fbpx

Olio di palma: dal biberon agli snack. Tematica affrontata a Bari a Medieterranea, Congresso nazionale di Nutrizione Pediatrica

Nel capoluogo pugliese gli esperti della Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS) hanno discusso l’impatto dell’olio di palma assunto dai primi mesi di vita. 

Bari – Durante la 9a edizione del Congresso nazionale “Medieterrranea” sono state presentate numerose tematiche di nutrizione dell’età evolutiva. Di particolare attualità quella relativa all’utilizzo di olio di palma nei
prodotti alimentari dei bambini. Fino ad un passato relativamente recente, alimentarsi significava soddisfare i fabbisogni nutritivi. Solide evidenze scientifiche emerse nel corso degli ultimi anni hanno dimostrato che
soprattutto durante le prime fasi della vita una sana ed equilibrata alimentazione rappresenta una condizione imprescindibile per garantire un
buono stato di salute, a breve e lungo termine. “Una storia decisamente
bizzarra quella relativa ai cosiddetti oli tropicali (olio di palma,
palmisto e cocco) che imperversano nel nostro quotidiano alimentare” –
spiega il Professor Vito Leonardo Miniello, docente di Nutrizione Pediatrica
presso l’Università di Bari e vicepresidente nazionale della Società
Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale (SIPPS). “Benché portati sul
banco degli imputati di recente, – prosegue il Professor Miniello – tali
grassi sono stati per decenni sdoganati nelle etichette nutrizionali dei
prodotti alimentari più disparati con la dicitura ‘oli vegetali’, complice
una lacuna normativa Comunitaria. Considerando la loro origine, nulla da
eccepire sul termine ‘vegetale’, ma al fine di garantire trasparenza per il
consumatore è necessario ricordare che in realtà hanno una composizione
simile ai grassi animali. Una vasta letteratura scientifica ha messo in
evidenza l’associazione tra eccessiva assunzione di grassi saturi e aumento
del rischio di sviluppare patologie quali obesità, diabete non
insulino-dipendente e malattie cardiovascolari. Nel corso degli ultimi
decenni è stato registrato in tutto il mondo un inquietante incremento della
prevalenza di obesità che non risparmia, tra l’altro, l’età evolutiva. In
ambito europeo il nostro Paese detiene il primato, decisamente non
invidiabile, di sovrappeso/obesità in bambini di età scolare.

E’ opportuno precisare che l’assunzione eccessiva di grassi saturi comporta
ricadute metaboliche a prescindere dalla loro origine (vegetale come l’olio
di palma o animale come burro e derivati del latte). Entrambi, difatti,
incrementano i livelli di colesterolo e i relativi rischi per la salute.
Pertanto, l’olio di palma non deve essere demonizzato, ma considerato al
pari di un ingrediente alimentare quale il burro. Tali grassi incriminati
andrebbero assunti con ragionevolezza”.

L’utilizzo di oli tropicali anche nella composizione dei latti artificiali
ha creato legittime perplessità tra le mamme che non possono allattare il
proprio bebè. “Al fine di contrastare la saga della disinformazione –
precisa il pediatra nutrizionista – è doveroso considerare che nel latte
materno (inimitabile alimento che Madre Natura ha riservato per il cucciolo
umano) il 40% dei grassi totali è costituito da grassi saturi e tra questi
il 50% è rappresentato da acido palmitico, particolarmente presente
nell’oleina di palma. In caso di indisponibilità del latte materno
(condizione che dovrebbe essere accertata dal pediatra) è necessario
ricorrere ai latti formulati, unica alternativa nutrizionalmente adeguata
nel corso del primo anno di vita. A fronte di una consolidata eccellenza
nutrizionale e tecnologica, tali alimenti rimangono funzionalmente ancora
distanti dal modello ideale rappresentato dal latte materno. Per i latti
formulati vengono utilizzati oli tropicali al fine di assicurare una
fondamentale quota calorica che solo gli acidi grassi garantiscono e di
mimare un profilo lipidico simile a quello che si riscontra nei piccoli
allattati al seno. Oltre l’aspetto nutrizionale, una Società preventiva e sociale quale la SIPPS non deve trascurare un altro fronte: la sostenibilità ambientale.

Il WWF e altre organizzazioni non governative internazionali hanno da tempo denunciato il devastante impatto della deforestazione a favore coltivazione della palma oleaginosa.
 Il cosiddetto olio di palma sostenibile, viene prodotto senza convertire foreste sottoposte ad incendi volontari nel rispetto degli ecosistemi ad alto valore di conservazione. Un mondo migliore – conclude il professor Miniello –  si realizza anche attraverso un corale impegno per affidare un pianeta meno malato alle future
generazioni”.

L’utilizzo dell’olio di palma nei latti formulati deve quindi
tranquillizzare le mamma? “Certo! – informa il Dottor Giuseppe Di Mauro,
Presidente SIPPS – A fronte delle modeste quantità di olio di palma
utilizzate nei latti artificiali per mutuare un adeguato apporto energetico,
l’imputazione a carico degli oli tropicali andrebbe piuttosto indirizzata
sul loro uso e abuso in epoche successive della vita, quando imperversano
‘consigli per gli acquisti’ su merendine farcite e patatine dorate, quando
l’acquisto di uno snack non viene indotto dalla composizione espressa sul
prodotto, ma condizionato dal gadget di turno. La moderazione rappresenta
l’alternativa razionale a una dieta di negazione e alla demonizzazione di
componenti alimentari naturali quali i grassi. I genitori – conclude il
Presidente Di Mauro – dovrebbero sollecitare la curiosità dei bambini verso
la scoperta gastronomica di quegli alimenti, compresi i dolci, che fanno
parte della nostra cultura, rilanciando il valore del dialogo familiare, la
gratificazione visiva e gustativa della nostra tavola. Fattori che
rappresentano le fondamenta del rito alimentare dell’antico focolare”.