GESTIONE DEL DOLORE. SOLO 2 MEDICI SU 10 SONO INFORMATI

La gestione del dolore, in Italia, fatica a trovare spazio. A dirlo è Massimo Magi coordinatore nazionale del progetto della Federazione dei Medici di Medicina Generale (Fimmg), nel corso della conferenza stampa di presentazione della “Giornata Cento Citta contro il Dolore”.

“Solo due medici di famiglia su 10 hanno una formazione sulla gestione del dolore. Gli altri hanno una conoscenza fatta sul campo, che consente di gestire il paziente, ma con variabilità di risultati e utilizzando strumenti spesso non specifici”. Per questo, ha continuato Magi, “stiamo lanciando il progetto InNov@fimg, che prevede la formazione di un medico esperto contro dolore, una sorta di coach che lavorerà all’interno delle strutture della medicina generale per formare i colleghi sulla gestione del problema”.

Un “allarme contro l’indifferenza rispetto al dolore inutile”, arriva da Sergio Zavoli, presidente onorario della Fondazione Isal, che promuove l’iniziativa. Servono, sottolinea Zavoli, “maggiori sforzi per sviluppare conoscenze. L’Italia, prima nel mondo a fare una legge contro il dolore potrebbe anche essere anche la prima a costituire un polo europeo di ricerca sul tema”. Tema che riguarda, tra l’altro, ben il 12% di persone che ha avuto un ictus e che vivono in media per 20 anni nel dolore senza che un farmaco sia in grado di lenirlo.

Lo dimostra uno studio pubblicato su “Pain research”, condotto da ricercatori della Fondazione Isal su un campione di 500 persone. “Il malato sente ancora nella parte lesionata del corpo – spiega William Raffaeli, presidente della Fondazione – una sensazione di bruciore, crampi o scosse. E i medici, non solo non riescono a curare il problema, ma neppure a comunicare al paziente quello che gli sta succedendo”. Se per gli adulti il dolore è un problema, lo è ancora di più per il bambino, dove, spiega Raffaeli “c’è ancora molta difficoltà di interpretazione del dolore così come difficoltà delle famiglie a utilizzare farmaci”. Inoltre sono pochi i trattamenti efficaci anche a causa dei pochi studi clinici”. La conseguenza è che spesso, non conoscendo la terapia del dolore, si utilizzano farmaci per adulti o, laddove basterebbe un cerotto, si fa un’iniezione.