HIV in remissione dopo dodici anni senza cure

La remissione del virus HIV non è un caso isolato, ma una quiescenza dell’infezione di dodici anni è, fino a questo momento, un caso unico al mondo.

La ragazza, di cui non sono state rese note le generalità, è nata nel 1996 da una madre malata di HIV, fin da subito è stata sottoposta alla terapia standard dell’epoca, a base di AZT, sospesa nel 2002 quando la carica virale è scesa a 0.

L’annuncio è stato fatto  dai medici dell’Institute Pasteur di Parigi, a Vancouver .

“Non sappiamo ancora il motivo per cui questa ragazza è in grado di controllare l’infezione” spiegano gli esperti. “Lo stop alle cure non è comunque raccomandato negli adulti e nei bambini al di fuori di studi clinici” aggiunge Asier Saez-Cirion, dell’Istituto Pasteur di Parigi. “L’osservazione della remissione della malattia in un bambino nato sieropositivo sta aprendo nuove prospettive per la ricerca”, sottolinea sul sito dell’Istituto Pasteur Jean-François Delfraissy, direttore del National Agency for Aids Research (Anrs) francese. “Questo risultato non deve tuttavia essere considerato come una guarigione, è impossibile prevedere l’evoluzione della sua condizione. Il caso della ragazza è comunque un ulteriore argomento a favore del trattamento antiretrovirale il più presto possibile per tutti i bambini nati da madri sieropositive”.

In passato, altri due casi simili hanno fatto sperare i ricercatori. Il primo è quello di una bambina del Mississipi, nata già infetta e sottoposta alla terapia precoce a base di antivirali. Quando, due anni e mezzo dopo la fine della terapia, il virus è ricomparso la comunità scientifica rimase totalmente spiazzata. L’altro caso è quello di un bambino italiano, nato nel 2009 all’Ospedale Sacco di Milano che, dopo aver reagito positivamente alle cure ed esser vissuto per tre anni senza carica virale, è ancora oggi, affetto da HIV conclamato.

«Il concetto alla base della remissione del virus è lo stesso: la centralità della terapia precoce, che determina una serie di fattori virologici e immunologici che favoriscono il controllo del virus» spiega Paolo Rossi, direttore del Dipartimento Pediatrico Universitario Ospedaliero del Bambino Gesù di Roma. «C’è da dire che i fattori che sono responsabili di questo controllo – spiega l’esperto – non sono ancora completamente conosciuti. Possiamo immaginare che quando nascono dei bambini infetti e vengono trattati precocemente, si realizza uno spettro variabile di situazioni. Nella maggior parte dei casi, i bambini trattati precocemente all’interruzione della terapia avranno una ripresa più o meno veloce della replicazione virale. In altri casi, come quelli del Mississipi baby e della ragazza francese, si risconterà un periodo più lungo di remissione se non una vera e propria cura funzionale nonostante la sospensione della terapia antiretrovirale». Questi pazienti, conclude l’infettivologo, «rappresentano infatti il modello ideale per generare dati virologici e immunologici che possano favorire interventi terapeutici basati su vaccini o farmaci in grado di indurre tali condizioni biologiche eccezionali in tutti i pazienti che iniziano la terapia precoce, al fine di sospenderla e mantenere una remissione clinica e virologica».