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Riparazione e rigenerazione della pelle in Technicolor

Prima osservazione in diretta

Per la prima volta il meccanismo con cui la pelle si rigenera per riparare le ferite è stato ricostruito e osservato in Technicolor, grazie alla nuova tecnica che permette di evidenziare ciascuna cellula in modo inconfondibile, come fosse etichettata con un codice a barre. La ricerca, pubblicato sulla rivista Developmental Cell, è stata coordinata da Kenneth D. Poss, della Duke University. L’Italia ha partecipato con il gruppo dell’Istituto di Candiolo per la ricerca sul cancro coordinato da Alberto Puliafito

I ricercatori sono riusciti a vedere le cellule della pelle al lavoro con la tecnica “arcobaleno” finora utilizzata per studiare il cervello. In quell’applicazione era stata chiamata “Brainbow” (dai termini inglesi ‘brain’ e ‘rainbow’), adesso lo Skinbow è stato ottenuto assegnando un codice basato sui colori alle cellule della pelle del pesce zebra, uno dei più studiati nei laboratori di biomedicina. Grazie al codice è stato possibile seguire il comportamento delle cellule in tempo reale.

“Uno degli ostacoli allo studio della rigenerazione è stato finora riuscire a visualizzare questo meccanismo con un’alta risoluzione, individuando esattamente quali cellule stanno facendo che cosa e che cosa stanno facendo tutte insieme. Adesso finalmente tutte queste immagini sono diventate accessibili”, ha osservato Poss. Prima di questa nuova tecnica, infatti, non era possibile avere un quadro complesso del processo di ricostruzione della pelle, ma solo immagini parziali: una differenza analoga a quella che c’è tra guardare un film e singoli fotogrammi.

I ricercatori hanno modificato geneticamente il pesce zebra in modo da ‘accendere’ le cellule degli strati più esterni della sua pelle con proteine fluorescenti rosse, verdi e blu, con diverse combinazioni di questi colori base. L’arcobaleno della pelle (Skinbow) che ne è venuto fuori è composta da centinaia di colori, quasi l’80% dei quali chiaramente distinguibili, ha spiegato Stefano Di Talia, della Duke University.

Ogni cellula, infatti, è colorata in modo da non confondersi con quelle che le sono immediatamente vicine. “In modo davvero non invasivo – ha aggiunto il ricercatore – possiamo studiare il comportamento di una singola cellula nell’arco di più settimane”. Adesso la stessa tecnica potrà essere utilizzata per studiare in dettaglio alcune malattie della pelle, comprese alcune forme di tumore, e la reazione a diversi tipi di farmaci.