“L’effetto imbuto” o “effetto collo di bottiglia” dei telomeri

Dott. Massimo Agnoletti Psicologo, Dottore di ricerca Esperto di Stress, Psicologia Positiva e Epigenetica Formatore/consulente aziendale, Presidente PLP-Psicologi Liberi Professionisti-Veneto, Direttore del Centro di Benessere Psicologico – Favaro Veneto (VE)

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Le recenti scoperte epigenetiche della scienza dei telomeri delineano quello che può essere definito “effetto imbuto” o “effetto collo di bottiglia” relativo la dinamica dei telomeri cioè l’evidente e massiccia convergenza, di processi parzialmente indipendenti, nell’attività di queste strutture responsabili della nostra longevità e qualità di vita. Le implicazioni, anche cliniche, di questo concetto sono rilevanti per promuovere il benessere psicofisico.
Current scientific literature on telomeres shows an almost univocal convergence of many factors such as nutrition, motor activity, sleep quality, social relationships and psychological well-being impacting on telomeres’ structural dynamics. Telomeres are considered our most reliable biological clock that determines our residual life longevity in addition to the quality of life in terms of problems and diseases related to cellular aging.
I coined the term “telomere’s funnel effect” or “telomere’s bottleneck effect” to means exactly the convergent and massive nature of all these factors at least partially independent(both for domains of relevance and causal pathways) in influencing the structural aspects of telomeres.
Important implications derive from applying this new concept both to promote more correct lifestyles and to be more effective in clinical terms.
 

 
L’attuale letteratura scientifica relativa i telomeri evidenzia una pressoché univoca convergenza di molti fattori quali la nutrizione, l’attività motoria, la qualità del sonno, le relazioni sociali ed il benessere psicologico nell’impattare sulle dinamiche strutturali dei telomeri. I telomeri sono considerati il nostro orologio biologico più affidabile che determina la nostra longevità di vita residua oltre alla qualità di vita in termini di problematiche e malattie correlate all’invecchiamento cellulare.
Ho coniato il termine “effetto imbuto” o “effetto collo di bottiglia” dei telomeriper indicare esattamente la natura convergente e massiccia di tutti questi fattori almeno parzialmente indipendenti (sia per domini di pertinenza che per percorsi causali) nell’influenzare gli aspetti strutturali dei telomeri.
Importanti implicazioni derivano dall’applicare questo nuovo concetto sia per promuovere più corretti stili di vita che per essere più efficaci sotto l’aspetto clinico.
Dall’analisi dell’attuale letteratura esistente relativa la scienza dei telomeri si sono accumulate evidenze di diversi fattori che incidono quantitativamente sulla dinamica che determina l’attivazione degli enzimi della telomerasi responsabili della ricostruzione strutturale dei telomeri stessi.
In estrema sintesi ricordo che i telomeri rappresentano il nostro orologio biologico che determina la nostra aspettativa di vita residua nel senso che la lunghezza assoluta di queste strutture molecolari che si trovano sulle estremità terminali dei nostri cromosomi definiscono la nostra longevità e, di conseguenza, la nostra probabilità di sviluppare problematiche e malattie legate all’invecchiamento cellulare.
Gli enzimi della telomerasi sono invece delle “macchinette” biologiche deputate a ricostruire i telomeri contrastandone almeno in parte il consumo e quindi l’invecchiamento globale cellulare e dell’intero organismo.
Più è efficace il lavoro di manutenzione fatto sugli stessi telomeri per opera della telomerasi, più lunga è la vita residua della cellula e migliore sarà la sua fitness globale. Più corta è la lunghezza assoluta dei telomeri più la cellula tenderà ad avere problemi d’invecchiamento fino al punto limite in cui i telomeri, non riuscendo più a soddisfare il loro ruolo strutturale nei confronti del resto del cromosoma, avviano il processo di disgregazione decretando il declino irreversibile di tutta la struttura e la funzione cellulare (Andrews&Cornell, 2017; Blackburn 2010).
 
la struttura e la funzione cellulare
 
A livello di processi biomolecolari questi speciali enzimi ricostruiscono frammenti di DNA aggiungendoli alle sequenze di basi che costituiscono i telomeri rallentando nei fatti il processo di invecchiamento cellulare.
Dopo una certa soglia l’accorciamento telomerico predispone quindi nel medio/lungo termine a molte malattie cardiocircolatorie, immunitarie ed oncologiche (Prinz, 2011).
L’invecchiamento cellulare determinato dalla lunghezza dei telomeri ha quindi una proprietà “plastica-esperienza dipendente” nel senso che può essere accelerato o rallentato in base alla tipologia di esperienza epigenetica che influenza l’attività della telomerasi e, in ultima analisi, della lunghezza assoluta dei telomeri.
 

 
Usando una metafora dove i telomeri sono il nostro orologio che scandisce il nostro invecchiamento cellulare, se è vero che l’orologio procede sempre in una direzione attraverso l’avanzamento delle sue lancette, è vero anche che esistono fattori che determinano la velocità di spostamento delle lancette.
Questi fattori responsabili di accelerare o rallentare l’avanzamento delle lancette sono stati ben identificati dalla letteratura dei telomeri: la nutrizione, l’attività motoria, la qualità del sonno, della rete sociale che percepiamo ed aspetti psicologici, contribuiscono tutti a modificare l’attività della telomerasi (in maniera vantaggiosa o svantaggiosa) influenzandone la lunghezza assoluta.
Infatti, come abbiamo visto in altre sedi (Agnoletti 2018a, 2018b, 2018c, 2018d), una maggiore consapevolezza e controllo delle nostre scelte quotidiane sui fattori (psicologici, motori, nutrizionali, sociali, etc.) influenza direttamente l’invecchiamento del nostro …
Gli studi pioneristici capitanati dalla biologa premio Nobel Elisabeth Blackburn e dalla psicologa Elissa Epel(Epel et al., 2004) hanno dimostrato che, oltre agli effetti già noti relativi la nutrizione, l’attività motoria, il sonno etc.,(Jang & Serra, 2014; Kanenan et al., 2010; Mitchell et al., 2014; Puterman et al, 2010; Puterman et al, 2011) esistono effetti soggettivi derivanti dalla personale configurazione psicologica (cognitivo, emotivo e motivazionale) che, al pari di tutti gli altri fattori menzionati poco sopra,vengono tradotti all’interno del codice organico digitale dei telomeri (influenzando l’attività della telomerasi) determinano quindi la nostra longevità potenziale residua e la nostra futura qualità di vita globale.
Il nostro personale e soggettivo modo di percepire, concettualizzare e gestire lo stress influenza le dinamiche telomeriche al pari di tutti gli altri fattori più noti e intuibili.
Durante un’intervista che ho condotto personalmente alla prof.ssa Elissa Epel (Agnoletti, 2018a), esperta e pioniera di questo settore, è emerso che non esistono attualmente evidenze che dimostrano un maggiore impatto di un fattore sugli altri.
Citando testualmente: “Mi piace molto questo tuo concetto di
 
effetto imbuto telomerico
 
effetto imbuto telomerico perché coglie un aspetto molto importante e complesso, anche se non molto evidente, dei processi fondamentali che caratterizzano itelomeri. Attualmente la letteratura scientifica non evidenzia la dominanza di un fattore sorgente più importante rispetto gli altri ma descrive un effetto quantitativo dose dipendente per ciascuno di essi.”
In altre parole gli aspetti psicologici, motori, del sonno, nutrizionali e delle relazioni sociali hanno la medesima capacità di modificare in ultima analisi le dinamiche e quindi la lunghezza assoluta dei telomeri.
La caratteristica di tutti i fattori sociologici, psicologici, fisiologici, nutrizionali e motori di “bersagliare” in maniera convergente i telomeri non è solo importante perché ci fa comprendere come queste strutture molecolari siano sensibili alle varie “esperienze” epigenetiche (la prof.ssa Epel, usando una metafora, direbbe che i telomeri hanno delle “antenne” protese a captare le nostre abitudini…) legate ai diversi contesti di provenienza ma anche ci indica con chiarezza che la natura almeno indipendente di questa convergenza ha importanti implicazioni pratiche relative il nostro benessere psicofisico.
Le implicazioni della scienza dei telomeri sono molteplici e molto profonde riguardo il nostro benessere e la nostra salute (Agnoletti, 2019a, 2019b).
Se è vero infatti quanto indicato attualmente dalla letteratura molecolare e descritto dall’ “effetto imbuto” telomerico, allora ha poco senso infatti intervenire concentrandosi unicamente per esempio a livello psicologico, o esclusivamente a livello fisiologico, o nutrizionale, dal momento che l’impatto ed il modo di influenzare i telomeri è convergente ed in parte autonomo quindi indipendente l’uno nei confronti degli altri fattori.
In altri termini la logica dei percorsi causali delle dinamiche in parte indipendenti nutrizionali, psicologiche, motorie o altro, esprimono la natura multifattoriale e convergente dei fenomeni che impattano sulla nostra longevità e qualità di vita.
Paradossalmente il modo di intervenire settoriale ed escludente gli altri fattori potrebbe avere un effetto anche molto negativo a livello telomerico (e quindi globale dal punto di vista dell’intero organismo) proprio perché concentrando l’intervento in un solo fattore tendiamo a sottovalutare gli altri.
Rispettando maggiormente quanto descritto dalla dinamica dell’effetto “imbuto” dei telomeri occorrerebbe dunque agire in maniera parallela e distribuita rispetto tutti i fattori menzionati sopra proprio per avere una maggiore efficacia nel promuovere la nostra salute ed il nostro benessere.
 

 
Anche se questo rappresenta una sfida a livello clinico, conoscitivo e di formazione professionale la trasversalità dell’intervento finalizzato a migliorare la salute ed il benessere psicofisico (sia clinico che non) sembra dunque essere l’unica garanzia d’efficacia rispettosa della complessità che caratterizza l’essere umano.
 
Donna felice
 
Bibliografia
 
Agnoletti, M. (2019a). “La scienza dei telomeri ridefinisce il concetto di stress”, Medicalive Magazine, n 4-2019, Italy.
 
Agnoletti, M. (2019b). “Il modello biopsicosociale alla luce della scienza dei telomeri”, Medicalive Magazine, n 3-2019, Italy.
 
Agnoletti, M. (2018a). “L’Asse psiche-telomeri ecco come la mente influenza l’invecchiamento”, PNEINEWS, 5-2018, Italy.
 
Agnoletti, M. (2018b). Gli studi sull’influenza che la gestione dello Stress ha sull’epigenetica dei Telomeri impongono un nuovo paradigma nel settore delle Scienze Psicologiche e Biomediche. Medicalive Magazine, n°7, Italy.
 
Agnoletti, M. (2018c). “La Scienza dei Telomeri. Come sta cambiando radicalmente il concetto d’invecchiamento con importanti conseguenze sul piano della salute e del benessere psicofisico umano”, Medicalive Magazine, n 8, Italy.
 
Agnoletti, M. (2018d). “la nuova frontiera della psicologia: la Psicologia Epigenetica”, State of Mind,10-2018, Italy.
 
Andrews, B. & Cornell, J. (2017). “Telomere Lenghtening”. Nevada, USA. Sierra Science.
 
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Jang, H. & Serra, C. (2014). Nutrition, Epigenetics, and Diseases. Clin Nutr Res. 2014 Jan; 3(1): 1–8. Published online 2014 Jan 27. doi: 10.7762/cnr.2014.3.1.1
 
Kananen, L., Surakka, I., Pirkola, S., Suvisaari, J., Lönnqvist, J., Peltonen, L., Ripatti, S. & Hovatta, I. (2010). Childhood adversities are associated with shorter telomere length at adult age both in individuals with an anxiety disorder and controls. PLoS One. 2010 May 25;5(5):e10826. doi: 10.1371/journal.pone.0010826.
 
Mitchell C., Hobcraft J., McLanahan S.S., Siegel S.R., Berg A., Brooks-Gunn J., Garfinkel I. & Notterman D. (2014). Social disadvantage, genetic sensitivity, and children’s telomere length, Proceedings of the National Academy of Sciences, doi:10.1073/pnas.1404293111.
 
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Puterman, E., Lin, J., Blackburn, E., O’Donovan, A., Adler, N. & Epel, E. (2010). The Power of Exercise: Buffering the Effect of Chronic Stress on Telomere Length. Plos One. 2010;5:e10837.
 
Puterman, E., O’Donovan, A., Adler, N., Tomiyama, A., Kemeny, M., Wolkowitz, O. & Epel, E. (2011). Physical Activity Moderates Effects of Stressor-Induced Rumination on Cortisol Reactivity. Psychosom. Med. 2011;73:604–611.