Primo trapianto di staminali riprogrammate da donatore

Verso banche di cellule e medicina rigenerativa low-cost

Primo trapianto al mondo di cellule staminali riprogrammate da donatore. È avvenuto in Giappone, su un uomo con una malattia della la retina, ed è la premessa per realizzare banche di cellule riprogrammate e a basso costo. Il risultato, riportato sul sito della rivista Nature, potrebbe essere il primo passo per una medicina rigenerativa alla portata di tutti.

”Il risultato va monitorato per verificarne l’esito, ma è interessante la prospettiva che apre: ovvero la possibilità di avere delle banche di cellule derivate da staminali pluripotenti indotte pronte all’uso”, ha rilevato il genetista Giuseppe Novelli, rettore dell’università di Roma Tor Vergata.

L’uomo, di 60 anni, ha ricevuto il trapianto per curare la degenerazione maculare, la malattia che colpisce la retina e che può portare alla cecità. Nel suo occhio sono state trapiantate cellule prelevate dalla pelle di un donatore anonimo, riprogrammate e poi fatte sviluppare in cellule della retina. 

L’intervento è stato eseguito dal chirurgo Yasuo Kurimoto, dell’ospedale di Kobe, che ha trapiantato cellule ottenute con la tecnica introdotta nel 2006 dal giapponese Shinya Yamanaka per far tornare ‘bambine’ le cellule adulte e basata su un cocktail di 4 geni, chiamati Oct-3/4, Sox2, c-Myc, e Klf4. Le cellule staminali pluripotenti indotte (Ips) così ottenute sono pluripotenti, ossia capaci di seguire diverse direzioni nello sviluppo.



Italia al lavoro sulle banche delle staminali riprogrammate

In Italia si lavora alla realizzazione delle banche di cellule staminali destinate ai trapianti, ottenute riprogrammando cellule adulte. La discussione per regolamentarle ha preso il via presso il Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita (Cnbbsv), ha detto Novelli, vicepresidente del Comitato.
”Dobbiamo preparaci a questo tipo di banche, che permettono di avere a disposizione velocemente cellule staminali già pronte”, ha osservato il genetista. In Italia, ha aggiunto, esistono già banche che conservano staminali ottenute facendo tornate ‘bambine’ le cellule adulte, ossia le staminali pluripotenti indotte, ”ma queste cellule attualmente vengono usate solo a scopi di ricerca, ossia per studiare malattie e scoprire farmaci per curale. Il prossimo passo è usarle nei trapianti”.Con questo obiettivo, ha rilevato Novelli, ”il Comitato per la Biosicurezza sta discutendo su tutti gli aspetti tecnici, biologici, giuridici ed etici, relativi all’uso di queste cellule sull’uomo, che vanno studiati e regolamentati”.