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Catania – All’ospedale Cannizzaro di Catania un primario arriva, un altro saluta: nel giorno in cui si insedia il nuovo direttore dell’Unità Operativa Complessa di Malattie Infettive, dott. Carmelo Iacobello, va in pensione per raggiunti limiti di età il direttore dell’Unità Operativa Complessa di Neonatologia, dott. Giovanni Tumino.

Dal 2004 primario del Cannizzaro, proveniente da Ragusa, Tumino ha promosso e vissuto la crescita della Neonatologia e dell’Utin, seguendo il progetto del nuovo e moderno reparto nell’edificio E, inaugurato nel 2012.

ospedale cannizzaro

Il momento del commiato

Il prof. Paolo Scollo, direttore del Dipartimento Materno-Infantile, e il dott. Salvatore Giuffrida, direttore sanitario, hanno sottolineato la serietà e la professionalità del dott. Tumino, ringraziando tutto lo staff, mentre la dott.ssa Rosaria D’Ippolito, direttore amministrativo, ne ha riconosciuto le qualità umane e professionali. «Tumino ha segnato da protagonista la storia della Neonatologia del Cannizzaro – ha affermato il dott. Angelo Pellicanò, direttore generale – dove è arrivato avendo vinto un concorso per merito. Con la sua direzione il reparto è riuscito a migliorare e superare anche i momenti difficili: l’auspicio adesso è che questo gruppo possa continuare nel solco di quanto il dott. Tumino è riuscito a creare e trasmettere».

Nel frattempo il 1° marzo, a seguito di procedura selettiva conclusa a febbraio, ha preso servizio come direttore della struttura complessa di Malattie Infettive il dott. Carmelo Iacobello, 60 anni, fino al 29 febbraio responsabile facente funzione dell’analogo reparto all’ospedale Ferrarotto di Catania. Subentrato al dott. Giovanni Mannino, andato in pensione nei mesi scorsi per raggiunti limiti di età, il dott. Iacobello, nell’incontrare i medici e tutto il personale, ha sottolineato l’impegno che sarà riservato nella lotta alle infezioni ospedaliere: «Particolare attenzione – ha aggiunto il nuovo direttore – sarà riservata alle necessità del Pronto Soccorso nei casi di pazienti con patologie sospettate di essere ad elevata contagiosità, quali tubercolosi, meningiti, sindromi influenzali severe. Sarà inoltre valorizzato il ruolo dell’UOC, che è centro hub per la prescrizione dei farmaci attivi contro le epatiti C e B e centro di riferimento per lo screening e il trattamento dei pazienti con infezioni da HIV».

Proposito del dott. Iacobello è anche quello di mettere a servizio dell’Azienda l’esperienza maturata nel trattamento delle infezioni da protesi ortopediche e vascolari e dei pazienti critici.

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Catania – All’ospedale Cannizzaro è già da oggi più facile procedere alle prenotazioni ambulatoriali: l’Azienda ha infatti potenziato il servizio di prenotazione ambulatoriale attraverso l’istituzione di uno sportello dedicato, l’aumento da quattro a sei delle postazioni operative e la possibilità di prenotazione via email e fax. Un operatore dell’ufficio è stato dedicato esclusivamente alle prenotazioni, che avranno un canale con eliminacode differenziato e potranno essere effettuate tutti i giorni, dal lunedì al venerdì, con orario dalle 8.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 17.30; in caso di indisponibilità di personale in numero sufficiente a permettere l’apertura di uno sportello dedicato, le prenotazioni saranno comunque effettuate con il medesimo orario dagli operatori alla cassa. Inoltre, se alla chiusura delle 12.30 dovessero essere pendenti richieste, il personale provvederà alla copia delle prescrizioni, alla prenotazione e alla comunicazione telefonica agli interessati. Si ricorda che per la prenotazione è necessario presentare la prescrizione medica. L’Azienda ha inoltre attivato la casella di posta elettronica ufficioticket@aoec.it, attraverso la quale potere richiedere le prenotazioni allegando l’immagine leggibile della prescrizione medica: il personale, nelle ore pomeridiane, procederà a effettuare le prenotazioni richieste e a darne riscontro per email. Gli utenti potranno anche inviare la richiesta al numero di fax 0957262526, allegando copia della prescrizione e specificando il proprio recapito telefonico, al fine di essere ricontattati dall’ospedale.

[quote font=”0″]Per le prenotazioni ambulatoriali dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 13, saranno aperte fino a sei postazioni telefoniche, anziché quattro, in modo da consentire una più rapida risposta agli utenti che contattino il CUP ai numeri 800 837 621 (numero verde) o 095 726 21 07. Il sabato il servizio non sarà attivo.[/quote]

prenotazioni ambulatoriali

Prenotazioni ambulatoriali, potenziati i servizi al Cannizzaro di Catania: personale dedicato, più postazioni e un’email. Nella foto Angelo Pellicanò

«Con le nuove modalità introdotte – spiega il Direttore Generale, Angelo Pellicanò – abbiamo voluto favorire l’accesso ai servizi sanitari ambulatoriali e soddisfare così le richieste degli utenti. Da un lato, l’estensione dell’orario degli sportelli viene incontro a chi preferisce prenotare di persona, dall’altro lato la possibilità di prenotazione telematica, che si aggiunge a quella telefonica, sarà maggiormente utilizzata da chi vuole evitare di recarsi personalmente in sede. Riteniamo, in definitiva, di facilitare il più possibile gli utenti, ai quali naturalmente – conclude il dott. Pellicanò – si richiede la massima collaborazione affinché le nuove modalità possano essere il più efficaci possibile».

La Direzione dell’Azienda Cannizzaro sta intanto valutando la possibilità di estendere il servizio di prenotazioni ambulatoriali anche attraverso il canale delle farmacie, grazie al coinvolgimento di Federfarma.

Informazioni su http://www.aocannizzaro.it

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foto_A._RosaProf. Angelo Rosa, Vice-Direttore Operativo, Docente di Human, Resource Management, LUM School of Management – Università LUM Jean Monnet

 

 

Con l’inversione della piramide demografica e il progressivo invecchiamento della popolazione, vi è stata l’esigenza, da parte del Servizio Sanitario Nazionale, di una metamorfosi nell’organizzazione dell’Area delle Cure Primarie.
In particolare, con l’incremento delle malattie croniche e l’aumentata prevalenza di polipatologia, in Italia, si è avuta l’esigenza di esaminare, con particolare attenzione, le criticità e i rimedi che in prima facie, possono essere sviluppati con delle ottimizzazioni delle risorse che, complessivamente, possono essere allocate sul settore sanitario dell’intero sistema Paese.
L’Italia risulta essere il Paese dell’Unione Europea con il maggior numero di persone anziane: i dati indicano che l’Indice di Vecchiaia è, nel nostro Paese, il più alto, con valori che raggiungono in alcune Regioni livelli estremamente elevati (ai primi posti troviamo, infatti, Liguria, Toscana, Emilia Romagna,
Friuli Venezia Giulia, Umbria e Piemonte).
Di conseguenza, l’ottimizzazione del trattamento per questa fascia di popolazione diventa, dunque, un’esigenza ad alta priorità.
Tale mission, però, non fa che scontrarsi con due aspetti che non possono essere sottovalutati. Innanzitutto, il progressivo modificarsi del contesto sociale con un aumento delle persone sole, da una parte, e della povertà, dall’altra, non fanno altro che aumentare la non autosufficienza e la fragilità del cittadino al punto tale di avere quasi “un obbligo morale” di presa visione del fenomeno e della conseguenziale necessità di trovare figure specializzate di assistenza domiciliare che mirino a prestazione di carattere sanitario integrato ad interventi di natura socio assistenziale.
Il tutto, poi, deve essere contestualizzato ai fattori produttivi del SSN, ovverosia alla sua tangibile diminuzione delle risorse, legate alla situazione attuale di crisi economica e di recesso nazionale, a fronte, di converso, del costante incremento del fabbisogno e di assorbimento di risorse del SSN.
Pertanto, questi bisogni devono, necessariamente, trovare risposta nel nuovo riassetto organizzativo del territorio, al fine di rendere fruibile ed equo – sostenibile il modello di Sanità che deve basare la sua progettualità futura in un rinnovamento dei propri servizi territoriali.
Ed è proprio con la Legge n. 189/2012 che si è voluto normativizzare il riassetto delle Cure primarie, con la necessità, di riorganizzare la medicina generale e tutte le figure professionali al fine di poter adoperare un sinallagma basato sull’epidemiologia della popolazione che possa garantire, in larga scala, le situazioni di cronicità, complessità, fragilità e la non autosufficienza con un tipo di assistenzialità continua, assicurata, soprattutto, da team professionistiche e, di converso, con la capillare diffusione sul territorio degli studi dei MMG e dei PDF e la modalità ordinaria “on demand” di medicina d’attesa.
La riorganizzazione delle Cure Primarie, nel suo sviluppo ed integrazione organizzativa, deve attuarsi su due livelli essenziali: a livello orizzontale – con la creazione di team, mono e multi professionali – che verticale – con sistemi assistenziali integrati con l’ospedale; il tutto poi, implementato con sistemi informativi integrati, strumenti di clinical governance ed auditing, la ridefinizione del sistema della domiciliarità e residenzialità, le attività di sostegno alla fragilità, e interesse alle patologie croniche.
Affinché, possa pragmatizzarsi tale riassetto organizzativo in modo tale che il cittadino possa, ictu oculi, avere contezza immediata, e non mediata, dell’assistenza primaria nei processi assistenziali, vi è la necessità di realizzazione dei cd. “distretti funzionalmente forti”.
Il Distretto rappresenta quel punto di riferimento organizzativo e gestionale attraverso il quale si deve propendere a fidelizzare il cittadino circa la qualità e la sicurezza dei servizi erogati nel territorio.
È una struttura aziendale con ruolo organizzativo, gestionale e di esemplificazione allo svolgimento delle attività socio – sanitarie del territorio di competenza, dotandosi di strumenti gestionali quali la programmazione operativa (il budget) ed un sistema informativo socio sanitario integrato che renda interoperabili i sistemi informativi dei Medici ad ampio spettro
Nell’ambito del Distretto, affinché possa ritenersi validamente efficace, è necessario, innanzitutto, ridefinire i diversi gradi di responsabilità nell’esercizio delle proprie attività; i Distretti e le Cure Primarie hanno necessità di un’atttività di tipo “push” per far si che il cambiamento culturale avvenga. Vi è quindi la necessità delle conoscenze di aree vaste quali: assistenza alla persona e al suo nucleo familiare; implementazione di percorsi, nell’ambito della continuità assistenziale, nelle aree delle cronicità e disabilità complesse (malattie sociali croniche, malattie psichiatriche, malati nella fase terminale della vita, dipendenze, malattie dismetaboliche, malattie cardiovascolari-respiratorie,…); promozione, educazione sui principi di benessere psico-fisico e sociale a tutti i livelli (individuale, familiare e della
comunità); sviluppo di conoscenze nell’ambito della gestione della comunicazione, della conduzione dei gruppi, dell’attività di consulenza e strategia per favorire la migliore organizzazione; promuovere lo sviluppo del lavoro nell’Area delle cure primarie sociali e territoriali/distrettuali attraverso l’equipe multidisciplinare e multiprofessionale con azioni mirate come la pianificazione, gli interventi, il monitoraggio e la valutazione; modelli di lavoro che utilizzano le migliori evidenze scientifiche e le migliori pratiche cliniche attraverso la ricerca infermieristica.
Tutto questo cambiamento che sicuramente miete e mieterà disallineameni e opposizioni necessità di una nuova cultura organizzativa che parte proprio dalla formazione, attraverso la formazione e l’apertura cultrale si può arrivare al cambiamento….. Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile (San Francesco d’Assisi).

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Greco

Dott. Daniele Greco, laureato in Scienze della Comunicazione, regista di documentari e giornalista pubblicista. Si occupa di media relations in ambito sociale, socio-sanitario e cinematografico.

La promozione di un modello di cittadinanza ispirato all’esercizio responsabile dei poteri da parte degli individui, nell’ambito delle politiche pubbliche, è la questione alla quale si dedica quotidianamente il servizio PIT, recentemente rinnovato in Sicilia da Cittadinanzattiva. La tutela del paziente all’interno dei servizi sanitari, infatti, non si limita ad essere affrontata dagli operatori del movimento civico – in particolare dalla rete del Tribunale per i Diritti del Malato – ma è descritta approfonditamente dalla mole di segnalazioni che il progetto PIT raccoglie, archivia, esamina e struttura, sia a livello regionale che nazionale. Ne emerge un repertorio di conoscenza autentico e unico, riguardante lo stato di salute del sistema sanitario, i bisogni dei malati rimasti disattesi, gli avanzamenti ottenuti rispetto alla presa in carico e all’efficienza del sistema, così come pungenti criticità e disuguaglianze che attraversano diverse aree del Paese, differenti fasce sociali, specifiche categorie di pazienti.

Greco-1Una panoramica del duplice processo di assistenza al cittadino – da un lato – e di analisi della qualità dei servizi – dall’altro – riteniamo possa risultare utile alle istituzioni, agli operatori del sistema sanitario e a tutti i cittadini, nonché particolarmente opportuno in questi giorni che vedono Cittadinanzattiva intenta a promuovere e rilanciare il servizio PIT già attivo a Palermo, Catania, Messina e Caltanissetta.

Gli sportelli PIT sul territorio sono un luogo di ascolto attivo e di diffusione delle buone pratiche in sanità, di orientamento del malato e dei suoi familiari attraverso i percorsi di cura e assistenza, di presentazione dei dispositivi e dei servizi, della loro allocazione, delle procedure per ottenere prestazioni, effettuare analisi, fruire delle opportunità previste per le fasce protette dei pazienti e per l’area della fragilità.

Partendo dal presupposto che alcune condizioni di patologia richiedono un’attenta tutela in tutti gli ambiti coinvolti nella qualità della vita, in Sicilia gli sportelli mettono a disposizione anche un’assistenza psicologica in riferimento a due tipologie di cancro: la leucemia mieloide cronica e il melanoma metastatico. Un servizio rivolto non solo ai pazienti, ma anche ai familiari e ai caregivers, e che sottende una visione della persona come unità inscindibile mente-corpo.

Gli sportelli PIT rappresentano inoltre un’opportunità per istituire un confronto tra le organizzazioni dei cittadini, gli operatori dei servizi e le istituzioni deputate all’organizzazione del sistema. L’obiettivo è quello di “tutelare, a partire dal singolo, i diritti di tutti i cittadini” (Moro, Pacelli, 2012).Greco-2

L’acronimo PIT (Progetto integrato di tutela) tende a sottolineare che non esiste un’unica modalità di tutela valida per tutte le occorrenze, ma ogni singola situazione necessita di una risposta personalizzata e occorre pertanto considerare tutti gli strumenti disponibili per tutelare di volta in volta i cittadini nel modo più adatto. Un impianto metodologico e un sistema di presupposti che si sono man mano arricchiti negli anni, a partire da quel 1996 in cui il servizio venne per la prima volta sperimentato. Due elementi in particolare meritano attenzione nel valutare l’unicità di un sistema come il PIT, proprio perché lo distinguono da altri modelli impiegati nell’ambito della customer care. Il primo è la modalità per cui il processo di tutela viene innescato rendendo attivo il cittadino, nella convinzione che un individuo consapevole dei propri diritti e doveri tenderà a trasferire queste informazioni nella società, ad attivarsi in prima persona e ad informare, a sua volta, altri cittadini. Il secondo riguarda l’informazione civica, ovvero la produzione strutturata di informazioni per descrivere la domanda e l’offerta di salute, che deriva direttamente dai dati “vivi” ed estremamente significanti rappresentati dalle segnalazioni dei cittadini.

In seguito alla raccolta di segnalazioni civiche, infatti, il PIT effettua analisi comparate ed elabora la casistica a livello centrale, al fine di produrre dati strutturati sulla qualità dei servizi di salute, di pubblica utilità e della pubblica amministrazione, che vengono pubblicati annualmente all’interno del Rapporto PIT. Rispetto a questioni specifiche come accessibilità, sicurezza, trasparenza, conflittualità, il rapporto offre un “termometro” sulla qualità dell’offerta sanitaria. A distinguerlo da altre indagini sulla qualità dei servizi è il legame con il punto di vista dei cittadini utenti e con le politiche volte ad assicurare il riconoscimento e la protezione dei loro diritti. Grazie a questo sistema di informazioni si ha a disposizione in un certo senso il “polso della situazione” in merito ai problemi che il sistema sanitario si trova ad affrontare, alle tendenze in atto e alle risposte più o meno strutturate, a seconda dei casi, che il sistema mette in campo.Greco-3

I principali ambiti di cui i rapporti PIT si occupano ormai da anni, la sanità e i servizi di pubblica utilità, sono quelli da cui lo “stato di salute” del nostro Paese viene rappresentato nella maniera più efficace e puntuale. Ecco perché, pur non avendo piena rilevanza da un punto di vista strettamente statistico, questi dati rappresentano una risorsa preziosa per istituzioni, operatori, mezzi di comunicazione di massa e opinione pubblica.
Le diverse tipologie di consulenza che i cittadini richiedono al PIT dipendono prevalentemente dalla condizione sociale dell’individuo: dalle informazioni di base relative all’accesso ai servizi – provenienti soprattutto da anziani, migranti e dalle fasce economicamente più deboli – alle consulenze specialistiche sui percorsi di cura da intraprendere – che provengono generalmente dai livelli socioculturali medio-alti della popolazione. Come emerge dalle informazioni raccolte dagli sportelli PIT sul territorio italiano negli ultimi anni, le aree in cui i cittadini richiedono un’assistenza massiccia riguardano criticità legate alla sicurezza delle strutture, alle liste d’attesa, all’accesso ai servizi, alla chiarezza dell’informazione, all’umanizzazione delle cure, alle patologie rare, alla presunta malpractice. Questa si riferisce a “disattenzioni” da parte del personale, identificabili in comportamenti effettuati con trascuratezza e che, pur non avendo causato un danno, avrebbero potuto farlo e rientrano tra le procedure incongrue percepite dall’utente come cattiva assistenza o mancanza di qualità professionale. Ne sono esempi l’assenza di segnalazioni riguardanti gradini, barriere o pericoli, l’abitudine di lasciare sul comodino del paziente farmaci senza assicurarsi che egli li abbia assunti, la mancata applicazione delle sbarre di protezione ai letti dei malati semi-coscienti, anziani o non autosufficienti, la carenza di controllo sulla fornitura delle bombole di ossigeno, l’abbandono di materiali ingombranti in prossimità delle vie di fuga, l’abitudine di lasciare il degente esposto all’aria condizionata o alle correnti d’aria.

Al consolidamento di una rete civica fatta di cittadini sensibili alla questione della tutela dei diritti, Cittadinanzattiva affianca l’obiettivo, anch’esso perseguito con l’azione del progetto PIT, di attivare un rapporto di interlocuzione trasparente e positivo tra cittadini, istituzioni pubbliche, aziende sanitarie, comunità scientifica. Solo dalla cooperazione tra questi soggetti, infatti, può nascere l’esercizio di poteri e responsabilità che contraddistinguono il modello di cittadinanza fondato sulla partecipazione civica e promosso dal movimento. Una mission che trova il proprio fondamento dell’articolo 118 (ultimo comma) della Costituzione, che così recita: “Stato, regioni, province, città metropolitane, comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.

BIBLIOGRAFIA

Gregorio Arena. “Cittadini attivi. Un altro modo di pensare l’Italia”. Edizioni Laterza, 2006
Giuseppe Cotturri. “La forza riformatrice della cittadinanza attiva”. Rubettino edizioni, 2013.

Giovanni Moro. “Cittadinanza attiva e qualità della democrazia”. Carocci, 2013.

Giuseppe Moro, Donatella Pacelli. “Europa e società civile. Esperienze italiane a confronto. Vol. I”. FrancoAngeli, 2012

Teresa Petrangolini. “Salute e diritti dei cittadini”, editori riuniti, 2003

Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. “XVII Rapporto PIT Salute – Sanità in cerca di cura”, 2014.

Tribunale per i diritti del malato-Cittadinanzattiva. “Diritti al Taglio – XIV Rapporto PIT Salute”, 2011.

Autori Vari. “Osservatorio Civico sul federalismo in sanità”. Rubettino ed. 2013

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Foto ModicaAvv. Aldo Modica – avvocato d’azienda – manager e consulente per aziende sanitarie private ed imprese turistiche ed alberghiere.

Che cos’è una Casa di Cura se non un albergo dove si curano gli ospiti?

Il turismo sanitario (medical tourism o health travel nelle accezioni anglosassoni) è un settore in grande sviluppo in grado di generare nuove opportunità anzitutto per i pazienti, che grazie alla globalizzazione dell’offerta sanitaria e turistica possono accedere, sempre più facilmente, a cure specialistiche anche in Paesi diversi da quello di residenza. Non affronteremo qui le tematiche relative all’outgoing santario (turismo sanitario low cost, “viaggi della speranza”, e quant’altro…) ma piuttosto porremo l’attenzione alle possibilità di sviluppo dell’incoming turistico-sanitario.

I valori economici in gioco nel mercato mondiale del Turismo Sanitario sono impressionanti, come dimostra una recente ricerca della Deloitte. Per la 35a edizione della Fiera Internazionale del Turismo in Spagna, a FITUR 2015, una delle più grandi fiere del turismo mondiale insieme al WTM (World Trade Market) di Londra, è stato creato, per la prima volta, uno spazio autonomo dedicato al Turismo della Salute. Un nuova area, denominata “Fitur Salud” dove, nell’occasione, è stato appunto presentato uno studio, realizzato dalla società di consulenza internazionale Deloitte per la FNCP (Federación Nacional de Clínicas Privadas), il corrispondente spagnolo dell’italiana AIOP. Secondo questo studio nei paesi nei paesi recettori di turisti sanitari il volume d’affari registrato è superiore ai 7.400 milioni di dollari (circa 6.523,5 milioni di euro) dei quali un 51% riguarda le Americhe ed un 42% l’Europa. Secondo questo studio esistono due tipologie di di turismo sanitario, quello della “medicina avanzata” (con paesi come Stati Uniti, Germania, Regno Unito Francia o Italia) ed uno “low cost” (Thailandia, India Malesia, Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia o Turchia).

Sia la domanda che l’offerta di servizi sanitari rientranti nella sfera del Turismo Sanitario, riguardano prestazioni cliniche e chirurgiche cosiddette di elezione e dunque programmabili nel tempo, e non riguardano quasi mai prestazioni sanitarie d’urgenza. I “turisti sanitari” sono pazienti che ricercano sopratutto la possibilità di usufruire di servizi che sono la risultante di; migliori tecnologie, personale maggiormente specializzato, organizzazione più efficiente, tempistiche ridotte rispetto al paese di origine, il tutto con la possibilità aggiuntiva di unire le cure ad un soggiorno in località turistiche attrattive. È altresì vero, come abbiamo detto, che esiste una grande mobilità sanitaria con motivazione prevalentemente economica, sopratutto verso i paesi dell’Est Europa e del Sud Est asiatico che perseguono politiche “low cost” di attrazione, però difficilmente replicabili in occidente, a causa di aspetti legati, ad esempio, al più alto costo dei materiali, o del lavoro (la cui qualità è però in entrambi i casi, mediamente, migliore).

Il Turismo Sanitario è, non solo per i numeri, una grande occasione di sviluppo per il servizio sanitario italiano nel suo complesso, e per l’ospedaltà privata in particolare. L’OMS infatti considera il SSN italiano come uno dei migliori al mondo per la qualità delle prestazioni mediche garantite, per la varietà di strutture pubbliche e private con reparti clinici di altissima specializzazione e per le numerose eccellenze riconosciute a livello mondiale. L’Italia può quindi diventare una meta di eccellenza per il turismo sanitario internazionale, perché offre la doppia possibilità di trascorrere un periodo di relax in rinomate località di attrazione turistica e quella di curare una patologia.

Per ciò che riguarda il mercato europeo, in particolare, bisogna inoltre ricordare, come già sancito dalla giurisprudenza europea (sentenze Kohll e Decker del 1998) che i cittadini UE possono beneficiare delle cure erogate in uno Stato membro anche se non preventivamente decise, e qualora sostenuta una spesa, ottenere un rimborso della stessa. Infatti, come previsto dal Regolamento n.883 del 2004, i cittadini UE e i residenti hanno pari dignità per quanto riguarda i diritti e gli obblighi previsti dalla legislazione nazionale. Dal 4 dicembre 2014 è inoltre operativa la direttiva 2011/24/Ue che consente ai cittadini europei di muoversi ed usare liberamente i servizi sanitari dei Paesi aderenti.

Combinare l’offerta sanitaria e quella turistica è economicamente e qualitativamente conventiente per tutti i soggetti coinvolti, sia per gli utenti che per le imprese che partecipano alla creazione della catena di valore dell’offerta turistico sanitaria, infatti: i pazienti sono spesso accompagnati da familiari o amici; gli interventi che non richiedono lunghe degenze consentono di usufruire di un periodo, post operatorio, di riposo in hotel; è più piacevole soddisfare i propri bisogni di salute in contesti gradevoli; si creano meccanismi virtuosi derivanti da un marketing territoriale frutto di sinergie positive; le prenotazioni non sono soggette a fattori legati alla stagionalità; i pazienti-turisti sono in genere buoni consumatori e con ottime potenzialità di acquisto; e per ciò che riguarda le Case di Cura si tratta di introiti extra budget.

Il boom del medical tourism ha fatto sorgere negli U.S.A., già da diversi anni, organizzazioni no profit, come la Medical Tourism Association (www.medicaltourismassociation.com) nata in Florida, e società di servizi come la Healt Flight Solution. (www.healthflightssolutions.com).

Nel luglio del 2013 si è costituito in Spagna il Cluster Spagnolo del Turismo della Salute (Spaincares) che raggruppa le entità turistiche e sanitarie più rappresentative del paese iberico: Federación Nacional de Clínicas Privadas (FNCP), Asociación Nacional de Balnearios (ANBAL), Federación Empresarial de la Dependencia (FED), Confederación Española de Hoteles y Alojamientos Turísticos (CEHAT), Confederación Española de Agencias de Viajes (CEAV). E questo perché si è compreso come un paese ricco di attrazioni turistiche e di eccellenze sanitarie (come anche in Italia) può mettere a sistema efficacemente le proprie risorse con un grande ritorno economico e qualitativo a beneficio di imprese e pazienti.

Anche in Italia stanno infatti nascendo inziative analoghe, sia pure ancora in fase di sviluppo. Tra queste, ad esempio, “Italiastarbene”, che ha avuto il plauso e la volontà di sostegno del ministro della salute, attraverso una lettera del 31 ottobre 2014, e che è dedicato alla promozione delle migliori strutture ospedaliere italiane che offrono servizi nel settore della salute, delle cure e del benessere, e che fornisce tutta una serie di informazioni e servizi turistici correlati al soggiorno dei pazienti.

È notizia di questi giorni che il gruppo sanitario italiano Humanitas ha di recente firmato un accordo con Global Medical Solutions (parte di Emirates Advanced Investment Group-EAIG) e Daman, la compagnia assicurativa sanitaria controllata dal Governo di Abu Dhabi. In particolare, oltre 3 milioni di titolari di assicurazione sanitaria Daman potranno liberamente richiedere prestazioni sanitarie presso una delle strutture controllate da Humanitas in Italia. Grazie all’accordo si aprirà il primo canale ufficiale e strutturato di “turismo sanitario” dagli EAU, Emirati Arabi Uniti, (e dagli altri Paesi del Golfo in cui opera Daman) verso l’Italia.

Ed allora è evidente come, da un lato il turismo sanitario può rappresentare un utile fattore di crescita per le strutture sanitarie pubbliche e per i sistemi regionali, considerando anche le importanti ricadute sia sul piano economico che di relazioni internazionali, d’altro lato è un’opportunità di crescita per le strutture private che possono attingere ad altri canali commerciali, oltre quello pubblico, sempre più ristretto in questi tempi di continua revisione della spesa sanitaria.

Per approfittare di questi nuovi mercati bisogna cominciare a lavorare in tal senso: conoscere i flussi turistici; creare pacchetti sanità–turismo in linea con i target potenziali; sviluppare una strategia on line che sappia ascoltare l’utenza creando interesse e coinvolgimento; partecipare ad eventi di settore turistico e non solo sanitario; convenzionarsi con le compagnie assicurative che operano in circuiti internazionali; curare gli aspetti relativi all’organizzazione interna, ai processi, alle procedure di accoglienza; abbattere le barriere linguistiche; valorizzare le proprie eccellenze (professionali, tecnologiche, ecc.); stabilire e consolidare contatti sinergici con operatori del settore turistico-alberghiero.

Non è difficile, e volendo utilizzare una metafora gastronomica (altra eccellenza Italiana), oggi televisivamente di moda, possiamo dire che gli ingredienti ci sono già tutti, l’Italia è il paese con il maggior numero di siti UNESCO, le bellezze artische e naturali italiane sono conosciute ed apprezzate in tutto il mondo, esistono già numerosissime riconusciute realtà di eccellenza sanitaria in tutto il territorio nazionale, ed ogni casa di cura ha le sue piccole ma grandi eccellenze. Bisogna aver la voglia di mettere insieme questi ingredienti e cominciare a cucinare queste nuove pietanze. Resta da chiedersi quanti siano gli imprenditori disposti a “sporcarsi le mani in cucina”, e quanti quelli che preferiscano “rimaner seduti al tavolo apparecchiato”, ma sempre più povero, del Servizio Sanitario Nazionale.