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Formula calcola se anziano beve abbastanza o è disidratato

Messa a punto da un team della University of East Anglia in Gb

Ecco una semplice formula per calcolare – partendo dai risultati di alcuni semplicissimi esami del sangue che oggi si eseguono di routine – se l’anziano beve poco ed è disidratato: l”algoritmo della disidratazione” nell’anziano è stato messo a punto e convalidato su un gruppo di pazienti da un team della University of East Anglia in Gran Bretagna. Si tratta di una formula molto utile in ospedale perché permette di calcolare semplicemente se e in che misura l’anziano è disidratato senza dover fare esami aggiuntivi, ma semplicemente utilizzando i risultati di un esame del sangue che già si fa di routine ai degenti, spiega Nicola Ferrara, presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria. La formula è stata riportata sul British Medical Journal Open. ”Gli autori – precisa Ferrara – hanno validato un algoritmo che partendo dai valori di alcuni esami di laboratorio molto comuni (Sodiemia, Potassiemia, Uremia e Glicemia) è in grado di definire il grado di disidratazione del paziente”. ”Circa il 10% degli anziani è a forte rischio di disidratazione”, spiega Ferrara, sono tutti quegli anziani fragili con una o più patologie croniche e spesso in cura con molti farmaci. La disidratazione può essere pericolosa perché può mandare in sofferenza alcuni organi come rene, cuore e cervello. Inoltre può portare al fenomeno dell’emoconcentrazione con rischio di tromboembolismo, dall’embolia polmonare all’infarto o all’ictus. Oggi, spiega Ferrara, il goal standard per definire il livello di emoconcentrazione di un paziente è un esame che si chiama ‘osmolorità’, che, tuttavia, non viene routinariamente eseguito nei pazienti sia per i costi sia perché non è sempre reso disponibile dal Servizio sanitario. I ricercatori inglesi hanno dimostrato che si può ovviare a questo problema con una semplice formula per calcolare la disidratazione senza esami complessi e costosi ma con un banale esame del sangue. La disidratazione, sottolinea Ferrara, è una problematica importante nell’anziano, scatenata da vari fattori: in primis le persone anziane perdono lo stimolo della sete; poi spesso si disidratano perché fanno uso di diuretici o anche uso improprio di lassativi. L’anziano, senza patologie cardiache o renali, dovrebbe bere qualcosa come 10 bicchieri di acqua al giorno ed è importante sia stimolato a farlo. ”L’anziano (o chi ne ha cura) deve pensare all’acqua come a una delle tante pillole che assume tutti i giorni per le sue malattie croniche – sottolinea il geriatra – così come deve seguire scrupolosamente le terapie, deve altrettanto scrupolosamente ricordarsi di bere”, imparando a riconoscere segni di disidratazione come la cute secca e la bocca ‘impastata’.