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La prospettiva temporale, la comunicazione persuasiva e l’epidemiologia quali elementi chiave per le politiche della pandemia

Covid-19, gestione più efficace della pandemia se fossero applicate le conoscenze scientifiche della prospettiva temporale, della comunicazione persuasiva e dell’epidemiologia.

Abstract

L'

e conoscenze scientifiche della Prospettiva Temporale e della comunicazione persuasiva fanno parte della psicologia sociale mentre l’epidemiologia è un settore delle scienze biomediche.

Questo scritto vuole sottolineare l’importanza strategica di includere all’interno dei gruppi dei decisori politici che definiscono le politiche di contenimento del Covid-19 anche figure professionali quali gli psicologi sociali e gli epidemiologi per migliorare l’efficacia delle comunicazioni prodotte.

 

Abstract

T

he scientific knowledge of the Time Perspective and persuasive communication are part of social psychology while epidemiology is a sector of biomedical sciences.

This paper aims to underline the strategic importance of including professional figures such as social psychologists and epidemiologists to improve the effectiveness of the communications produced within the groups of political decision-makers who define the containment policies of Covid-19.

 

Autori

Dott. Massimo Agnoletti – Psicologo, Dottore di ricerca. Esperto di Stress, Psicologia Positiva e Epigenetica, Formatore/consulente aziendale, Presidente PLP-Psicologi Liberi Professionisti-Veneto, Direttore del Centro di Benessere Psicologico, Favaro Veneto (VE).

Dott. Philip G. Zimbardo – Professore emerito all’Università di Stanford. Fondatore del settore della psicologia scientifica chiamato Prospettiva Temporale.


La pandemia da Covid-19 è un’emergenza planetaria che abbiamo cominciato a conoscere e siamo stati costretti a gestire da pochi mesi. Tutto questo ci ha indotti a rielaborare e ripensare in maniera massiccia molti aspetti della nostra vita e della nostra società.

La capacità di apprendere velocemente applicando le conoscenze scientifiche finora conquistate, imparando anche dagli errori che compiamo collettivamente nel gestire questa pandemia, determinerà quando e come usciremo da questa fase emergenziale.

All’interno di questo contesto vi è la convinzione che le conoscenze scientifiche della psicologia sociale, in particolare della prospettiva temporale e della persuasione, oltre al settore dell’epidemiologia, siano strategicamente importanti per migliorare le politiche di contenimento della pandemia.

Pur non essendo il primo virus che impatta nel nostro pianeta in tempi recenti (vedi epidemie come la SARS, l’HIV, l’ebola e la spagnola), il Covid-19 purtroppo rappresenta un evento disruptivo inedito per la sua caratteristica velocità di trasmissione capace di coinvolgere milioni di persone nel giro di pochi giorni/settimane.

La pandemia è un fenomeno complesso che impatterà nella nostra società globalmente passando nel tempo, da emergenza sanitaria a emergenza psicologica, con i relativi costi psicosociali ed economici.

Un aspetto emerso in questi mesi di contrasto al Coronavirus è la necessità di adottare una logica in grado di includere anche “l’altro” (rispetto qualsiasi entità consideriamo il nostro sistema/entità di appartenenza) all’interno delle politiche adottate, pena la bassa efficacia nel contenere nel medio e lungo tempo la diffusione del virus.

Se infatti da una parte è logico mettere in atto almeno inizialmente strategie che fungono come meccanismi di difesa finalizzati a limitare i rapporti con gli altri, sistemi fisicamente confinanti con il nostro (pensiamo in termini sia di nuclei familiari che di città e di nazioni) per rendere la situazione più controllabile e gestibile, è altrettanto vero che vi è la necessità di considerare l’enorme interconnessione che ormai il mondo globalizzato moderno presenta come sua peculiarità.

Esempi lampanti di quanto appena descritto sono la drammatica diffusione del virus in Italia (seconda solo alla Cina per diverse settimane) anche dopo aver adottato precocemente una strategia che ha previsto la cancellazione del traffico aereo proveniente e diretto verso la Cina ma anche, e soprattutto, l’irrazionale quanto pericolosa sottostima da parte di alcune nazioni (gli USA, la Francia, gli UK, la Svezia, il Brasile) del rischio percepito malgrado intere nazioni confinanti, o comunque prossime, fossero già pienamente coinvolte in un’emergenza sanitaria già dichiarata peraltro dall’OMS pandemia globale.

Mai come adesso abbiamo percepito la nostra salute (in termini di sopravvivenza) e la nostra qualità di vita come dipendenti dalle scelte e dai comportamenti “altrui”, includendo in questo termine “sia il nostro vicino di casa che la nazione confinante o entità sovranazionali come la Comunità Europea.

Il fatto di essere ormai consapevoli di questa inaspettata fragilità dovuta al livello di interdipendenza e di iperconnessione che le nostre vite ormai possiedono, corrisponde ad un costo in termini psicologici che potremo valutare con precisione solo nel prossimo futuro.

Il fatto che la dinamica di questa pandemia sia provocata da un agente biologico invisibile che può essere trasmesso facilmente in una fase in cui la persona infetta, non percependo alcuna specifica sintomatologia, contagia un’altra persona (tecnicamente il rapporto tra “periodo di incubazione” e il “periodo di latenza”) rende il Covid-19 particolarmente pericoloso per l’alta capacità di diffusione all’interno della popolazione.

Questa sua particolarità si traduce in inevitabili conseguenze psicosociali; tra queste uno specifico disagio psicologico legato alla consapevolezza relativa l’incertezza (e quindi anche della scarsa percezione di controllo) del proprio stato di salute (infetto o meno) e quindi anche della paura di infettare potenzialmente altre persone inclusi i propri cari.

La risposta alla presente situazione emergenziale, sia a livello individuale che sociale, dipende da numerosi fattori; tra questi, come abbiamo già esposto in uno scritto precedente (Agnoletti & Zimbardo, 2020), vi è lapProspettiva temporale.

Questo decennale settore scientifico della psicologia sociale ha dimostrato quanto le scelte che effettuiamo individualmente e collettivamente siano determinate dalla specifica configurazione, attraverso la quale investiamo le nostre risorse mentali relativamente il presente, il passato e il futuro (Stolarski, Fieulaine e Van Beek, 2015; Zimbardo e Boyd, 2008).

Dalla peculiare composizione di dimensioni psicologiche temporali (denominato anche “profilo temporale”) è possibile prevedere, sia a livello individuale che sociale, le conseguenti scelte comportamentali strategicamente importanti per il contenimento del virus quali, ad esempio, la predisposizione a mettere in atto comportamenti rischiosi, fatalistici o che invece considerano con maggiore attenzione le possibili conseguenze future delle proprie azioni (sia in relazione a sé stessi che agli altri), la capacità di evitare di agire impulsivamente, l’aderenza più o meno scrupolosa delle indicazioni coercitive emanate dalle autorità, la capacità di evitare di sviluppare problematiche psicologiche, e altro ancora.

Riportando qui una sintesi delle ricadute pratiche che la prospettiva temporale può apportare (Agnoletti & Zimbardo, 2020) all’efficacia delle politiche di contenimento della pandemia, possiamo affermare che occorre comunicare in un modo chiaro, dettagliato e specifico (possibilmente indicando misurazioni oggettive riportando numeri), coerente nel tempo e condiviso da tutti gli attori istituzionali.

Oltre a questo abbiamo evidenziato come risulti strategicamente opportuno e auspicabile sia adottare misure di contenimento molto restrittive e precocemente (data l’alta contagiosità del virus e l’eterogeneità della popolazione) sia valutare la composizione della prospettiva temporale dei decisori politici e istituzionali al fine di promuovere soluzioni maggiormente orientate al futuro.

A nostro avviso il prezioso contributo derivante dalla psicologia sociale per contrastare la pandemia include anche la comunicazione persuasiva, utilizzata dai decisori politici per amministrare il comportamento della popolazione.

In questo senso riteniamo utile riportare di seguito una sintesi dei processi persuasivi identificati dal prof. Cialdini (Cialdini, 2008; Cialdini, 2017) professore emerito di Psicologia sociale presso l’Arizona State University ed esperto mondiale di questa materia.

I principali processi persuasivi sono:

– la reciprocità (dobbiamo contraccambiare un favore che ci viene offerto/proposto),

– l’autorevolezza (siamo più propensi ad accettare una richiesta se arriva da chi giudichiamo come autorevole e competente),

– il consenso sociale (a parità di altre condizioni, soprattutto in una situazione di incertezza, tendiamo ad adottare scelte comportamentali condivise da un gruppo numeroso di persone),

– la scarsità (siamo propensi ad attribuire un valore maggiore a qualcosa che percepiamo come scarsamente disponibile),

– l’impegno e la coerenza (una volta effettuata una scelta o un comportamento anche percepito come poco significativo, abbiamo la tendenza ad effettuare scelte o comportamenti futuri coerenti con quelli compiuti precedentemente)

– la piacevolezza percepita di chi emette il messaggio persuasivo (preferiamo accettare richieste da persone che ci piacciono o, in misura maggiore, che abbiamo la percezione che piacciamo loro).

È interessante considerare come i principi scientifici persuasivi identificati da Cialdini si collocano all’interno della prospettiva temporale (Agnoletti, 2016) perché alcuni specifici orientamenti temporali potrebbero essere connessi con altrettanti principi persuasivi (si pensi ad esempio alla relazione tra il principio di coerenza e impegno rispetto il profilo focalizzato sul futuro); ma il ruolo della comunicazione persuasiva risulta strategico e prezioso soprattutto in relazione alla situazione emergenziale che stiamo vivendo dove i governanti politici devono promuovere nella popolazione comportamenti adatti alla gestione della pandemia.

In un contesto come quello attuale, connotato dall’estrema incertezza, alcuni principi persuasivi quali l’autorevolezza, il consenso sociale, l’impegno e la coerenza dovrebbero essere tenuti in particolare considerazione da coloro che definiscono le politiche di contenimento all’interno della comunicazione istituzionale.

Tali principi persuasivi potrebbero essere implementati nelle comunicazioni istituzionali migliorando l’efficacia e l’aderenza dei comportamenti attuati dai cittadini per contenere la diffusione del virus. Ne sono un esempio pratico gli slogan adottati dal governo italiano per promuovere il distanziamento sociale tra i cittadini, “io resto a casa” e il fatalista “andrà tutto bene” o le contraddittorie comunicazioni politiche tra coloro che avrebbero dato priorità all’economia piuttosto che alla salute dei cittadini e coloro che fortunatamente hanno considerato la salute come un diritto non negoziabile.

In questo senso la letteratura persuasiva è assolutamente convergente con le indicazioni già espresse dalla prospettiva temporale soprattutto per quanto riguarda i principi di autorevolezza, coerenza e impegno, consenso sociale e piacevolezza. Anche in questo contesto è possibile già registrare degli esempi positivi nelle politiche comunicative adottate dalla Corea del Sud, dal Singapore e dalla Germania come anche degli esempi negativi quali gli Stati Uniti, la Francia, gli UK e, parzialmente, anche l’Italia.

Riguardo il terzo elemento esaminato in questo scritto, l’epidemiologia, riprendiamo brevemente un fatto storico riguardante lo scienziato che può essere considerato il pioniere di questa disciplina biomedica che studia la diffusione delle malattie all’interno della popolazione.

John Snow nacque da una famiglia molto povera di York, una città dell’Inghilterra. Nel 1848, all’età di 35 anni, Snow faceva il medico e viveva vicino al quartiere di Soho, a Londra, dove si stava diffondendo velocemente e mortalmente il colera, una malattia che già qualche anno prima aveva causato la morte di circa 14 mila londinesi.

Soho, all’epoca, era un quartiere sovrappopolato con numerosi problemi d’igiene per il carente sistema fognario e per la continua tracimazione sulle strade pubbliche delle immondizie, degli escrementi e dagli scarti della macellazione provenienti dai seminterrati delle abitazioni.

Oggi sappiamo che il colera è un batterio che si sviluppa per lo più in acqua e cibo contaminato con feci umane contenenti batteri ma, le numerose morti per colera che si stavano registrando alla metà dell’Ottocento, venivamo comunemente considerate dalla comunità medica dell’epoca come conseguenza, mai provata, dei cosiddetti “miasmi” ossia “aria cattiva” emanata dalla decomposizione degli organismi che Ippocrate aveva proposto più di due millenni prima.

Nella seconda metà dell’Ottocento, però, fu proposta una seconda ipotesi – del tutto marginale rispetto quella comunemente accettata – con la quale si sosteneva invece che il colera fosse causato da “particelle” viventi invisibili che si trasmettevano all’interno della popolazione (quella che l’italiano Fracastoro aveva preconizzato nel 1500 e che sarebbe diventata, verso la fine del 1800, la cosiddetta teoria dei germi tuttora accettata dalla comunità scientifica).

Snow era convinto che il colera non fosse trasmesso attraverso l’aria “cattiva” ma dall’acqua bevuta dalle persone. Per dimostrare questa sua ipotesi fortemente osteggiata dalla comunità medica dell’epoca, lo studioso cominciò a raccogliere una grande quantità di dati intervistando i pazienti e i dottori che cercavano di curarli. Pur documentando la logica del suo ragionamento non riuscì a persuadere la comunità medica della sua idea infatti non fu ritenuto necessario nessun intervento in linea con l’ipotesi di Snow.

Dopo qualche anno, nel 1854, il colera riprese a colpire Londra ancora più violentemente e fu allora che Snow decise di adottare un approccio più sistematico, raccogliendo e incrociando dati da molteplici fonti informative quali il registro pubblico, i questionari somministrati “porta a porta” a tutti gli abitanti del quartiere, al fine di creare delle matrici statistiche e la celebre mappa dettagliata dove veniva riportata la relazione tra la collocazione delle fonti di approvvigionamento idrico del quartiere e la distribuzione dei malati di colera.

Studiando la disposizione geografica e l’evoluzione temporale della distribuzione della malattia Snow scoprì che la probabile fonte del contagio era una particolare pompa pubblica alla quale molte persone del quartiere si rifornivano.

Fu attraverso queste evidenze che Snow riuscì finalmente a convincere l’amministrazione locale a bloccare l’utilizzo di quella specifica pompa (situata a Broad Street) dimostrando così, che la conseguente diminuzione dei casi di colera e la cessazione dell’emergenza sanitaria era dovuta proprio all’intervento effettuato sull’acqua bevuta dai cittadini londinesi.

Ci vollero sei anni a Snow per riuscire a dimostrare la sua idea che ebbe anche un riscontro del tutto indipendente e contemporaneo da parte dell’anatomopatologo italiano Filippo Pacini, il quale identificò tramite microscopio il vibrione del colera.

Pacini e Snow avranno un comune destino: certa immotivata diffidenza da parte delle relative comunità scientifiche nel recepire i risultati di entrambi questi importanti scienziati.

La vicenda di John Snow risulta preziosa perché esempio di storia, al fine di definire le politiche di contenimento di un agente biologico come il Covid-19; non bisogna sottovalutare la cultura scientifica epidemiologica che, attraverso l’elaborazione di una massa di dati derivanti da fonti informative molto diverse, ha la possibilità di identificare strategie di contenimento altrimenti impossibili da stabilire.

Il lavoro incredibile di Snow dimostrò come la fusione di più discipline scientifiche potesse offrire grandi opportunità al fine di salvare molte vite umane. Questi modelli dovrebbero essere tenuti in grande considerazione nel momento in cui si definiscono le politiche da adottare per contenere il numero dei contagi. In situazioni di emergenza sanitaria è quindi auspicabile che all’interno del gruppo di decisori ci siano anche persone che possiedono una solida cultura epidemiologica.

In conclusione possiamo affermare quanto dalle conoscenze scientifiche della prospettiva temporale e della comunicazione persuasiva derivano preziose informazioni che, aggiunte alla conoscenza epidemiologica, aiuterebbero significativamente la definizione di più efficaci politiche di contenimento della pandemia.

BIBLIOGRAFIA

Agnoletti, M. (2016). Exploring the connection between main Time Perspective orientations and Cialdini’s persuasion principles. International conference proceedings on Time Perspective, Copenhagen, Denmark.

Agnoletti M., & Zimbardo (2020). Politiche dell’emergenza coronavirus più efficaci grazie alla Teoria della Prospettiva Temporale. Psicologia Contemporanea, 4.

https://www.psicologiacontemporanea.it/blog/politiche-dellemergenza-coronavirus-piu-efficaci-grazie-alla-teoria-della-prospettiva-temporale/

Cialdini, R. B. (2017). Pre-suasione. Giunti Editore.

Cialdini, R. B. (2008). Le armi della persuasione. Giunti Editore.

Stolarski M., Fieulaine N., & Van Beek W. (2015), Time perspective theory; review, research and application: Essays in honor of Philip G. Zimbardo, Springer, Cham.

Zimbardo P. G., & Boyd J. (2008), The Time Paradox: The new psychology of time that can change your life, Simon & Schuster, New York.

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