NUOVA VITA PER DUE VECCHI FARMACI. DIVENTANO PRESIDI SALVA VITA

Due farmaci poco costosi e ampiamente usati da anni si sono dimostrati utili nelle malattie cardiovascolari al punto da poter essere considerati salvavita.

Il primo è la colchicina, un farmaco contro l’artrite che può essere la chiave per salvare la vita alle vittime di attacchi cardiaci. Gli scienziati australiani hanno scoperto che il farmaco, basato su un alcaloide di origine vegetale, usato per trattare l’artrite causata dalla gotta, può migliorare significativamente la salute del cuore abbassando i livelli di pericolose proteine infiammatorie presenti nei disturbi cardiaci.

Il secondo è lo spironolattone farmaco usato in passato per la ritenzione dei fluidi del costo di una sterlina e mezzo e in circolazione da 50 anni che potrebbe aiutare nei casi di pressione alta persistente.

Per il primo dei due farmaci, la ricerca, guidata dallo scienziato cardiovascolare Sanjay Patel dell’Istituto di Ricerca Cardiaca dell’Università di Sydney e pubblicata sul Journal of the American Heart Association, promette di rivoluzionare il trattamento di malattie cardiache con alto rischio di infarto. Le sperimentazioni hanno mostrato che la colchicina riduceva la quantità di tre principali marcatori infiammatori, fra il 40 e l’88%.

Patel e i suoi collaboratori hanno studiato 40 pazienti di sindrome coronaria acuta, una condizione potenzialmente letale in cui i vasi coronari restano bloccati, causando attacchi di cuore e gravi dolori toracici. La condizione è causata da placche nelle arterie che causano i blocchi, e spesso il sangue contiene alti livelli di alcuni marcatori infiammatori.

“Se potremo confermare il successo delle sperimentazioni in studi più ampi, avremo a disposizione una nuovissima terapia che migliorerà notevolmente le prospettive di chi subisce attacchi cardiaci”, scrive Patel. Il trattamento è particolarmente promettente poiché i pazienti oggetto della sperimentazione di entrambi i farmaci, già ricevevano gli altri trattamenti offerti a persone a rischio di attacchi cardiaci.

La scoperta è importante perché la terapia è mirata all’infiammazione. “La maggior parte dei trattamenti correnti mirano ad abbassare la pressione sanguigna, o a ridurre il colesterolo, o a diluire il sangue quindi questo è differente perché mira all’infiammazione, un obiettivo completamente nuovo”, aggiunge lo studioso.