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Malattie infettive messe dentro sfere e studiate in 3D

Utili per sviluppare nuovi farmaci e vaccini

Le malattie infettive possono essere ‘imprigionate’ e studiate all’interno di microscopiche sfere in 3D che mimano le condizioni presenti nel corpo umano: sviluppate dai ricercatori dell’Universita’ di Southampton in collaborazione con lo University College di Londra, potranno accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci e vaccini, come dimostrano i primi test fatti in laboratorio su cellule infettate dalla tubercolosi. I risultati sono pubblicati sulle riviste eLife e mBio.
”Crediamo che si tratti di un importante passo avanti nel campo della ricerca sulla tubercolosi, un’infezione che ogni anno uccide 1,8 milioni di persone nel mondo”, commenta Paul Elkington, a capo del gruppo di ricerca di Southampton.
Le sfere tridimensionali in cui vengono incapsulate e studiate le cellule umane infettate ”possono essere prodotte con una matrice di collagene, in modo da essere piu’ somiglianti ai polmoni: cosi’ – spiega il ricercatore – si crea un ambiente in cui gli antibiotici possono combattere l’infezione, cosa che non riescono a fare negli altri modelli di studio bidimensionali”.
Le sfere 3D, inoltre, hanno la capacita’ di prolungare gli esperimenti fino a tre settimane, ben quattro volte piu’ a lungo rispetto ai vecchi modelli 2D: questo permette ai ricercatori di capire come evolve l’infezione e quali sono gli effetti dei diversi interventi terapeutici nel tempo.
Ora le ricerche proseguiranno in collaborazione con l’African Health Research Institute di Durban, in Sud Africa, dove l’incidenza della tubercolosi e’ particolarmente elevata. ”Siamo felici di ampliare la nostra ricerca e di avere l’opportunita’ di combinare esperienze diverse per sviluppare un sistema avanzato di indagine che puo’ essere applicato ad un vasto numero di infezioni, soprattutto quelle prevalenti nei Paesi piu’ poveri”, afferma Elkington. ”Useremo il nostro modello 3D per integrare l’approccio ingegneristico e quello biologico con campioni clinici che permettano di creare un modello completamente nuovo per lo studio delle infezioni”.