ad esempio, a ciò che è accaduto dieci anni fa, durante l’ultima pandemia, la cosiddetta “influenza suina”.

Nel 2010, a un anno dall’inizio di quella pandemia, il numero di decessi era abbastanza simile a quello che possiamo aspettarci da SARS-COV-2, almeno sulla base dei dati attualmente disponibili; da notare che, come per la tubercolosi (e anche per l’influenza stagionale), mentre il virus SARS-COV-2 uccide quasi esclusivamente soggetti di età pari o superiore a 60 anni, spesso con altre malattie, l’influenza suina colpiva principalmente bambini, soggetti giovani o di mezza età .

Ora, se guardiamo indietro al modo in cui i mass media hanno coperto la pandemia di influenza suina H1N1, potremmo trovare molte somiglianze con l’attuale iperbolico approccio mediatico.

In un’analisi dettagliata pubblicata nel 2016 “Swine flu and hype: a systematic review of media dramatization of the H1N1 influenza pandemic”, gli autori hanno osservato: “La quantità di copertura era notevolmente elevata. Nei primi quattro giorni della pandemia (27-30 aprile 2009), i tre principali quotidiani di ciascuno dei 31 paesi europei hanno pubblicato circa 650-800 articoli su H1N1 al giorno.

Nella prima settimana (27 aprile – 3 maggio), questo ha riassunto un totale di 3463 articoli, un numero enorme considerando gli stessi media aveva pubblicato insieme 2824 articoli su tutti gli altri argomenti di salute in un periodo di un mese ”.

Se 3463 articoli in una settimana, sembravano “un numero enorme” in quel momento, che dire di circa 180.000 articoli al giorno, ovvero l’attuale copertura mediatica di SARS-COV-2, quattro mesi dopo l’inizio dell’epidemia?

Una volta che il volume della pandemia COVID-19 si abbasserà, potremo forse tornare ad occuparci delle epidemie silenziose, che continuano a uccidere tanto quanto quelle più rumorose e anche di più.

In particolare, esiste un’epidemia che tocca fortemente i pazienti di tutto il mondo e che va avanti silenziosamente da decenni, ricevendo poca o nessuna attenzione da parte dei mass-media: le infezioni ospedaliere o “nosocomiali” (cfr. Tabella 1).

Da notare che, secondo molti esperti, queste infezioni sarebbero ampiamente prevenibili con una frazione delle risorse e delle contromisure ora adottate per combattere la pandemia di COVID-19.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, “Ogni anno centinaia di milioni di pazienti sono affetti da infezioni associate all’assistenza sanitaria in tutto il mondo, con conseguenti perdite di mortalità e finanziarie significative per i sistemi sanitari. Di ogni 100 pazienti ospedalizzati in un dato momento, 7 nei paesi sviluppati e 10 nei paesi in via di sviluppo acquisiranno almeno un’infezione associata all’assistenza sanitaria. ” [9]

Un recente sondaggio, condotto nell’Unione Europea e nello Spazio Economico Europeo (UE / SEE) dal 2016 al 2017, ha rilevato 8,9 milioni di episodi di infezione associati all’assistenza sanitaria (8,9–15,6 milioni) all’anno.

Le infezioni del sito chirurgico e le infezioni correlate ai materiali impiantabili rappresentano una parte sostanziale delle infezioni associate all’assistenza sanitaria.

Circa 313 milioni di interventi chirurgici vengono eseguiti ogni anno in tutto il mondo. Con un’incidenza complessiva stimata del 6%, circa 18 milioni di nuove infezioni post-chirurgiche sono attese ogni anno a livello globale.

Tra le infezioni post-chirurgiche, le infezioni correlate all’impianto colpiscono da 1 a 1,4 milioni di pazienti ogni anno, con un tasso di mortalità dal 5% al ​​10% e un costo economico e sociale sorprendente. [11, 12]

L’Ortopedia è la prima specialità chirurgica nel mondo per uso di materiali impiantabili. Ogni anno in Italia circa 170.000 persone si sottopongono a un intervento di protesi totale di anca o di ginocchio, con un trend di crescita pari a circa il 10% annuo.

Decine di migliaia di pazienti sono trattati inoltre per fratture o lussazioni mediante l’impiego di altri materiali impiantabili, tra cui placche, viti o chiodi metallici.

Un numero crescente di biomateriali sono impiegati anche in traumatologia sportiva o nella correzione di varie deformità, dal semplice alluce valgo alla più complessa scoliosi, ma altresì per curare vari tipi di mal di schiena o nelle patologie tumorali.

Questa chirurgia di grande successo ed eseguita con materiali molto avanzati non è però esente da possibili complicanze, tra cui la più temibile è certamente l’infezione che si verifica in percentuale variabile tra l’1 e il 25%, a seconda del tipo di intervento e di paziente.

Si stima così che, solo in Italia, vi siano ogni anno tra gli 8.000 e i 10.000 nuovi casi di infezioni legate ai materiali impiantabili ortopedici o traumatologici, con costi sociali ed economici altissimi.

Le infezioni che si verificano dopo chirurgia ortopedica e traumatologica così come, più in generale, il trattamento delle infezioni ossee e articolari (Tabella 2) richiede un approccio multidisciplinare e una esperienza specifica.

Protesi articolari (anca, ginocchio, caviglia, ecc.) che si infettano o diventano dolorose, richiedono infatti chirurgie complesse e l’utilizzo di speciali strumentari.

Analogamente, fratture che non guariscono, o che sono state fissate con placche e viti o con chiodi che hanno avuto problemi d’infezioni (Fig. 1), oggi possono essere trattate con innesti ossei o con sostanze antibatteriche che permettono di salvare l’arto anche in casi complicati.

Qualora si associno difetti ossei e/o di copertura delle parti molli, si rendono necessari interventi di chirurgia ricostruttiva (Fig. 2).

Da molti anni ci siamo dedicati a questo settore fondando, tra l’altro, la World Association against Infection in Ortopaedics and Trauma (W.A.I.O.T.) che raccoglie circa 1500 chirurghi provenienti da 98 Paesi del mondo.

Mentre speriamo, come sembra, che l’attuale pandemia si risolva presto, non dobbiamo dimenticare che, invece, le infezioni nosocomiali sono una pandemia duratura, con un notevole impatto sui pazienti ortopedici e traumatologici e che quindi ogni sforzo deve essere fatto per ridurne l’incidenza e per curarne le conseguenze.

Solo ricorrendo a specialisti ed équipes chirurgiche dedicate si potrà dare una risposta adeguata, regolando il volume di questa epidemia silenziosa in modo che sia udibile da tutti e, soprattutto, dalle istituzioni preposte ad affrontare il problema.

Bibliografia

Tanya R. Berry, Joan Wharf-Higgins & P.J. Naylor (2007) SARS Wars: An Examination of the Quantity and Construction of Health Information in the News Media, Health Communication, 21:1, 35-44. https://ec.europa.eu/jrc/en/science-update/covid-19-media-surveillance-20200408

https://ec.europa.eu/jrc/sites/jrcsh/files/emm_covid-19_media_surveillance_-_8_april_2020.pdf

http://www.euro.who.int/en/health-topics/health-emergencies/coronavirus-covid-19/statements/statement-older-people-are-at-highest-risk-from-covid-19,-but-all-must-act-to-prevent-community-spread

Celine Klemm, Enny Das &Tilo Hartmann (2016) Swine flu and hype: a systematic review of media dramatization of the H1N1 influenza pandemic, Journal of Risk Research, 19:1, 1-0.

Pronovost P, Needham D, Berenholtz S, et al.  An intervention to decrease catheter-related bloodstream infections in the ICU.  N Engl J Med. 2006;355:2725-32.

https://www.healthypeople.gov/2020/topics-objectives/topic/healthcare-associated-infections#2

Romanò CL, Tsuchiya H, Morelli I, Battaglia AG, Drago L. Antibacterial coating of implants: are we missing something?. Bone Joint Res. 2019;8(5):199–206. Published 2019 Jun 5.

https://www.bloomberg.com/news/articles/2020-04-03/global-cost-of-coronavirus-could-reach-4-1-trillion-adb-says

Weiser TG, Haynes AB, Molina G, etal.Estimate of the global volume of surgery in 2012: an assessment supporting improved health outcomes. Lancet. 2015; 385: S11.

Curcio D, Cane A, Fernández F, Correa J. Surgical site infection in elective clean and clean-contaminated surgeries in developing countries. Int J Infect Dis. 2019 Mar;80:34-45. doi: 10.1016/j.ijid.2018.12.013.

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