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Ginecologi, Sos immigrate, poche cure e alto tasso aborti

34% interruzioni gravidanza tra straniere

In Italia, le donne immigrate si curano meno e sono poco ‘integrate’ nel Sistema sanitario nazionale: così, solo il 20% delle under-20 di origine straniera, che risiede nel nostro Paese, è andata almeno una volta dal ginecologo, a fronte del 70% delle loro coetanee italiane che invece si è sottoposto alla visita con lo specialista. Una mancata integrazione a livello sanitario e anche di prevenzione che preoccupa gli specialisti, che ricordano come, ad esempio, il 34% degli aborti nel nostro Paese sia praticato proprio da immigrate. E’ questo il quadro tracciato oggi dalla Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (SIGO) in un incontro per la presentazione del 91/mo congresso della Società scientifica, che si terrà a Roma nell’ottobre del 2016 – insieme all’Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri (AOGOI) e all’Associazione ginecologi universitari (AGUI) – e sarà appunto dedicato alla ‘Salute al femminile tra sostenibilità e società multietnica’. ”Sul territorio nazionale vivono più di 1 milione e 700mila straniere in età fertile – afferma Paolo Scollo, presidente nazionale SIGO -. Oltre 155mila hanno meno di 20 anni e nella stragrande maggioranza dei casi queste ragazze si rivolgono a noi quando è già troppo tardi. Per esempio ci chiedono la ‘pillola del giorno dopo’ o altri contraccettivi d’emergenza”. Alla base, avvertono gli specialisti, c’è un problema che va affrontato: manca una ”corretta cultura della prevenzione”. La conseguenza è che le giovani straniere sono ”una delle categorie più esposte al rischio di comportamenti sessuali non responsabili – rileva Giovanni Scambia, direttore del Dipartimento Tutela della Salute della Donna dell’Università Cattolica di Roma -. Infatti, il loro tasso di abortività è più del doppio di quello registrato tra le italiane di pari età”. Per invertire questa pericolosa tendenza, sottolinea, ”bisogna aumentare il livello di informazione, avviando corsi specifici di educazione alla sessualità ed affettività”. In concreto, programmi educativi e di prevenzione, sostengono i ginecologi, potrebbero essere realizzati rafforzando la rete dei consultori, ma resta l’ostacolo delle differenze culturali che non favoriscono l’afflusso di donne negli ambulatori. Il primo problema, spiega Enrico Vizza, segretario nazionale SIGO, ”è quello della lingua: il 13% degli stranieri afferma infatti di avere difficoltà nello spiegare correttamente in italiano i propri disturbi ad un medico. Per avvicinare questi strati della popolazione dobbiamo pertanto puntare sulle seconde e terze generazioni di immigrati, cittadini a tutti gli effetti nati e cresciuti nel nostro Paese e che parlano correttamente la nostra lingua”. Va inoltre considerato, rileva il presidente SIGO, che ”molte immigrate dovranno trascorrere mesi nei centri di identificazione. Proprio all’interno di queste strutture, oltre alla normale assistenza sanitaria, potremmo iniziare un lavoro di educazione alla salute”. L’Italia è, insomma, un Paese sempre più multi-etnico ed i cittadini d’origine straniera rappresentano ormai più dell’8% della popolazione: ”Noi ginecologi – concludono gli specialisti – dobbiamo aggiornare le nostre conoscenze alla luce di questi fenomeni, e per questo la SIGO ha deciso di mettere al centro del prossimo congresso la salute delle immigrate”.