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Il nuovo progetto europeo per città amiche anziani si chiama City4age

Lo guida Politecnico Milano, ‘nonnini’ seguiti da tecnologie

Ai nastri di partenza ”City4Age”, obiettivo ‘costruire’ città non più ostili dove l’anziano si sente solo e abbandonato, ma centri urbani che – sfruttando tecnologie già esistenti come lo smartphone – lo aiutino a muoversi in autonomia, prevengano eventuali problemi di salute, accompagnandolo in caso di fragilità e difficoltà. ”City4Age” è un progetto finanziato dal programma Horizon2020 e coordinato dal Politecnico di Milano per aiutare l’anziano in città.

City4Age coinvolge 16 partner in tutta Europa e 6 città pilota che sono Atene, Birmingham, Lecce, Madrid, Montpellier, Singapore. Saranno coinvolti anziani in tutte le città pilota. In Italia in particolare, nella città di Lecce sono già state reclutate 30 persone. 

Si tratta di anziani che ancora non hanno problemi seri di salute, ma che verranno monitorati perché la loro età li rende a rischio di disturbi cognitivi e fragilità.
Gli anziani dovranno accettare di utilizzare qualche tecnologia, dagli smartphone a robot domestici (come “Jibo” – https://www.youtube.com/watch?v=3N1Q8oFpX1Y) e altri apparecchi nuovissimi come Echo di Amazon e Google home (che si attivano con la voce e si può chiedere loro notizie, o di accendere la TV e suonare musica).

In City4age la tecnologia monitora gli anziani e “interviene” a incoraggiarli, in maniera estremamente personalizzata, perché adottino abitudini e stili di vita salutari atte a posticipare il più possibile l’insorgere di disturbi legati alla cognizione e alla fragilità.

I dati che saranno registrati e raccolti con i vari apparecchi serviranno dunque per individuare l’insorgenza di fragilità e lievi disturbi cognitivi nella popolazione anziana per offrire un supporto di tipo socio-sanitario al fine di migliorare la diagnosi precoce dei rischi.

City4Age sarà in grado di rilevare anche piccoli cambiamenti nel comportamento della popolazione potenzialmente a rischio, interpretandoli come spia di un possibile decadimento. Ad esempio, se monitorando gli spostamenti di un individuo attraverso sensori indossabili (applicati sugli indumenti) in casa e in città, viene rilevata una improvvisa riduzione della sua mobilità, si interviene con un preciso piano di comunicazione che comprende messaggi generici come “Dovresti muoverti di più”, messaggi empatici e rassicuranti, ma anche messaggi più specifici e proposte che tengano conto del determinato contesto in cui l’individuo vive e del suo profilo personale.

Il progetto e’ attualmente in fase di allestimento e verso ottobre saranno lanciate le prime sperimentazioni nelle città pilota.