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Primi mini-reni malati in provetta

Per la prima volta sono state riprodotte in provetta due comuni malattie dei reni: lo si e’ fatto usando organi in miniatura appositamente costruiti in laboratorio, combinando l’uso di cellule staminali con le tecniche di ‘riscrittura’ del Dna. Questo risultato, pubblicato su Nature Communications, rappresenta un passo fondamentale verso le future cure personalizzate e la messa a punto di tecniche per la rigenerazione degli organi.

”Questi mini-reni geneticamente modificati dimostrano che le malattie umane possono essere ridotte in componenti elementari riproducibili in provetta”, spiega Benjamin Freedman, che ha coordinato lo studio dal Brigham and Women’s Hospital di Boston.”Questo – prosegue Freedman – ci offre modi migliori e piu’ veloci per fare sperimentazioni cliniche gia’ in provetta, per testare farmaci e terapie che possono funzionare nei pazienti”.

La piattaforma per questi esperimenti e’ data proprio dai mini-reni, organi umani in miniatura appena abbozzati (e per questo definiti ‘organoidi’ ) ottenuti coltivando in provetta delle cellule staminali pluripotenti indotte (iPS), ovvero cellule staminali riprogrammate a partire da cellule umane adulte.

Dosando il giusto mix di fattori di crescita, i ricercatori sono riusciti a trasformarle nei diversi tipi di cellule normalmente presenti in un rene. Il loro Dna e’ stato poi ritoccato con la tecnica di riscrittura chiamata ‘Crispr’, in modo da indurre le mutazioni alla base di due malattie: il rene policistico e la glomerulonefrite.

”Ora possiamo produrre su richiesta nuovi tessuti renali al 100% immunocompatibili con l’organismo di una persona”, aggiunge Freedman. ”Questi tessuti possono mimare sia i reni sani che quelli malati e gli organoidi possono poi sopravvivere una volta che vengono trapiantati in topo. Ora – conclude il ricercatore – resta da capire se possano mantenere la loro funzione anche dopo il trapianto”.