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Morto Thomas Starzl, pioniere dei trapianti di fegato

Nel 1963 il primo di fegato e poi quelli da babuino a uomo

E’ morto a 91 anni Thomas Starzl, il chirurgo americano che ha rivoluzionato la tecnica dei trapianti: nel 1963 ha eseguito il primo trapianto di fegato e tra la fine degli anni ’80 e i primi anni ’90 ha sperimentato i trapianti di babuino all’uomo. La notizia ha cominciato a rimbalzare su Twitter dagli Stati Uniti, dove molti dei suoi allievi ricordano Starzl e il ruolo importante che ha svolto.
Nel nostro Paese a ricordare il chirurgo americano è la Società Italiana Trapianti d’Organo: “con la morte di Starzl il mondo della medicina perde non solo uno straordinario chirurgo-scienziato e un grande maestro, ma l’icona stessa del pionierismo nei trapianti”, ha scritto in una nota il presidente, Umberto Cillo, che è stato allievo di Starzl. Ricordano il chirurgo americano anche altri suoi allievi italiani, oggi direttori di centri per i trapianti, come Antonio Pinna, dell’Università di Bologna, e Vincenzo Mazzaferro, dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano.
Nato l’11 marzo 1926 nell’Iowa, Starzl ha cominciato la sua carriera nel 1962 nell’Università del Colorado, dalla quale nel 1981 si è trasferito in quella di Pittsburgh.
Dopo anni di tentativi, nel 1967 è riuscito a ottenere il primo successo nel trapianto di fegato, fino a farlo diventare in breve tempo un intervento di routine. Importante anche il suo ruolo nella terapia immunosoppressiva, attivo fin dall’inizio degli anni ’80, e il contributo alle ricerche volte alla conservazione degli organi destinati ai trapianti, come alla tecnica al trapianto di più organi (multiviscerale) e a quella del trapianto delle isole del pancreas.
Hanno poi sollevato polemiche e fatto discutere tutto il mondo i suoi esperimenti volti a esplorare la fattibilità dei trapianti dagli animali all’uomo. Starzl ha smesso di operare nel 1991, all’età di 65 anni, ma ha continuato a essere molto attivo sui fronti dell’insegnamento e della ricerca nell’università di Pittsburgh, che ha voluto dedicare a lui l’Istituto Trapianti.