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L’avvocato risponde
Avvocato Russo

Studio legale
Avv. Angelo Russo

Diritto Amministrativo
Diritto Civile
Diritto Sanitario

In questa sezione lo Studio legale “Avv. Angelo Russo” pubblica alcune delle risposte alle domande e richieste più frequenti, in materia di Diritto Sanitario, poste quotidianamente dagli assistiti e dai visitatori della rivista Medic@live Magazine.

Se non trovi la risposta al Tuo quesito puoi inviare una domanda all’avvocato attraverso il form qui sotto; la risposta sarà pubblicata in questa pagina.

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SEZIONE FAQ

La questione in ordine alla composizione dell’equipe operatoria si interseca con la questione del ruolo del medico specializzando nelle strutture sanitarie ove è tenuto ad operare.

Numerosi, specie negli ultimi tempi, sono gli interrogativi sul ruolo e sulla funzione dello specializzando.

Il quadro di riferimento normativo (d.gls. 17 agosto 1999, n. 368, di attuazione della direttiva 93/16/CEE) prevede che l’ottenimento del diploma di medico chirurgo specialista sia subordinato, oltre che ad altre condizioni, alla “partecipazione personale del medico chirurgo candidato alla specializzazione, alle attività e responsabilità proprie della disciplina”.

Da ciò si trae una prima considerazione: il medico specializzando non è (e non può essere) un semplice spettatore avulso dalla realtà ospedaliera atteso che egli partecipa alle “attività e responsabilità” che si svolgono nella struttura sede della sua formazione.

Per ciò che concerne, invece, le concrete modalità di svolgimento della formazione, lo specializzando partecipa, in modo guidato, alla totalità delle attività mediche dell’unità operativa con conseguente graduale assunzione di compiti assistenziali.

L’iter formativo prevede l’esecuzione di interventi con autonomia vincolata, necessariamente, alle direttive ricevute dal tutore.

In nessun caso, comunque, l’attività del medico in formazione specialistica può sostituire quella del personale di ruolo.

Con il concetto di autonomia vincolata ci si riferisce a una particolare posizione di soggetti che, pur avendo conseguito la laurea in medicina e chirurgia, essendo in corso la formazione specialistica, godono di limitati margini di autonomia sotto le direttive del tutore.

E’ importante, peraltro, sottolineare che se lo specializzando non si ritiene in grado di compiere le attività richieste egli deve rifiutarle perché, in caso contrario, se ne assume la responsabilità (c.d. colpa “per assunzione”).

In conclusione, la scelta in ordine alla composizione dell’equipe operatoria (anche in considerazione della natura dell’intervento chirurgico) che preveda la presenza dello specialista e dello specializzando non è connotata da profili di illegittimità e/o di illiceità.

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    Il massofisioterapista pre 1999, come noto, gode dell’equipollenza automatica con il diploma del fisioterapista in base all’articolo 4, comma 1, della legge 42/99.

    Egli è, pertanto, giuridicamente un fisioterapista e per esercitare tale professione sanitaria è tenuto a iscriversi agli albi professionali dei fisioterapisti.

    Il massofisioterapista pre 1999, con diploma biennale conseguito in base alla legge 403/71 e diplomatosi entro il 17.3.1999 da corsi statali o autorizzati dal Ministero iniziati entro il 31.12.1995, può chiedere il riconoscimento dell’equivalenza al fisioterapista (non equipollenza).

    Il massaggiatore – massofisioterapista formatosi dopo l’anno 1999, da corsi di formazione erogati da istituti privati autorizzati dalla Regione e iniziati dopo il 31.12.1995, è un “operatore d’interesse sanitario” non riconducibile alle professioni sanitarie già esistenti.

    L’attestato di qualifica conseguito da tale operatore non è riconducibile per legge ai titoli di studio e di abilitazione del personale delle professioni sanitarie (tra i quali il fisioterapista) né consente l’accesso a percorsi accademici di riconversione.

    Per esercitare la sua attività, tale operatore ha la facoltà, ai sensi della legge 145/18 e dell’articolo 5 del decreto 9.8.2019 del Ministero della Salute, di iscriversi entro il 31.12.2019 negli elenchi speciali ad esaurimento dei massofisioterapisti istituiti presso gli Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della prevenzione e della riabilitazione.

    Per ciò che concerne l’inquadramento nelle strutture poliambulatoriali, quindi, il massofisioterapista pre 1999 può svolgere, a ogni effetto di legge, le mansioni del fisioterapista.

    Fuori da questa ipotesi, al massofisioterapista è precluso lo svolgimento di attività riconducibile al profilo professionale del fisioterapista; in caso contrario sarebbe configurabile il reato di esercizio abusivo della professione.

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    L’art. 14 del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per il personale medico dipendente da case di cura, i.r.c.c.s., presidi e centri di riabilitazione, sotto la rubrica “Caratteristiche del rapporto di lavoro”, dispone:

    Il rapporto di lavoro del personale medico ha le seguenti caratteristiche:

    1. a) obbligo di svolgere, nell’ambito del reparto e/o del servizio cui è adibito, nel rispetto della qualifica ricoperta, le attività istituzionali della Struttura sanitaria, ivi compresa l’attività ambulatoriale entro l’orario di servizio o in ore di lavoro straordinario.

    L’attività ambulatoriale sarà in ogni caso regolamentata in sede aziendale mediante accordo tra Amministrazione e RSM Cimop, sentito il Medico Responsabile e fatte salve le attribuzioni del Direttore sanitario, previa analisi di tutti gli aspetti che detta attività implica sia per la Struttura sanitaria sia per i medici che la svolgono.

    Detta attività verrà concordata entro il primo trimestre di ogni anno;

    1. b) possibilità, ove la Struttura e l’organizzazione lo consentano, di svolgere attività in regime libero-professionale intra moenia al di fuori dell’orario di lavoro, in orari concordati consensualmente tra il medico e l’Amministrazione, nel rispetto delle normative nazionali e regionali, nonché del regolamento interno.

    Al medico è comunque consentito di esercitare l’attività libero-professionale, al di fuori della Struttura sanitaria, purché non in altre strutture di ricovero (ordinario e in day hospital) e previa valutazione da parte della Struttura, sentita la RSM Cimop, della insussistenza di situazioni di conflitto di interessi;

    1. c) divieto di stabilire rapporti professionali con altre Strutture sanitarie ad eccezione delle attività occasionali di consulenze e consulti.

    Il divieto di operare in altre strutture di ricovero non sussiste per i medici assunti a tempo parziale.

    I medici assunti a tempo definito possono richiedere alla Casa di cura di appartenenza specifica autorizzazione che verrà concessa previa valutazione da parte della Struttura medesima, sentita la RSM Cimop, della insussistenza di situazioni di conflitto di interesse.

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    Il Decreto ministeriale 14 settembre 1994, n. 739 (in Gazzetta Ufficiale, 9 gennaio, n. 6) prevede il regolamento concernente l’individuazione della figura e del relativo profilo professionale dell’infermiere.

    La figura professionale dell’infermiere è caratterizzata dal seguente profilo:

    L’infermiere è l’operatore sanitario che, in possesso del diploma universitario abilitante e dell’iscrizione all’albo professionale, è responsabile dell’assistenza generale infermieristica.

    L’assistenza infermieristica preventiva, curativa, palliativa e riabilitativa è di natura tecnica, relazionale, educativa.

    Le principali funzioni sono la prevenzione delle malattie, l’assistenza dei malati e dei disabili di tutte le età e l’educazione sanitaria.

    L’infermiere:

    1. a) partecipa all’identificazione dei bisogni di salute della persona e della collettività;
    2. b) identifica i bisogni di assistenza infermieristica della persona e della collettività e formula i

    relativi obiettivi;

    1. c) pianifica, gestisce e valuta l’intervento assistenziale infermieristico;
    2. d) garantisce la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche;
    3. e) agisce sia individualmente sia in collaborazione con gli altri operatori sanitari e sociali;
    4. f) per l’espletamento delle funzioni si avvale, ove necessario, dell’opera del personale di supporto;
    5. g) svolge la sua attività professionale in strutture sanitarie pubbliche o private, nel territorio e nell’assistenza domiciliare, in regime di dipendenza o libero-professionale.

    La formazione infermieristica post-base per la pratica specialistica è intesa a fornire agli infermieri di assistenza generale delle conoscenze cliniche avanzate e delle capacità che permettano loro di fornire specifiche prestazioni infermieristiche.

    L’infermiere, invero, può affiancare l’opera dei medici specialisti (dermatologi, chirurghi estetici, oncologi ecc.) nella risposta ad una diffusa e crescente ricerca del mantenimento delle caratteristiche primarie e di benessere della cute, in tutte le fasi della vita, ma specialmente durante il naturale processo dell’invecchiamento.

    A conferma di ciò è presente una cospicua offerta formativa (per esempio, master d’infermiere di medicina estetica) che si propone di determinare le competenze teoriche e pratiche all’assistenza infermieristica nella pratica della medicina estetica esclusivamente a supporto del personale medico.

  • xmxhyzxje ha detto:
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