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Infezioni batteriche e fungine, intervista al dott. Carmelo Iacobello

Le infezioni batteriche e fungine e lo shock settico rappresentano, oggi, la principale causa di morte in Terapia Intensiva e la spesa sanitaria correlata all’utilizzo di terapia antibiotica e alla gestione dei pazienti con infezione grave è in continuo aumento.

La gestione della terapia antibiotica nei pazienti critici richiede conoscenze e modalità specifiche a causa delle caratteristiche di questo setting di pazienti e della selezione di germi multi-resistenti nelle unità di terapia intensiva. Inoltre il riconoscimento precoce delle infezioni da miceti, sia con metodi diretti come le emocolture, sia utilizzando i markers surrogati (Beta-glucano, mannano, anti-mannano), sia sfruttando gli scores di rischio infettivo, consente di attuare terapie precoci, in grado di migliorare la sopravvivenza dei pazienti critici.

Per dare una risposta alle esigenze dei clinici che si occupano, a vario titolo, di infezioni gravi nei pazienti chirurgici e nei pazienti di terapia intensiva, nella sala convegni dell’Azienda Ospedaliera per l’Emergenza Cannizzaro di Catania, si è svolto un corso di approfondimento specifico voluto dal direttore dell’Unità complessa di malattie infettive Carmelo Iacobello e organizzato da Av Eventi e Formazione, con la partecipazione di relatori ed esperti di grande esperienza clinica.

Il punto, in particolare, è stato fatto sulle Infezioni addominali complicate che si caratterizzano per un rilevante impatto in termini di morbilità e mortalità. La costellazione dei patogeni responsabili di questo genere di infezioni varia a seconda della natura comunitaria o nosocomiale della infezione e dei fattori di rischio e comorbidità del paziente. Oltre ai patogeni appartenenti alle Enterobacteriaceae, con le problematiche di antibiotico resistenza, mediata dalle ESBL e dalle carbapenemasi, esistono numerosi report in letteratura che attribuiscono agli Enterococchi e alle Candide un ruolo molto importante nella evoluzione clinica del paziente chirurgico, essendo capaci di incidere sugli indicatori di gravità della malattia (allungamento dei tempi di ospedalizzazione in terapia intensiva, necessità di nutrizione parenterale e di impianto di CVC, peggioramento degli score di gravità clinica) e di incrementare i rischi di mortalità.