fbpx

Sentirsi giovani è la migliore cura per l’invecchiamento

Sentirsi giovani rallenta l’invecchiamento, la comparsa di fragilità e di difficoltà di movimento. E’ quanto suggerito da uno studio dell’italiano Antonio Terracciano che lavora presso i National Institutes of Health di Baltimora.

Pubblicato sulla rivista Age, la ricerca mostra che gli anziani che si sentono più giovani rispetto alla loro età anagrafica camminano con un passo più spedito, segno che sono meno fragili e a minor rischio di morte. E, cosa ancora più importante, anno dopo anno il passo di questi anziani non rallenta, segno che l’invecchiamento per loro procede più lentamente.

“Il mio collega Yannick Stephan – afferma – ha dimostrato che è possibile modificare l’età soggettiva (percepita) di un anziano e migliorare anche altri parametri fisici quali la forza di pressione della mano (,)”, indice di misura di fragilità.

La velocità del passo è un parametro chiave usato per misurare la fragilità di una persona anziana. Quindi, dato il significato che assume un passo più lento (segno di fragilità, maggior rischio di morte), tanti studi scientifici hanno tentato di identificare tutti quei fattori (comportamentali, biologici, cognitivi) che possono ridurre il declino nelle capacità motorie.

Il gruppo di Terracciano ha voluto vedere se l’età percepita da un individuo – in rapporto alla sua vera età anagrafica – potesse a sua volta rappresentare uno di questi fattori anti-declino della motilità dell’anziano e quindi se il sentirsi giovani potesse aiutare i movimenti, contribuire ad aumentare la velocità del passo.

Per verificarlo, Terracciano ha fatto riferimento a due gruppi di individui anziani: i partecipanti allo studio Health and Retirement Study  e quelli dello studio National Health and Aging Trends Study. È emerso che chi si sente giovane ha un passo più veloce e negli anni conserva questa andatura, insomma invecchiando non rallenta il passo.

Il lavoro di Terracciano suggerisce che lavorare sulla percezione soggettiva della propria età (ad esempio con interventi psicologici), potrebbe diventare un approccio utile a rallentare i segni del tempo e mitigare il declino funzionale e motorio e le limitazioni nei movimenti tipiche della terza età.