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Per studiare l’attività dei neuroni, spie robotiche per il cervello

Una ‘spia robotica’ osserva dall’interno il funzionamento dei neuroni: è possibile grazie a una tecnica che permette di rendere più facile studiare il funzionamento del cervello. Descritta sulla rivista Nature e messa a apunto dal gruppo del Massachissets Institute of Technology (Mit) diretto da Edward Boyden, la tecnica permette di inserire nelle cellule nervose di animali vivi dei sensori in maniera più semplice di quanto si faceva finora.

“Alla base delle neuroscienze c’è la necessità di capire come funzionano le ‘comunicazioni’ tra i neuroni, in particolare i meccanismi che governano i cosiddetti canali ionici, una sorta di porte e finestre da cui entrano e escono i segnali elettrici”, ha spiegato Fabio Babiloni, responsabile del centro BrainSigns dell’università Sapienza di Roma.

Farlo è molto complicato e una delle tecniche più diffuse consiste nell’inserire delicatamente nel neurone un piccolo ‘tubetto’ capace di rilevare tutti i segnali spiando gli ioni che entrano ed escono dai canali ionici. Il metodo ha valso il premio Nobel agli ideatori (Erwin Neher e Bert Sackmann nel 1991), ma metterlo in atto è molto difficile. “Per farlo serve una grande manualità e non tutti i ricercatori ce l’hanno”, ha spiegato Babiloni.

Usando però un braccetto robotico e il codice (liberamente disponibile online) ideato per il software LabView (prodotto da National Instruments) è possibile automatizzare l’inserimento del tubetto nel neurone.
Un’innovazione che potrebbe rendere alla portata di tutti i ricercatori, e non più solo di pochissimi centri specializzati, lo studio di quello che avviene all’interno dei neuroni. Il metodo per ora è stato testato solo sui topi, senza creare nessun danno agli animali, e potrebbe ora essere applicato anche sull’uomo.