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La realtà virtuale sconsigliata ai bambini

Rischi per la salute, possibili danni a sviluppo e visione

I visori per la realtà virtuale saranno probabilmente in molte letterine per Babbo Natale quest’anno, ma è meglio tenerli lontani dai più piccoli. Lo afferma un’esperta della University of Southern California al sito Livescience, precisando che fino a questo momento non ci sono studi sugli effetti che questi dispositivi possono avere sia sulla vista che sullo sviluppo dei neuroni.
Tutti i principali visori sul mercato, ricorda il sito, hanno un’indicazione della casa produttrice che sconsiglia l’uso ai minori di 12-13 anni. Gli unici test condotti finora hanno dimostrato che nei topi i neuroni associati all’apprendimento spaziale si comportano in maniera molto diversa negli ambienti virtuali, con metà di quelli coinvolti normalmente attivi che si spengono. “La scarsità di informazioni di sicurezza e le nostre conoscenze sulla neuroplasticità, dei bambini, cioè sulla capacità di riorganizzarsi delle connessioni cerebrali – conclude Marientina Gotsis, che dirige il Creative Media & Behavioral Health Center – non mi fanno raccomandare il dispositivo per i più piccoli”.
A preoccupare gli esperti sono anche i possibili problemi di visione. I dispositivi creano l’illusione della profondità facendo vedere ad ogni occhio un’immagine leggermente diversa, e questo porta a una sequenza di movimento per mettere a fuoco che è molto diversa da quella normale, con possibili conseguenze simili a quelle viste per gli occhiali 3D.
Ma la tecnologia riserva anche altri rischi.
Allarme ipertensione tra bambini e adolescenti: secondo i dati elaborati dalla Società italiana di ipertensione arteriosa (Siia), il 4% dei bambini e ragazzi tra i 4 e i 18 anni ha la pressione alta, e 4 bambini su cento sono ipertesi già alle elementari. Sul banco degli imputati una dieta scorretta – troppo sale e zucchero nei cibi – ma anche una vita sedentaria alimentata da un uso eccessivo di internet e videogiochi.
Il 20,9% dei bambini nella fascia 8-9 anni è sovrappeso, e il 9,8% è obeso. Un bambino sovrappeso su 20 ha la pressione elevata e un bambino obeso su 4 è iperteso. Pressione oltre i limiti anche per il 14% nella fascia di età 18-35 anni. Di rischio cardiovascolare in età pediatrica si parlerà nel corso del congresso nazionale della Siia, in programma a Firenze dal 6 al 9 ottobre prossimi, nel corso del quale sarà presentato anche il primo gruppo di studio sul tema, promosso dalla società in collaborazione con la Società italiana di pediatria.
“L’ipertensione arteriosa e le sue gravi complicanze – afferma Gianfranco Parati, presidente Siia – si combattono efficacemente solo iniziando presto, prima che questa condizione abbia fatto danni a cuore e vasi arteriosi”. “Un bambino iperteso sarà molto probabilmente un adulto iperteso” spiega Simonetta Genovesi, ricercatrice del dipartimento medicina e chirurgia dell’Università degli Studi Milano – Bicocca e membro Siia. “Per lavorare in modo produttivo su questo tema – aggiunge – è necessaria la collaborazione con i pediatri”. “Anche in Italia – prosegue – abbiamo condotto studi che sottolineano come esista una correzione tra il tempo trascorso su pc, tablet e smartphone e dipendenza, obesità e ipertensione”.