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GLI INIBITORI DI POMPA PROTONICA AUMENTANO IL RISCHIO DI MALATTIE CARDIOVASCOLARI

Gli inibitori di pompa protonica sono i farmaci più amati tra coloro che soffrono di reflusso gastroesofageo. Ma dietro un’apparenza innocua, questi farmaci potrebbero provocare seri disturbi cardiovascolari.

A sostenerlo è una ricerca portata avanti dal dott. Nicholas Leeper della Stanford Univerisity e pubblicato sulla rivista “Plos One”. Il rischio cardiovascolare connesso con gli inibitori di pompa protonica, secondo i primi riscontri, sarebbe causato dalla ridotta produzione di ossido nitrico da parte delle cellule che rivestono il sistema cardiocircolatorio.

Già un altro studio del 2013, stavolta condotto dall’Università di Parma, aveva lanciato l’allarme sul pericolo che l’abuso di inibitori di pompa protonica può avere sulla salute in generale. La ricerca è stata pubblicata sul JAMA a firma del dottor Marcello Maggio, docente della Scuola di Specializzazione di Geriatria.

L’indagine ha preso in esame la relazione tra mortalità e uso di inibitori di pompa protonica, in pazienti anziani. L’indagine ha evidenziato infatti un aumento superiore al 50% del rischio di mortalità tra gli utilizzatori di inibitori di pompa protonica nell’anno successivo alla dimissione. “I dati suggeriscono”, affermano i professori Marcello Maggio e Fulvio Lauretani, “che l’uso di PPI andrebbe maggiormente monitorato ed eventualmente interrotto”.

“I PPI (inibitori di pompa protonica) , noti soppressori dell’acidità gastrica ed efficaci nel trattamento acuto delle ulcere gastro-duodenali e della malattia da reflusso gastro-esofageo – continuano i due Professori – sono ampiamente utilizzati soprattutto nella popolazione anziana; il loro impiego è aumentato negli ultimi anni ed è addirittura triplicato tra il 2003 e il 2011. Tuttavia l’utilizzo di questi farmaci, specie in qualità di gastroprotettori, risulta frequentemente inappropriato e protratto nel tempo dopo l’ospedalizzazione”.

Lo studio conclude raccomandando prudenza nell’uso di questi farmaci, sia nei più anziani, ma anche nella popolazione più giovane, dove i casi di reflusso gastroesofageo sono in aumento.