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Morti di parto, Anaao Assomed: quando gli ispettori in politica?

Roma – Sulle morti di parto in ospedale e sull’invio degli ispettori da parte del Ministero della salute, interviene Anaao Assomed. “Il ripetersi del solito copione – dichiara il Segretario Nazionale Anaao Assomed, Costantino Troise – certifica l’intenzione della politica di autoassolversi in un rito purificatore, cui manca, per il momento, il talk show, che cerca all’esterno colpe e colpevoli. Capri espiatori da esporre alla delegittimazione sociale. Siano i medici prescrittori per la inappropriatezza clinica, i pediatri per il calo delle vaccinazioni, i ginecologi per le morti dopo parto o IVG.
Ma chi deve rispondere delle criticità organizzative rilevate solo ieri? Chi sarà chiamato a spiegare le drammatiche condizioni in cui si lavora, tali da ostacolare anche la comunicazione medico-paziente? A chi saranno imputate le 7 mila morti all’anno per infezioni ospedaliere? E l’eterno ritorno dei lazzaretti 2.0, quali sono oggi i nostri PS, in cui i posti letto non mancano per colpa di un evento naturale ma sono stati tagliati, insieme a medici ed infermieri, da una politica che nella sanità non vede altro che costi? E che non dedica nemmeno un tweet o una slide a chi aspetta, su barelle e materassi per terra, ore e giorni un posto letto dignitoso. Ha ragione l’AAROI EMAC. Gli ispettori vanno inviati prima che accadano le tragedie, per verificare l’esistenza dei requisiti, dotazioni organiche comprese, per l’accreditamento o perlomeno per l’autorizzazione all’esercizio, di presidi sanitari accomunati da uno stesso destino. Trasfigurati da tagli lineari, che nessun Governo ha risparmiato, in un disastro senza territori, in cui il Sud anticipa ciò che il Nord si prepara ad essere, unica cifra distintiva che tiene insieme una sanità in pezzi. E la notizia degna di stampa non va cercata nel ripetersi degli eventi avversi, ma nell’ordinaria eccezionalità delle attività di tutti i giorni. Sappiano Governo e Regioni – conclude Troise – che non intendiamo assistere da spettatori inerti alla asfissia silenziosa che rischia di travolgere la sanità pubblica, ed insieme il nostro ruolo e le condizioni di esercizio della nostra professione. E che la nostra pazienza non è infinita”.