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Scarpe escluse da Lea, più rischi per 150 mila diabetici

Sesti, cruciali contro amputazioni dal costo di 15mila euro l’anno per paziente

Sono delle particolare scarpe ortopediche dal costo di 100-200 euro al paio. Una spesa che può incidere notevolmente nel bilancio di chi ne ha bisogno: sono i moltissimi malati di diabete che soffrono di piede diabetico con ulcere e che necessitano, appunto, di queste particolari calzature. Le scarpe non sono però più inclusi nei livelli essenziali di assistenza (Lea) e questo, afferma il presidente della società italiana di diabetologia Giorgio Sesti dal congresso Panorama Diabete, “può aumentare i rischi per circa 150 mila diabetici italiani che potrebbero averne bisogno”.
“Nei Lea, dei quali diamo un giudizio sostanzialmente positivo, anche se alcuni aspetti si potevano ottimizzare maggiormente – spiega Sesti – sono incluse protesi più raffinate e costose per i pazienti che hanno subito un’amputazione e questo è ovviamente fondamentale. Sono però escluse le scarpe ortopediche terapeutiche, solo in apparenza meno importanti”.
Infatti, sottolinea, tali scarpe “determinando una particolare posizione per il piede ulcerato, aiutano a prevenire conseguenze più gravi fino all’amputazione. In Italia sono 150 mila i pazienti con un problema serio di piede diabetico che potrebbero averne bisogno”.
Si tratta certamente di un costo per il Servizio Sanitario Nazionale, costo che si tradurrebbe però in un notevole risparmio per le casse della sanità sul medio termine: “Basti pensare – sottolinea Sesti – che sono circa 10 mila l’anno le amputazioni per piede diabetico. Il costo per ogni paziente amputato è di circa cinquemila euro annuali solo per i costi diretti, cui si aggiungono altri 10 mila euro per costi indiretti”.
“Facendo una stima, dunque – avverte lo specialista – se tutti i pazienti che ne hanno bisogno utilizzassero tali scarpe, prevenendo così complicanze e innanzitutto amputazioni, si potrebbe arrivare ad un risparmio annuale per il Servizio Sanitario pari a 1.5 milioni di euro”. Di contro, conclude Sesti, “nei Lea sono rientrati vari nuovi esami e dispositivi, e ciò è senza dubbio positivo.