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Malattie renali croniche, richiesti task force e piano diagnostico terapeutico assistenziale

Roma – Appropriatezza della cure e migliore qualità di vita dei pazienti: questi gli obiettivi principali del Piano Diagnostico Terapeutico Assistenziale sulla Malattia Renale Cronica (MRC) la cui richiesta al Ministero della Salute è stata avanzata da Medici, Associazioni di Pazienti, Aziende Ospedaliere e rappresentanti delle Istituzioni in occasione dell’incontro “PDTA dell’Insufficienza Renale Cronica: sfida, appropriatezza, sostenibilità”, che si è svolto recentemente ad Arezzo all’interno del X Forum sul Risk Management in Sanità.

La Malattia Renale Cronica, che in Italia fa registrare circa 3 milioni di pazienti, è una condizione patologica irreversibile nella quale i reni non riescono più a svolgere la loro funzione principale di “filtro” del sangue, con conseguente accumulo di tossine, di scorie e di liquidi nel circolo ematico del paziente. Ad oggi sono disponibili diverse terapie sostitutive renali, quali la dialisi extracorporea (emodialisi) e la dialisi peritoneale. Ad essere effettuata principalmente presso le strutture ospedaliere è l’emodialisi; al contrario, la dialisi peritoneale viene
eseguita a domicilio grazie all’utilizzo di una membrana peritoneale in grado di sfruttare le capacità naturali del corpo.

In alcune Regioni, la dialisi peritoneale viene effettuata da una percentuale di pazienti talmente bassa che è possibile dedurre come la maggior parte di questi venga avviata subito all’emodialisi. In questo modo, dunque, i pazienti non hanno la possibilità di accedere ad una terapia che consenta il mantenimento della funzionalità urinaria residua, una migliore qualità di vita e una maggiore sostenibilità economica. Al contrario, il Friuli Venezia Giulia ha recentemente messo in atto una delibera, atto n. 153 del 30 gennaio 2015, attraverso la quale è stata stabilita la necessità di utilizzare la dialisi peritoneale in almeno il 20% dei pazienti in dialisi. Secondo gli esperti sarebbe opportuno che il PDTA Nazionale recepisse questo obiettivo nell’ottica di sostenere e affiancare quelle Regioni indietro rispetto allo sviluppo di questa metodica, garantendo così una integrazione sociosanitaria e assistenziale più corretta.

In questi termini, infatti, appare necessario colmare la mancanza di uniformità presente sul territorio garantendo equità di accesso alle terapie.

Inoltre, appare opportuno sottolineare come il paziente nefropatico, nel corso della sua malattia, vada incontro ad esigenze primarie e specialistiche differenti che fanno però parte di un unico processo di cura.

Da qui la necessità di un nuovo modello di sistema integrato che miri a valorizzare sia gli attori dell’assistenza primaria sia la rete specialistica nefrologica. Solo attraverso il coinvolgimento coordinato di vari attori del Sistema, infatti, è possibile assicurare prevenzione primaria e diagnosi precoce, garantire un miglioramento della qualità di vita dei pazienti, curare le complicanze e, infine, ottimizzare l’uso delle risorse disponibili.