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Interruzioni di gravidanza in calo del 9,3% nel 2015. L’effetto pillola abortiva

L’uso più «facile» della pillola abortiva limita il ricorso all’aborto chirurgico. Nel 2015 il numero di interruzioni volontarie di gravidanza (Ivg) è infatti sceso del 9,3% rispetto al 2014 passando da 96.578 (già in calo del 6% rispetto al 2013) a 87.639, con un decremento maggiore tra il secondo e il terzo trimestre, motivato in parte dall’eliminazione dell’obbligo di ricetta – previsto dall’Aifa per le maggiorenni – sull’uso della «pillola dei 5 giorni dopo». I carichi di lavoro per i ginecologi non obiettori (1,6 Ivg a settimana per 44 settimane lavorative) sono mediamente compatibili con un adeguato accesso alla prestazione ma sono molto disomogenei tra le varie regioni, con punte di criticità concentrate in alcune Asl: ad esempio in Puglia, dove in una Asl il ginecologo non obiettore è costretto a effettuare 15,8 Ivg a settimana (media regionale di 3,5) , in Piemonte o in Sicilia. È il quadro che emerge dalla Relazione del ministero della salute sull’attuazione della legge 194/78).
Il dato complessivo sul numero di aborti è dimezzato rispetto al picco rilevato nel 1983 (234. 801 interventi). Anche il tasso di abortività (numero di Ivg per mille donne tra i 15 e i 49 anni) italiano è tra i più bassi a livello internazionale (pari a 6.6 per 1.000). A ricorrere più frequentemente all’aborto volontario sono le donne tra i 25 e i 34 anni, prevalentemente nubili (56,9%) tra le italiane e prevalentemente coniugate tra le straniere (48,3%) . Trend in diminuzione anche per le minorenni, con il tasso di abortività che è passato da da 3.7 per mille nel 2014 a 3,1 nel 2015. Le diminuzioni maggiori del tasso di abortività si registrano in Puglia, in Molise, nelle Marche, in Emilia Romagna e in Umbria.
In gran parte positive le conclusioni del ministero della Salute: «La prevenzione dell’Ivg – si legge nelle osservazioni finali della ministra Lorenzin – è obiettivo primario di sanità pubblica; dal 1983 l’Ivg è in diminuzione in Italia e attualmente il tasso di abortività del nostro Paese è fra i più bassi dei paesi occidentali». Tuttavia, osserva il ministero «rimane elevato il ricorso all’Ivg da parte delle donne straniere, a carico delle quali si registra un terzo delle ivg totali in Italia».
In generale sono in diminuzione i tempi di attesa, anche se persiste una notevole variabilità tra regioni. E riguardo la presenza dei ginecologi obiettori, il ministero assicura che «non emergono criticità nei servizi di Ivg». In particolare emerge che «le interruzioni di gravidanza vengono effettuate nel 59,6% delle strutture disponibili, con una copertura adeguata, tranne che in Campania, Molise e Pa di Bolzano». E la ministra sottolinea che mentre il numero di Ivg è pari al 20% del numero di nascite, il numero di punti Ivg è pari al 74% del numero dei punti nascita. In conclusione «Il numero dei ginecologi non obiettori nelle strutture ospedaliere sembra quindi congruo rispetto alle Ivg effettuate».
Interessante il dato sul trend del tasso di abortività nel trentennio 1981-2010 legato al livello di istruzione. La tendenza al calo del tasso riguarda infatti solo le donne con il diploma di scuola superiore o laurea, mentre dal 1991 è rimasto stabile tra le donne con titolo di studio basso e con valori in aumento nell’ultimo anno disponibile. Le variazioni sono spiegate dal fatto che «le donne con istruzione più elevata – si legge nel report – sono quelle che maggiormente hanno migliorato le loro conoscenze e i loro comportamenti sul controllo della fecondità».