IL MODELLO BIOPSICOSOCIALE ALLA LUCE DELLA SCIENZA DEI TELOMERI

Dott. Massimo Agnoletti Psicologo, Dottore di ricerca Esperto di Stress, Psicologia Positiva e Epigenetica Formatore/consulente aziendale, Presidente PLP-Psicologi Liberi Professionisti-Veneto, Direttore del Centro di Benessere Psicologico – Favaro Veneto (VE)
 
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Il modello biopsicosociale acquista ulteriore significato visto attraverso la recente prospettiva offerta dalla scienza dei telomeri.

Abstract
 
ENGLISH VERSION
 
Bio-psycho-social model, born as in contrast to biomedical model focused on the pathology where the etiology of the unbalancing factors was limited to the physical-chemical interaction of some elements involved, acquires a new more explanatory meaning in light of the recent telomere’sscience because it shows the essential role of communication between different organic codes (cultural, social, psychological, neural, metabolic, cellular) where the meaning of information has a fundamental function to understand dynamics that occur between these codes.
 
VERSIONE ITALIANA
 
Il modello bio-psico-sociale, nato come contrapposizione del modello biomedico focalizzato sulla patologia dove l’eziologia dei fattori disturbanti era limitata all’interazione fisico-chimica di alcuni elementi coinvolti, acquista un nuovo significato maggiormente esplicativo alla luce della recente scienza dei telomeri perché essa dimostra il ruolo imprescindibile della comunicazione tra diversi codici organici (culturali, sociali, psicologici, neurali, metabolici, cellulari) dove il significato dell’informazione ha una funzione fondamentale per comprenderne le dinamiche che avvengono tra questi codici.
 
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Il modello bio-psico-sociale (d’ora in poi BPS) afferma che ogni condizione di salute o di malattia sia la conseguenza dell’interazione tra fattori biologici, psicologici e sociali/culturali (Engels, 1977; Scwartz, 1982). Esso attribuisce il risultato della malattia e della salute, all’interazione complessa e non lineare di fattori fisico chimici organici o biologici (genetici, interazioni chimiche, ecc.), fattori psicologici (cognitivi, emotivi e motivazionali) e fattori sociali (culturali, familiari, economici, ecc.).
Il modello BPS si contrappone al modello biomedico tradizionalmente inteso, che attribuisce la malattia quasi esclusivamente a fattori di natura causale lineare fisico-chimica.
Un esempio estremo di questa diversità di approcci si può comprendere facendo riferimento alla depressione intesa dal modello biomedico tradizionale come locale sbilanciamento di alcuni neurotrasmettitori e delle loro interazioni biochimiche presenti a livello cerebrale (prevedendo quindi come soluzione l’intervento localmente focalizzato per ristabilire l’equilibrio molecolare) quando invece il modello BPS considera ad esempio anche le dinamiche psicosociali rappresentate dai fattori placebo/nocebo presenti anche solo nel momento in cui il paziente riceve l’intervento previsto della somministrazione di sostanza psicoattive “compensatorie” la depressione stessa.
 
Tra i documenti chiave che fanno riferimento all’approccio BPSvi è la definizione di salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che prevede un concetto di salute dell’essere umano non esclusivamente limitata alla mancanza di patologie/malattie ma come più complessa e piena espressione psicosociale delle individuali potenzialità e risorse.
Il paradigma biomedico tradizionale è stato storicamente messo in discussione perché essenzialmentenon èpiù stato considerato soddisfacente per la comprensione della natura delle complesse interazioni che avvengono nel tempo tra i livelli micro e macro degli organismi e/o dagli aspetti multifattoriali non riconducibili alla logica lineare dei modelli matematici tradizionali.
 
Il modello bio-psico-sociale aggiunge al modello tradizionale vari elementi tra i quali l’aspetto olistico derivante dalla consapevolezza che la globalità del sistema non è riconducibile alla somma delle parti del sistema stesso e la teleonomia cioè la presenza di uno scopo che identifica sia la globalità del sistema preso in considerazione che i sottosistemi che lo compongono.
Una degli approcci più interessanti derivanti dal modello BPS è attualmente rappresentato dalla psico-neuro-endocrino-immunologia, ambito della scienza che si occupa dei rapporti altamente integrati e vicendevolmente interagenti tra i suddetti piani teleonomici (Bottaccioli F. & A.G., 2017).
Più precisamente la definizione di approccio BPS è la seguente: strumento d’analisi del comportamento che considera il livello biologico, psicologico e sociale come sistemi in continua e reciproca interazione (Massimini, Inghilleri, Delle Fave, 1996).
L’approccio BPS è quindi il tentativo di tener conto delle informazioni, spesso eterogenee, che emergono da una sistematica analisi parallela di queste tre aree.
Ciascuno dei sistemi considerati dall’approccio BPSrappresenta un sistema di informazioni che si modificano nel tempo, seguendo le regolarità caratteristiche dei sistemi evolutivi (Miller, 1970; Monod, 1970; Morin, 1985; Prigogine, 1976). In altri termini, sia il livello biologico, che sociale che psicologico soddisfano la definizione di sistema informazionale che evolve nel tempo.
Negli ultimi quarant’anni è stato effettuato un massiccio sforzo teorico da parte di diverse discipline, quali la biologia teoretica e la fisica, nel cercare di cogliere i principi comuni a tutti i sistemi viventi e a quei sistemi che più in generale sono capaci di aumentare la complessità evolvendo nel tempo (Barbieri, 2003; Miller, 1970; Monod 1970; Morin, 1985; Prigogine, 1976).
Ai fini di questo scritto possiamo limitarci nel dire che i tre livelli d’analisi peculiari dell’approccio BPSrappresentano un sistema evolutivo cioè un insieme di informazioni che si trasmette nel tempo in maniera sostanzialmente conservativa e che prevede un tasso di variazione oggetto di un processo selettivo.
Questa definizione è di natura generale poiché non fa alcun riferimento né al substrato nel quale si realizza né precisa parametri specifici, come ad esempio l’arco temporale evolutivo o il meccanismo di trasmissione delle informazioni, ma coglie la natura complessa e condivisa dai tre sistemi integrati nell’approccio BPS.
Il fatto che tale definizione non necessiti di un riferimento relativo la sua realizzazione permette di cogliere gli elementi comuni alle tre aree d’analisi, rivelando delle regolarità che trascendono le numerose differenze distintive di ciascun livello.
Un altro modo di esprimere il concetto appena esposto è che le dinamiche informazionali relative all’approccio BPS devono trasmettersi nel tempo, essere dotate di una definita variabilità oggetto di selezione e includere una serie di requisiti minimi legati alla natura delle entità replicative.
In passato numerosi autori si sono espressi riguardo alle caratteristiche che un’entità replicativa (detta anche “replicatore”) deve possedere per generare un processo evolutivo (Barbieri, 2003; Dawkins, 1976; Monod, 1970) ma per definire gli assunti concernenti l’approccio BPS, ritengo sia sufficiente trattare due caratteristiche: la teleonomia ed il codice memoria. La loro breve descrizione ci aiuterà a comprendere i criteri comuni dei piani d’analisi considerati.
 
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La teleonomia è la proprietà identificata da Jacques Monod per cui tutti gli esseri viventi sono enti “dotati di un progetto, rappresentato nelle loro strutture e al tempo stesso realizzato mediante le loro prestazioni” (Monod, 1970). Nel caso del piano biologico, l’informazione genetica contenuta nell’acido desossiribonucleico (DNA) dello zigote, insieme alle informazioni epigenetiche che determinano quale porzione di DNA è espressa e quale invece è silenziata, rappresentano il progetto che sarà espresso nella struttura del futuro organismo durante le varie fasi di sviluppo. Parlare di DNA è particolarmente utile anche per introdurre il concetto di codice memoria (genetico). In questo caso, infatti, è più intuibile comprendere cosa si intende con codice memoria a livello biologico.
Nella comunicazione tra diversi codici organici (culturali, sociali, psicologici, neurali, metabolici, cellulari) esiste quindi un ruolo imprescindibile del significato dell’informazione che va oltre la sola interazione causale lineare determinata unicamente dalla combinazione fisico chimica tra i fattori in gioco. Il ruolo fondamentale del concetto di codici organici è proprio necessario, perché trascende la dinamica causale prevedibile dalla sola interazione funzionale chimico-fisica tradizionalmente intesa.
Proprio per questo motivo più 60 anni fa si è dovuti ricorrere al concetto di codice per descrivere le dinamiche del DNA. Non c’è nulla di strettamente imprescindibile dal punto di vista chimico-fisico nella scelta delle basi azotate per definire la memoria genetica; il DNA sarebbe potuto essere espresso utilizzando moltissime altre molecole ugualmente funzionali allo scopo di “codificare” la medesima informazione.
Qualsiasi dinamica evolutiva prevede delle entità replicative e qualsiasi entità replicativa prevede uno spazio memoria, o memoria, attraverso la quale un codice organico convenzionale traduce le informazioni ereditate selezionate, quelle che i biologi chiamano informazioni “genotipiche”, in informazioni oggetto di selezione naturale, il “fenotipo”.
Evitando dettagli tecnici non funzionali all’oggetto di questo scritto, questo significa che per qualsiasi sistema evolutivo esiste un “piano memoria” dove le informazioni ereditate processate dagli eventi selettivi sono depositate e si accumulano nel tempo.
Che si tratti del sistema biologico, del sistema psicologico o di quello sociale/culturale, abbiamo a che fare con dinamiche evolutive che non possono prescindere dalla logica delle entità replicative e dagli spazi memoria che ne caratterizzano le complesse dinamiche temporali.
 
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Vediamo adesso qual’ è il contributo che la scienza dei telomeri apporta all’approccio BPS e perché rafforza questa visione complessa quanto articolata da applicare a livello clinico.
Durante gli anni 80 del Novecento il premio Nobel Elisabeth Blackburn identificò particolari strutture biologiche fondamentali per la longevità delle cellule (i telomeri).
Nel settore strettamente biologico molecolare i telomeri hanno rivoluzionato il concetto di invecchiamento cellulare perché le ricerche hanno identificato che queste strutture, che si trovano alle estremità dei cromosomi (i “contenitori” del DNA), rappresentano il nostro “orologio” biologico cellulare.
In altre parole, i telomeri sono l’indicatore di longevità e d’invecchiamento cellulare più affidabile e attualmente conosciuto.
Sovente, per far comprendere il ruolo dei telomeri, si utilizza la metafora dei terminali di plastica dei lacci delle scarpe che, se integri, garantiscono a tutto il laccio di essere usato propriamente ma, se i lacci si rovinano, determinano lo sfilacciamento progressivo del tessuto che costituisce il laccio stesso.
Il laccio rappresenta quindi i nostri cromosomi, lo sfilacciamento dei lacci raffigura il progressivo processo di senilità e di morte cellulare mentre naturalmente la lunghezza dei terminali di plastica rappresenta lo stato di salute dei nostri telomeri.
La cosa interessante è che se è vero che nasciamo con una stabilita lunghezza di questi terminali che si accorciano progressivamente durante il processo di sviluppo e manutenzione cellulare, è altrettanto vero che la velocità relativa il “consumo” telomerico è estremamente variabile e dipendente da vari fattori.
Nei primi anni di questo secolo la Blackburn e la psicologa esperta di stress cronico Elissa Epel esplorarono l’impatto di alcuni aspetti psicologici sui telomeri dimostrando qualcosa di rivoluzionario, sia nel settore biomedico che di quello psicologico, dando avvio a quel settore scientifico che attualmente viene chiamata Psicologia Epigenetica (Agnoletti, 2018c).
Sappiamo oggi che grazie alla recente scienza dei telomeri gli aspetti psicologici (cognitivo, emotivo e motivazionale) influenzano epigeneticamente e continuamente il livello cellulare (Agnoletti, 2018a; Agnoletti, 2018b) modificando il funzionamento degli enzimi chiamati telomerasi fondamentali per definire la nostra longevità e la probabilità di sviluppare problematiche legate all’invecchiamento ed alle malattie attualmente considerate connesse con la senilità (Andrews & Cornell, 2014; Andrews & Cornell, 2017).
Al di là del messaggio molto forte rappresentato dal fatto che le nostre esperienze psicologiche e sociali hanno un impatto molto significativo sulla dinamica cellulare che determina quanto e come viviamo, è importante qui sottolineare che la scienza dei telomeri ha già identificato anche altri fattori che alterano le dinamiche del codice dei telomeri.
Attività motoria, qualità del sonno, alimentazione sono gli altri fattori che condizionano il codice organico dei telomeri influenzandone la lunghezza assoluta e, di conseguenza, la longevità residua oltre alla probabilità connessa di sviluppare problematiche degenerative tipiche dell’avanzato invecchiamento cellulare.
Quindi il personale modo di gestire lo stress, l’atteggiamento ottimistico/pessimistico che possediamo, il supporto sociale che percepiamo, oltre all’alimentazione, l’attività motoria e la qualità del sonno sono alcuni esempi delle differenti modalità che determinano in modo specifico e molto significativo l’accelerazione o il rallentamento dell’invecchiamento cellulare, definendone la longevità residua.
All’interno del contesto dell’approccio BPS, questo quadro epistemologico dimostra che esistono dei codici organici (intesi nel senso semiotico descritto dal biologo evoluzionista Marcello Barbieri) che comunicano ed interagiscono reciprocamente nei diversi piani memoria evolutivi e che non possono essere estromessi nel momento in cui interveniamo durante l’attività clinica.
La scoperta dei telomeri e le dinamiche che influenzano il funzionamento dei telomeri nel “ricostruire” quasi efficacemente le basi azotate che determinano la lunghezza assoluta dei telomeri stessi, dimostra che i vari piani memoria dei differenti percorsi causali interagiscono in modo complesso ed almeno in parte convergente attraverso i vari codici organici.
I Telomeri ci dimostrano che non solo esiste un processo bottom-up rappresentato da una stratificazione di codici organici che dal codice genetico arrivano ai codici linguistici culturali (si veda Barbieri, 2003) ma anche che l’interazione ha una dinamica top-down attraverso la quale gli aspetti psicologici-sociali e culturali vengono tradotti in variazioni epigenetiche dello spazio memoria genetico che possediamo. In altri termini la scienza dei telomeri rafforza il concetto “assoluta integrazione e causalità non lineare all’interno del modello BPS” vista le vicendevoli interazioni tra i distinti codici organici presenti.
Dal punto di vista pratico, come già esposto parlando dell’effetto imbuto dei codici telomerici (Agnoletti, 2018c; Agnoletti, 2018d), ha poco senso intervenire unicamente a livello psicologico o esclusivamente a livello di fisiologico nel momento in cui l’impatto dei fattori esposti poco sopra è in parte autonomo ed in parte interagente con gli altri codici organici.
La trasversalità dell’intervento clinico BPS è quindi l’unica garanzia di rispettare la complessità che caratterizza l’essere umano, anche se questo rappresenta una sfida a livello clinico e conoscitivo.
 
Bibliografia
 
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Agnoletti, M. (2018c). “la nuova frontiera della psicologia: la Psicologia Epigenetica”, State of Mind,10-2018, Italy.
 
Agnoletti, M. (2018d). “La Scienza dei Telomeri e il modello integrato di salute psicofisica”, Medicalive Magazine, n 11-2018, Italy.
 
Andrews, B. & Cornell, J. (2014). “Telomere Basics: Curing Aging”. Nevada, USA. Sierra Science.
 
Andrews, B. & Cornell, J. (2017). “Telomere Lenghtening”. Nevada, USA. Sierra Science.
 
Barbieri, M. (1985). La teoria semantica dell’evoluzione. Torino: Boringhieri.
 
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Blackburn, E.H. (1991). Structure and function of telomeres. Nature; 350: 569-73.
 
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Bottaccioli, F., Bottaccioli, A.G. (2017). Psiconeuroendocrinoimmunologia e scienza della cura integrata. Il manuale, Edra, 2017, p. 720, ISBN 9788821437663.
 
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Engel GL (1977) The need for a new medical model. A challenge for biomedicine. Science 196:129-136.
 
Miller, J.G. (1970). Living Systems. New York: Mc-Graw-Hill. Trad. it. (1971), La teoria generale dei sistemi viventi. Milano: Franco Angeli.
 
Monod, J. (1970). Le hazard et la necessité. Parigi: Seuil. Trad. it. (1970), Il caso e la necessità. Milano: Mondadori.
 
Morin, E. (1985). La via della complessità. In G. Bocchi, M. Ceruti (a cura di) (1985), La sfida della complessità. Milano: Feltrinelli.
 
Prigogine, I. (1976). Order Through Fluctations. Self-Organization and Social Systems. In E. Jantsch & L.H. Waddington (a cura di) (1976), Evolution and Consciousness. Human Systems in Transition. Reading (Mass.): Addison-Wesley.
 
Schwartz G.E. (1982) “Testing the biopsychosocial model: The ultimate challenge facing behavioral medicine?” Journal of Consulting and Clinical Psychology, 50(6): 1040-1053.