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Occhi, luce blu e rachide cervicale

L’articolo tratta in modo particolare come sono in aumento le problematiche visive (ipermetropia, miopia, occhio secco con ripercussione sul film lacrimale), e quelle del rachide cervicale (vertigini, nausea, mal di testa), in modo particolare tutto ciò ha un maggior riscontro nel periodo storico che viviamo “Covid 19”, dove si predilige il lavoro in smart working e quindi la maggior esposizione degli occhi e dei movimenti del capo e del collo davanti alla luce blu.

Abstract

È noto da tempo che non tutta la luce fa bene agli occhi, e contemporaneamente la stessa luce associata all’esposizione di pc, tablet, cellulari, innesca dei forti squilibri al rachide cervicale in modo particolare alla zona superiore che per l’appunto ha il compito di mantenere l’allineamento degli organi di senso situati nella testa (vista, udito), generando problematiche di natura visiva, come a breve descriveremo, e di conseguenza problematiche legate alla postura.

Queste sono la principale causa di diversi fastidi tra cui dolore cervicale, forte nausea, mal di testa persistente e vertigini. Nonostante la luce rappresenti l’elemento fondamentale per il processo della visione, il suo spettro di lunghezze d’onda ne comprende di più o meno nocive.

L’occhio umano è in grado di percepire la luce nello spettro compreso tra 390 e 700 nanometri (nm). Tutto ciò che si trova al di sopra di questi valori viene definito infrarosso; le lunghezze d’onda al di sotto costituiscono lo spettro dell’ultravioletto.

Una ben nota fonte di luce nociva è rappresentata dagli UV (A e B) prodotti dalla radiazione solare; la dimostrazione di un progressivo danno all’occhio ha portato allo sviluppo di appositi filtri, oggi inclusi nella stragrande maggioranza delle lenti.

Da poco tempo sono emerse le prime evidenze scientifiche riportanti un’altra famiglia di lunghezze d’onda potenzialmente nocive per l’occhio, ovvero quelle comprese tra il 380 ed i 500 nm; si tratta dello spettro della luce blu.

Questa particolare radiazione viene emessa in maniera più o meno evidente da tutte le fonti luminose, sebbene le fonti di luce definita “fredda”, come la luce LED, siano quelle in assoluto più produttrici di tale spettro luminoso. Le luci LED sono diffusamente utilizzate in diversi ambiti; rappresentano infatti una fonte luminosa ad alto rendimento e basso costo.

Abstract

It has long been known that not all light is good for the eyes, and at the same time the same light associated with the exposure of pCs, tablets, mobile phones, triggers strong imbalances in the cervical spine especially in the upper area which precisely has the task of maintaining the alignment of the sense organs located in the head (sight, hearing), generating problems of a visual nature, as we will soon describe, and consequently posture issues.

These are the main cause of several annoyances including cervical pain, severe nausea, persistent headache and dizziness. Although light is the fundamental element in the vision process, its spectrum of wavelengths encompasses more or less harmful wavelengths.

The human eye is able to perceive light in the spectrum between 390 and 700 nanometers (nm). Everything above these values is called infrared; the wavelengths below make up the ultraviolet spectrum.

A well-known source of harmful light is UV (A and B) produced by solar radiation; the demonstration of progressive damage to the eye has led to the development of special filters, today included in the vast majority of lenses.

The first scientific evidence has recently emerged showing another family of wavelengths potentially harmful to the eye, namely those between 380 and 500 nm; it’s the spectrum of blue light.

This particular radiation is most or less evidently emitted from all light sources, although the sources of light defined as “cold”, such as LED light, are the most producing of this light spectrum.

LED lights are widely used in different areas; they represent a high-efficiency and low-cost light source.

Autore

Dott.ssa Maria Galasso
Dott.re Nicola Di Stazio
Dott.ssa Maria Galasso – Posturologa-Chinesiologa, Napoli – Università E-Campus Novedrate
Dott. Nicola Di Stazio – Ortottista Napoli – Università Federico II Napoli

Introduzione

I LED sono stati largamente adottati per i fari delle automobili e per i display di smartphone, tablet e schermi televisivi di ultima generazione, in quanto fonte di maggior risoluzione e nitidezza dei colori rispetto alle tecnologie precedenti.

L’inquinamento da luce blu è intorno a noi, e continua ad aumentare. In realtà non tutto lo spettro di luce blu dovrebbe essere etichettato come nocivo; è noto infatti che la luce blu può essere divisa in due sottogruppi, quello della luce blu-turchese e quello della blu-viola.

La prima è considerata una luce benefica, in quanto contribuisce alla corretta regolazione del ciclo sonno-veglia. La luce blu-viola, invece, rappresenta la fonte di danno per le strutture oculari, prima tra tutte la retina.

Per quanto ancora siano relativamente poche le evidenze scientifiche descriventi gli effetti di tale luce sulla retina, comincia ad essere ben chiaro che essa possa determinare l’insorgenza di un danno soprattutto a livello dell’epitelio pigmentato retinico.

Questo si tradurrebbe in una minore capacità di ottemperare al compito fisiologico di eliminare il materiale di scarto della retina, il quale si accumulerebbe sotto forma di drusen.

Questo fenomeno stimolerebbe l’infiammazione locale, attraverso un incremento della produzione di radicali liberi dell’ossigeno, innescando un processo a cascata di progressiva degenerazione retinica, dove la stessa postura viene modificata dal cervello in base alle percezioni e agli stimoli che questo acquisisce dai vari apparati attraverso la luce.

Esso quindi tende a correggere il deficit percettivo (visivo) mediante flessioni inclinazioni del capo le quali, con il passare del tempo, causano contratture cervicali e fastidi connessi ad esse.

Quindi, in pratica, la luce blu favorirebbe l’insorgenza della patologia nota come degenerazione maculare legata all’età e ne accelererebbe la progressione; Inoltre la luce blu avrebbe effetti negativi anche sui pazienti affetti da sindrome dell’occhio secco; la sua eliminazione, attraverso appositi filtri, si assocerebbe infatti ad un miglioramento del disconfort visivo di questa categoria di pazienti, con spostamento dell’asse del rachide cervicale.

Come per tutte le cose, anche per la protezione dalla luce nociva la natura ci ha fornito di appositi filtri naturali. La cornea infatti è molto efficace nell’assorbire gli UV, mentre il cristallino sarebbe il principale filtro della luce blu.

Tuttavia, tali filtri tendono a diminuire in quanto ad efficacia; per tale motivo è assolutamente indicato l’utilizzo di specifici filtri artificiali. Per quanto riguarda la luce blu, le sempre più crescenti campagne di sensibilizzazione del problema hanno contribuito a sviluppare le prime soluzioni.

Le case produttrici di schermi LED hanno iniziato ad introdurre filtri “blue-free”, per quanto non siano del tutto efficaci nel proteggere dalla luce blu. Inoltre, vengono utilizzati poco dagli utenti in quanto riducono drasticamente la qualità delle immagini proiettate sugli schermi.

Dall’altro versante, le case produttrici di lenti oftalmiche sono riuscite a sviluppare filtri in grado di schermare la luce blu. Tali tecnologie sono in continua evoluzione e le soluzioni vengono sempre più affinate, ma è possibile dichiarare che già oggi tali strumenti sono in grado di fornire una buona protezione dalla luce blu.

Inoltre, sono in fase di studio anche sostituti lacrimali in grado di interferire con il passaggio della luce blu, ed alcuni sono già in commercio, sebbene ancora la loro reale efficacia necessiti di ulteriori evidenze scientifiche.

Infine, un’ulteriore problema riguarda la protezione dalla luce blu dopo l’asportazione del nostro filtro naturale, degradato in seguito al fisiologico invecchiamento; è infatti noto che l’intervento di cataratta rappresenta una procedura alla quale ormai la maggior parte della popolazione deve sottoporsi, essendo aumentata in maniera significativa l’età media.

Inoltre, sono drasticamente cambiate le abitudini di vita degli “over sessanta”, essendo ormai persone sempre più dinamiche ed utilizzatrici di dispositivi tecnologici come tablet e smartphone. Da qui la necessità e prospettiva futura di sviluppo di lenti intraoculari munite di filtro anti luce blu, in grado di ridimensionare in maniera considerevole il rischio di danno retinico.

Quadro clinico

Materiali e Metodi

Sono stati analizzati 70 pazienti di età compresa tra 24 e 34 anni che per motivi lavorativi o di studio sono esposti alle luci blu di computer, tablet o smartphone dalle 4 alle 10 ore al giorno.

Questi pazienti oltre a lamentare un affaticamento visivo, con conseguente secchezza lacrimale, un evidente incremento di disturbi visivi che vanno da una semplice ipermetropia ad una miopia, e contemporaneamente  evidenti e forti dolori al tratto cervicale (accompagnati da mal di testa, nausea, vertigini).

Ci siamo avvalsi, prima di valutare le dinamiche dei movimenti, delle manovre di convergenza podalica, valutazioni psicologiche e dell’osservazione dell’attività motoria al fine di rilevare le cause del dolore cervicale, e subito dopo un test per evidenziare il disturbo visivo.

Dal test visivo si è evidenziato (tabella allegata), che la probabilità del manifestarsi di disturbi visivi con ripercussione sul rachide cervicale, aumenta con la maggiore esposizione alla luce blu. Dato interessante è come in alcuni soggetti con esposizione maggiore alle 6 ore è stata riscontrata miopia (tra sf -0.25 e sf -0.75), con dolore cervicale e aumento di sintomatologia vertiginosa e senza che nell’anamnesi abbiano dimostrato una correlazione genetica in famiglia.

Negli ultimi mesi, a causa della pandemia da Covid-19, lo smartworking e la didattica a distanza stanno intensificando in maniera vertiginosa i danni da esposizione alle luci blu che potrebbe nei prossimi tempi aumentare ancor di più le statistiche finora riscontrate.

Conclusione

Ad oggi, a causa dell’isolamento, secondo i dati che stiamo continuando a raccogliere, sono milioni gli studenti e i docenti oltre ai tantissimi lavoratori in smart working che studiano o lavorano a distanza. Gli esperti internazionali della società scientifica statunitense Tfos (Tear Film &Ocular Surface Society), hanno deciso di realizzare un breve video, per insegnare a fare piccole pause dagli schermi, secondo la regola 20-20-20.

Ciò significa che ogni 20 minuti di visione da vicino bisogna fissare un punto lontano 20 piedi (poco più di 6 metri) per almeno 20 secondi. Ogni 20 minuti, poi, vanno chiuse le palpebre e vanno strizzate leggermente per 2 secondi facendo poi un ammiccamento, con pausa di almeno 10/15 minuti tra un collegamento e l’altro, proprio per incentivare il rilassamento e la distensione del capo e del collo.

Questo a nostro parere potrebbe essere utile per ripristinare il più possibile il film lacrimale dato che lo scarso o incompleto ammiccamento rallenta la diffusione del film lacrimale sulla superficie dell’ occhio con conseguenze che vanno dall’affaticamento al bruciore, dall’irritazione al dolore, all’insorgenza di infiammazioni croniche; e così da limitando cefalea e tensione sui muscoli cervicali, e i  continui giramenti improvvisi della testa che appunto può  essere determinata da una disfunzione oculare dovuta all’esposizione alla luce blu. 

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Il dolore cervicale nell’era dello smart working. Opuscolo informativo A.I.FI. • Gruppo di Terapia Manuale e Fisioterapia Muscoloscheletrica.