LONG TERM SURVIVORS. IN ARRIVO NUOVI MODELLI DI CURA

In Oncologia vengono chiamati Long Term Survivors, si tratta dei pazienti che escono dalla fase acuta di un tumore e che devono essere costantemente monitorati. In Italia sono circa tre milioni i pazienti che vivono in questo stato di limbo, non si possono definire guariti nè cronicizzati e per il sistema sanitario rimangono in carico all’oncologo a tempo indeterminato.

Quello dei Long Term Survivors e delle possibili soluzioni è stato il tema principale della conferenza dell’AIOM tenutasi in questi giorni a Roma.

La soluzione individuata fa riferimento al modello americano di gestione del paziente oncologico chiamato “survivorship care”.

Il modello contenuto in un documento di consenso firmato da 10 sigle che operano nell’oncologia, parla di una rete informatica per la sorveglianza clinica dopo il tumore, differenziata e mirata alla persona e alle sue specifiche caratteristiche, che vede il medico di famiglia riorganizzarsi insieme all’oncologo per reciproci invii e controlli, paziente informato, medico di famiglia avvertito, oncologo disponibile in via preferenziale nel caso vi sia sospetto di recidiva.

Un percorso virtuoso, attento anche alle problematiche psicologiche, riabilitative e socio-lavorative, in modo da ottimizzare l’assistenza e diminuire i tassi di ospedalizzazione durante la sorveglianza clinica. E soprattutto individuare prima possibile le ricadute e gli effetti anche a lungo termine della tossicità dei trattamenti farmacologici.

Al momento i Long Term Survivors costano al sistema sanitario circa 400 milioni di euro l’anno per i costi di troppi esami inutili e di una scarsa comunicazione tra specialista e medico di famiglia, superando di dieci volte il budget previsto.