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Nel Golfo del Messico microrganismi ‘adattati’ al petrolio

Se le concentrazioni degli idrocarburi sono basse
Se petrolio e gas fuoriescono in mare, in piccole concentrazioni, non sempre significa la morte per la vita marina. Sono state scoperte infatti popolazioni di fitoplancton, i microrganismi vegetali alla base della catena alimentare marina, che si sono adattate al petrolio e proliferano laddove è presente in concentrazioni minime. Lo hanno constatato i ricercatori guidati da Nigel D’Souza, della Columbia University, studiando le bolle di petrolio e gas naturale che trasudano naturalmente dai fondali del Golfo del Messico.
La ricerca, pubblicata sulla rivista Nature Geoscience, indica che le basse concentrazioni di petrolio, trovate proprio sopra queste fuoriuscite naturali, non sembrano uccidere il plancton, e che anzi, le ‘turbolenze’ scatenate dalle bolle che risalgono fanno crescere i nutrienti fondamentali per la vita del plancton.

Il risultato è che le concentrazioni di fitoplancton in corrispondenza di queste infiltrazioni di petrolio sono il doppio di quelle presenti a pochi chilometri di distanza. ”Questa è la prova che alcuni microrganismi nel Golfo possono essere stati ‘programmati’ a sopravvivere con il petrolio, almeno a basse concentrazioni”, rileva Subramaniam.

”Il fitoplancton non è colpito negativamente dalle basse concentrazioni di petrolio – continua – e c’è un processo che lo aiuta a crescere. Ciò non significa però che l’esposizione al petrolio a tutte le concentrazioni e per tempi prolungati sia buona per questi microrganismi”. Con gli esperimenti condotti in laboratorio i ricercatori hanno visto che il petrolio in se’ ha generalmente un effetto negativo sul fitoplancton, ma in alcuni casi piccole quantità possono avere un effetto positivo sui nutrienti.