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Si chiama Ocrelizumab ed è la nuova speranza per i malati di Sclerosi Multipla

Il nome fa un pò paura, Ocrelizumab, ma potrebbe rappresentare una svolta per la cura di una delle patologie più invalidanti, la Sclerosi Multipla. Si tratta di un anticorpo monoclonale studiato appositamente per colpire il linfociti che esprimono il recettore CD20, ritenuti tra i maggiori responsabili del danneggiamento dei recettori nervosi.

I risultati della sperimentazione di Ocrelizumab sono stati presentati durante il 31esimo congresso del Comitato Europeo per la Terapia e la Ricerca sulla sclerosi Multipla (ECTRIMS), tenutosi a Barcellona dal 7 al 10 ottobre.

“Possiamo dire che oggi siamo a una svolta nella gestione di questa malattia perché abbiamo dei farmaci che hanno un impatto sulla storia delle persone con sclerosi multipla”. Commenta Antonio Uccelli, direttore del Centro per la sclerosi multipla dell’università di Genova, “Abbiamo una grande varietà di farmaci diversi per le differenti situazioni, ma soprattutto cominciamo a vedere i risultati delle terapie che colpiscono i linfociti B e T, le cellule del sistema immunitario che sono come impazzite nella malattia”.

Ocrelizumab, ha ottenuto risultati positivi in tre trial clinici di fase tre, sia sulle forme di sclerosi multipla recidivante remittente (Smrr), la forma più comune della malattia, sia sulla forma primariamente progressiva (Smpp), che colpisce una piccola percentuale degli oltre 60mila italiani che convivono con la Sm (circa il 10%), ma è caratterizzata da una progressione della disabilità molto veloce.

Il farmaco è stato testato in tre studi di fase tre: Opera I, Opera II e Oratorio, i primi per le forme recidivanti, l’ultimo per la forma primariamente progressiva. Gli studi Opera I e Opera II, che hanno coinvolto circa 1.600 persone, hanno mostrato che l’anticorpo monoclonale è più efficace dell’interferone beta-1a nelle forme recidivanti remittenti, per cui il farmaco è ormai uno standard terapeutico. Rispetto a questo l’anticorpo monoclonale ha – con effetti avversi paragonabili – ridotto il numero di recidive annuali, lesioni cerebrali e progressione delle disabilità. Una nuova possibile opzione terapeutica sostanzialmente, ma non certo l’unico anticorpo monoclonale utilizzato contro la Smrr.

È la prima volta che un farmaco si dimostra efficace nelle forme di sclerosi multipla primariamente progressiva ed è anche la conferma del ruolo centrale svolto dai linfociti B CD20+ nella progressione della patologia.

Non è chiaro ancora però se l’anticorpo Ocrelizumab possa essere utile per tutte le persone con forme primariamente progressiva o solo quelle in fase non avanzata della malattia. “Inoltre, – ha affermato Alan Thompson, presidente del comitato scientifico della Progressive Multiple Sclerosis Alliance, – ulteriori studi saranno necessari per definire il profilo di sicurezza sul lungo termine”.

“Aism”, ha aggiunto in proposito il presidente della Federazione dell’Aism Mario Alberto Battaglia, “è in prima fila nella promozione delle ricerche promosse e finanziate dalla Progressive Ms Alliance (Pmsa), punta a dare risposte a 360 gradi tanto per la conoscenza come per la terapia della Sm progressiva, sia nella forma primaria che in quella secondaria. Più di un milione di persone al mondo colpite da una forma di Sm progressiva guardano con forte attesa a questo impegno delle associazioni Sm di tutto il mondo per dare concretezza alla speranza di curarsi e vivere finalmente libere dalla malattia”.